“Intervista” Pizzinato: sindacati rafforzati dal referendum

15/10/2007
    sabato 13 ottobre 2007

    Pagina 3 – Economia

    L’Intervista

      Antonio Pizzinato: «Il referendum ha rafforzato Cgil Cisl e Uil anche in rapporto al governo. Gli organizzatori del 20 ottobre non hanno un disegno strategico

        «Non si scende in piazza per
        interferire nelle vicende sindacali»

        di Bruno Ugolini/ Roma

        Antonio Pizzinato, già segretario generale della Cgil, a lungo dirigente della Fiom, reduce a sua volta dalle assemblee di lavoratori pensionati, guarda con immutata partecipazione le vicende del mondo del lavoro. È aberrante, osserva, il comportamento di chi organizza i brogli e poi grida allo scandalo. Una severa difesa dell’autonomia sindacale dalle forze politiche e impegno a sostenere un progetto di unità democratica delle sinistre. Gli organizzatori del 20 ottobre? “Non li condivido, non hanno un disegno strategico”.

        Qual è il giudizio sul protocollo, espresso da uno che d’intese ne ha fatte tante?

          «Quando si fa un negoziato sindacale si misurano i risultati. Io speravo che da parte di un governo di centrosinistra si potesse fare qualche passo di più in avanti. Ma se quello è stato il risultato adesso bisogna guardare in avanti»..

            Come ha vissuto la consultazione sul protocollo tra i lavoratori?

              «E’ stato innanzitutto positivo il fatto che si sia andati al referendum, perché questo consente di recuperare la partecipazione dei lavoratori sull’intesa fatta. I dati dicono di un’adesione alta e anche questo è un elemento altamente positivo. Il malessere che poi emerge dai dati e in una serie di varie aziende non riguarda, a mio parere, solo l’intesa. Ci sono problemi inerenti, certo, le condizioni di vita collegate alla diminuzione del reddito. C’è, però, un problema che chiama in causa le condizioni di lavoro specifiche».

              Antonio Pizzinato è possibile ricordarlo, in altri tempi, tra le grandi fabbriche di Sesto San Giovanni. Come erano allora le consultazioni. E anche allora qualcuno gridava ai brogli come oggi?

              «Noi eravamo costretti a organizzarle sui piazzali davanti alle aziende perché ai sindacalisti era vietato l’accesso in fabbrica. Un diritto conquistato nell’autunno caldo. Consegnavamo le schede al mattino e le ritiravamo a mezzogiorno, oppure la sera. A proposito di chi grida al broglio, osservo semplicemente che è irresponsabile chi in qualche caso addirittura organizza e fotografa il voto in più seggi. E’ assurdo ed aberrante che persone che si richiamano al lavoro e alla sinistra usino questi metodi, di fronte al fatto che dopo dodici anni il sindacato torna alla democrazia, alla partecipazione dei lavoratori. E lo dico nei panni di uno che sta lavorando per costruire la sinistra democratica e l’unità a sinistra».

              Tornano anche le polemiche sul rapporto tra partiti e sindacato…

                «C’è un atteggiamento grave rappresentato dalle forze politiche che intendono mettere il becco nelle cose che fa il sindacato. Mi sembra di essere tornato agli anni 50, quando al Congresso del Pci a Livorno, nel 1957, finalmente fu cambiato lo Statuto del Pci. E venne chiusa la fase della cinghia di trasmissione. Un modo, per i dirigenti della Cgil di allora, anche per rifarsi della sconfitta subita da Di Vittorio, accusato un anno prima per aver sostenuto gli operai nei cosiddetti “fatti d’Ungheria”. E’ fuori dal mondo oggi pensare che le forze politiche possano mettere il becco nella vita del sindacato. La forza del sindacato sta nella sua autonomia. Le Confederazioni Cgil, Cisl e Uil escono più forti da questo referendum, come soggetto del confronto col governo».

                Come procederà ora, dunque, la battaglia sul protocollo?

                  «Bisognerà battersi perché quelle norme diventino operative. Il Parlamento nella sua sovranità potrà migliorarle. Per poi procedere a nuove battaglie. Perché il sindacato, come sempre, si muove per tappe».

                  Ora arriviamo ad un’altra scadenza quella del 20 ottobre, appoggiata anche dalla Fiom e che rischia di diventare l’esplosione di un rancore nei confronti di milioni di lavoratori che hanno votato Si. Come giudicarla?

                    «La Sinistra Democratica non la condivide. Io posso e devo, come forza di sinistra, organizzare una manifestazione di massa a Roma se ho una mia strategia, un mio disegno strategico. Per cambiare le linee politiche del governo, per cambiare le politiche sociali. Ma devo avere un mio disegno, non scendere in piazza per interferire nelle vicende sindacali. Una forza è di progresso e di sinistra quando è rispettosa dell’autonomia del sindacato».