“Intervista” Pilillo: «Maastricht del Welfare: ecco come funzionerà»

12/05/2003




              Domenica 11 Maggio 2003
              Parla Pilillo - Palazzo Chigi mette a punto il piano
              «Maastricht del Welfare: ecco come funzionerà»


              ROMA – «Quello delle pensioni non è un problema solo italiano ma di tutta l’Europa». Gianfranco Polillo, capo del dipartimento affari economici della Presidenza del Consiglio, non ha dubbi: «In prospettiva, di qui al 2050 il debito pensionistico di Italia, Germania e Francia sarà più o meno uguale». Per questo motivo "sposa" il documento Brunetta-Cazzola sulla Maastricht delle pensioni: «Bisogna rendere in sede Ue ancora più esplicita la questione-pensioni, anche perché l’Europa si trova in una situazione più critica rispetto agli Stati Uniti» anche per l’invecchiamento della popolazione. Secondo Polillo, la Ue dovrebbe fissare dei parametri minimi che consentano successive approssimazioni e permettano ai singoli Stati di varare gli interventi più adatti per centrare gli obiettivi prefissati. Interventi che per il nostro Paese non possono prescindere da un mix di «incentivi e disincentivi».
              A tutt’oggi quella delle pensioni resta una questione irrisolta. La proposta di una Maastricht per le pensioni non ha forse il sapore di un’ultima spiaggia?
              Quello delle pensioni è un problema di portata internazionale. Giappone ed Europa sono in una situazione nettamente più critica rispetto agli Stati Uniti anche per quel che riguarda l’invecchiamento della popolazione: negli Usa la popolazione è, in media, 5-7 anni più giovane di quella europea. Per questo mi sembra importante l’accento posto nel documento Brunetta-Cazzola sulla necessità di misure di carattere inclusivo.
              In altre parole, occorre favorire la permanenza al lavoro dei lavoratori più anziani…
              Già uno degli obiettivi dell’agenda di Lisbona è di non emarginare i lavoratori anziani.
              Se entro il 2010 vogliamo relaizzare un aumento dlela popolaizone attiva dobbiamo cercare in tutti i modi di evitare prepensionamenti perché ogni pensione anticipata ritarda questo traguardo, non l’avvicina.
              Ma è possibile dare una risposta contemporanea al problema dell’andamento demografico e a quello del deficit pubblico?
              A rendere esplicito questo nesso è l’ultimo documento Ocse dove si afferma che il progressivo miglioramento del saldo strutturale di bilancio grazie a una riduzione pari a 0,5 punti ogni anno è necessaria anche per far fronte alla maggiore spesa che deriverà dal progressivo invecchiamento della popolazione.
              Una necessità soprattutto italiana…
              In prospettiva di qui al 2050, se si attualizza la spesa pensionistica degli ultimi 50 anni con un tasso d’interesse di circa il 3%, lo stock del debito pensionistico di Francia, Germania e Italia oscilla tra il 360 e il 370% del Pil.
              Vuol dire che sulle pensioni Francia e Germania sono nella stessa situazione dell’Italia?
              C’è sicuramente una differenza: il debito facciale dell’Italia è di gran lunga superiore: qualcosa di più del 100% contro il 60% circa degli altri due Paesi. Però la spesa sociale di Francia e Germania è nettamente superiore a quella italiana, inferiore di circa 2 punti di Pil rispetto alla media europea. Ma questo 2% in più che Francia e Germania spendono per il Welfare corrisponde più o meno alla differenza di debito facciale che c’è tra l’Italia e questi due Paesi. Alla fine, quindi, il debito vero e proprio, ovvero la somma del debito facciale, del debito previdenziale e di quello sociale, e all’incirca uguale per tutte e tre gli Stati: circa il 470% del Pil. Serve dunque una riforma definitiva delle pensioni.
              Occorre sicuramente introdurre incentivi e disincentivi per favorire il rinvio dei pensionamenti. E in questo senso giudico positiva l’estensione a tutti i lavoratori del metodo contributivo. Se sotto questo profilo la riforma Dini fosse già a regime avremmo risolto gran parte dei problemi.
              Ma pensa che l’Europa possa introdurre regole così vincolanti?
              Sono d’accordo con le procedure individuate dal documento Brunetta-Cazzola. Si tratta di individuare in sede Ue una serie di parametri e poi i controlli per farli rispettare lasciando a ogni Paese la possibilità di definire gli interventi più datti per centrare gli obiettivi fissati. La riforma delle pensioni è un problema che andrebbe reso ancora più esplicito in sede Ue: durante il semestre di presidenza italina si può intanto lanciare un grido d’allarme.
              M.ROG.