“Intervista” Pinault: presto sopra il 60% nel capitale di Gucci

06/03/2003

          6/3/2003


          LE STRATEGIE DI SERGE WEINBERG, PRESIDENTE DEL GIGANTE FRANCESE DELLA DISTRIBUZIONE E DEL LUSSO
          Pinault: presto sopra il 60% nel capitale di Gucci
          «Il marchio italiano resta autonomo e ci soddisfa nonostante il calo degli utili»

          intervista
          P.Galinier, S.Lauer e V.Lorelle

          ENTRO la fine del 2004 avremo completato la cessione alle migliori condizioni del nostro polo professionale. A quel punto potremo concentrare i nostri sforzi sui marchi controllati da Ppr, che siano mondiali come Gucci e Yves Saint Laurent nel lusso, o europei come Fnac, Conforama e La Redoute nella grande distribuzione. Queste due attività hanno generato negli ultimi tre anni un tasso di crescita nel fatturato rispettivamente dell´8 e del 5% contro l´1,6% del polo professionale, e una redditività molto più forte». Lo dice Serge Weinberg, presidente del gruppo Pinault-Printemps-Redoute.

          Avete rafforzato il vostro potenziale in questi due settori?

          «Stiamo continuando l´apertura di centri commerciali Fnac e Conforama in Francia e fuori, al ritmo di una ventina all´anno per questi due marchi. Oggi Fnac è più redditizia in certi paesi stranieri che in Francia, e penso alla Spagna e al Portogallo. Nel settore del lusso, abbiamo acquisito nove marchi in tre anni, a u prezzo ragionevole. Nostra priorità, ovviamente, è trasformare questi marchi in successi commerciali ed economici. Abbiamo due anni buoni per farli fruttare. Dopo un picco di investimenti nel 2002, l´ammontare di questa voce diminuirà di 100 milioni nel 2003 e 2004».

          Ppr ha preso l´impegno di comprare nell´aprile 2004 tutte le restanti azioni di Gucci a 101,50 dollari. Come finanzierete quest´operazione?

          «Ci basterà cedere un terzo del polo professionale per finanziare quest´acquisizione. Il prezzo dell´offerta è stato fissato in dollari dietro nostra richiesta. A seguito della discesa del biglietto verde abbiamo già guadagnato un miliardo di euro. Possiamo acquistare fino al 70% del capitale entro il 2003. Supereremo presto la soglia del 60% in Gucci. Il prezzo medio di acquisto del 100% delle azioni Gucci sarà, secondo i nostri calcoli, di 84 euro, il che corrisponde ai multipli del settore».

          Dopo il calo degli utili di Gucci nel 2002 e il rinvio di un anno del ritorno all´equilibrio di Ysl, crede ancora di aver fatto un affare così buono?

          «Gucci va bene. Gli utili hanno certo accusato un calo nel 2002, ma ciò non rende giustizia al formidabile sviluppo della griffe Gucci. L´impatto di questo solo marchio sui ricavi di Ppr è passato da 256 milioni di euro nel 1999 a 454 milioni di euro fino al 31 ottobre 2002 e il margine operativo è cresciuto dal 22 al 28,9%. Abbiamo 183 milioni di perdite legate alla sviluppo di Yves Saint Laurent, Boucheron, Sergio Rossi, Bottega Veneta e altri marchi emergenti. Abbiamo compiuto delle scelte radicali nell´apertura di centri commerciali, soppressione di licenze, sforzi di comunicazione…».

          Denis Olivennes è stato nominato direttore generale di Ppr con delega alla distribuzione. Ciò significa che lei si potrà concentrare sul lusso?

          «Il gruppo si è molto ingrandito ed è diventato più internazionale, con esigenze di governance e di comunicazione importanti. Avevo bisogno di qualcuno che seguisse particolarmente, al mio fianco, le attività di distribuzione, che ora rendono conto direttamente a Olivennes. Domenico De Sole, presidente e amministratore delegato di Gucci, rende cono al consiglio di amministrazione di Gucci, di cui io sono membro, ma nel quale, fino al marzo 2004, Ppr non avrà la maggioranza dei voti, pur detenendo metà dei seggi».

          Non è una finzione parlare di autonomia di Gucci nell´ambito del gruppo Ppr?

          «C´è confusione fra i concetti di indipendenza e di autonomia. In un’impresa controllata a maggioranza, che sia del 51 o del 100 per cento, le decisioni fondamentali, le strategie, la scelta dell´équipe dirigenziale, sono fatte dall´azionista di controllo. D´altro lato esiste l´autonomia manageriale e noi la pratichiamo sistematicamente nell´ambito del gruppo Ppr, perché è la sola condizione per attrarre manager di qualità e permettere a chi ha creatività di esprimere il suo talento».

          Ha prorogato i contratti di De Sole e di Ford per tagliare corto con le voci di una loro partenza?

          «Non abbiamo definito niente, per il momento. Non mi sento pressato da difficoltà particolari. La rinvio alle dichiarazioni recenti dell´uno e dell´altro, in cui hanno confermato di non avere altri progetti che di continuare a lavorare il seno Gucci».

          Ppr ha annunciato un risultato netto più che raddoppiato nel 2002 a 1,58 miliardi di euro ma il margine operativo è sceso al 6,7%. Come vede il panorama economico?

          «Resta mediocre a causa delle incertezze geopolitiche, a partire dall´Iraq. L´elemento incoraggiante è la ripresa dell´economia americana che ha messo a segno un +2,4% nel 2002. Dopo il conflitto, se questo avrà luogo, è prevedibile un rilancio economico generale».

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