“Intervista” Pininfarina: «Difficile sperare in una svolta senza l´impegno del governo»

21/02/2002
La Stampa web




intervista
Marina Cassi


(Del 21/2/2002 Sezione: Economia Pag. 2)
ANDREA PININFARINA: LO SCIOPERO GENERALE NON SERVE, FA MALE A TUTTI
�Difficile sperare in una svolta senza l�impegno del governo�

TORINO

E� scettico il presidente dell�Unione industriale di Torino, Andrea , sulla possibilit� che le parti sociali trovino la quadra sull�articolo 18.

Perch� pensa che una trattativa non porti da nessuna parte?

�Perch� noi imprenditori in questo caso non abbiamo nulla da offrire al sindacato. E� il governo che pu� dare qualcosa in contropartita come nuovi ammortizzatori sociali, indennit� di disoccupazione o altro. Noi chiediamo pi� flessibilit� e mi sembra difficile, cos� come si sono messe le cose, convincere il sindacato a seguirci su questa strada�.

Quindi il governo sbaglia a demandare alle parti la soluzione?

�Mi sembra difficile che il governo possa sperare in una soluzione senza un suo forte impegno�.

Lei ha sempre ritenuto che l�obiettivo di modifica parziale fosse una scelta minimalista.

�L�ipotesi di sperimentazione prevedeva piccolissimi numeri. Sarebbe stato meglio proporre un�esenzione dal reintegro molto pi� corposa per valutare se il risultato comportava un rilancio occupazionale. E poi ci sarebbe stata anche materia su cui negoziare�.

Lei sottolinea l�aspetto della sperimentazione, non � convinto che l�abolizione del reintegro produca posti di lavoro?

�Sottolineo la sperimentazione perch� ritengo che sia giusto sperimentare se l�abolizione del reintegro crea pi� occupazione, come sosteniamo noi industriali, oppure no come dice il sindacato. E� tutto qui e da persone pragmatiche al termine dovremmo tutti trarre le conseguenze; noi e loro�.

Ma quanto vi pesa questo problema del reintegro?

�Al Nord i licenziamenti per giusta causa sono pochi, le cause in base all�articolo 18 pochissime e i reintegri ancor meno. E� al Sud, dove perdere il lavoro pu� essere un dramma visto l�alto tasso di disoccupazione, che la magistratura surroga gli ammortizzatori sociali e in pratica dice all�imprenditore: "Se questo poveraccio perde il posto fa la fame con la sua famiglia, e tientelo"�.

Ma se il problema del reintegro riguarda al massimo mezzo paese, perch� ci tenete tanto a cambiare quel pezzo di Statuto dei lavoratori?

�Da imprenditore ribadisco che ci� che ci serve � un maggior livello di flessibilit�. L�accordo tra Blair e Berlusconi dimostra peraltro che l�argomento non � n� di destra n� di sinistra�.

Teme lo sciopero generale?

�Mi domando: dopo lo sciopero generale che cosa c��? E� una scelta estrema che fa del male a tutti, imprese e lavoratori�.

Lei anche in questa situazione sottolinea l�importanza del ruolo del governo e domani a Torino aprir� un convegno organizzato dall�Unione industriale torinese e dalla Confindustria sul futuro delle relazioni industriali – a cui sabato partecipano Maroni, Cofferati, Pezzotta, Angeletti, Parisi e D�Amato – con un intervento nel quale sostiene che il modello attuale non va bene. Quale propone?

�Un modello che ridia competitivit� al nostro sistema, quella che ora stiamo perdendo: solo negli ultimi due anni abbiamo perso quattro punti nei confronti della Germania, due rispetto alla Francia e alla media dell�Unione europea. Quello che ho in mente � la costruzione – e il convegno di domani � un utile momento di confronto – di un meccanismo capace di salvaguardare le compatibilit� economiche, accontentare le varie realt� produttive cos� come le esigenze dei lavoratori�.

Quale giudizio d� dell�azione del governo?

�Mi sembra di poter esprimere apprezzamento soprattutto perch� i ministri economici assumono le loro decisioni con rispetto per il ruolo delle parti sociali, ma senza che questo si traduca in un vincolo in grado di vanificare ogni tentativo di modernizzazione�.

Insomma il de profundis per la concertazione sostituita dal cosiddetto dialogo sociale?

�Non mi importa del nome. Se si parla della concertazione come era diventata negli ultimi anni allora s� � l�atto di morte�.

Perch�, come era diventata?

�Si era avvitata ed era diventata una concertazione a senso unico dove una parte, quella sindacale, aveva un potere di veto. Quella � morta da tempo; d�altronde � dal pacchetto Treu che non ci sono nuovi interventi in materia di lavoro e la vicenda dell�avviso comune sui contratti a termine tutti sanno come � andata. La realt� � che qualcuno, il governo ovviamente, a un certo punto deve assumersi la responsabilit� di decidere�.




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