“Intervista” Piccinini (Cgil): «Cambino proposta»

29/06/2007
    venerdì 29 giugno 2007

      Pagine 5 – POLITICA & SOCIETÀ

        intervista
        Il nodo «scalone»

          Piccinini (Cgil): «Cambino proposta»

            Fr. Pi.

            A Morena Piccinini, segretaria confederale Cgil, facciamo notare che nel Dpef non c’è una voce relativa all’«ammorbidimento dello scalone». «Non c’è, e non ce lo aspettavamo neanche – ci risponde – Ci hanno illustrato solo la parte riferita alla continuazione del confronto. Ossia la conferma dei 2,5 miliardi a regime da inserire all’interno del Dpef e l’anticipo per il 2007 del decreto che dà la possibilità di spendere subito i soldi per l’aumento delle pensioni basse».

            Le risorse per lo scalone dovranno venire perciò da una «razionalizzazione» della previdenza.

            Noi non abbiamo mai avuto problemi perché – con i contributi che paghiamo e con l’aumento contributivo che c’è stato (+0,3%, ndr) – all’interno del sistema previdenziale i soldi ci sono eccome. Se poi il governo dice «quei contributi rimangono lì», a quel punto sarà il governo a doverne trovare altri.

            Si ha l’impressione che sia una trattativa molto dura…

            Lo sapevamo fin dall’inizio. Se il governo pensa di fare operazioni che arrivino alla stessa conclusione dello «scalone Maroni» vuol dire che partiamo da due posizioni diametralmente opposte. Anche al di là di quanto scritto nel programma dell’Unione, noi abbiamo sempre chiesto di modificare profondamente lo «scalone Maroni», non di diluirne gli effetti nel tempo. C’è nel governo qualcuno che ritiene che, diluendo un po’ qua e un po’ là, alla fine si raggiunge allo stesso risultato. Con meno risparmi nei primi anni, ma alla fine con lo stesso effetto finale: i 62 anni. Inaccettabile.

            I conti dell’Inps, scorporati dall’assistenza, sarebbero in attivo…

            Non enfatizzo mai molto questo dato. Una cosa però è vera: la contribuzione che viene versata in più deve essere destinata alla previdenza. Qualora fosse destinata ad altro, lo stato utilizzerebbe contributi previdenziali o per pagare prestazioni assistenziali o per risanare il bilancio. Quando diciamo di usare in modo appropriato i contributi versati in più (lo 0,3%, ndr) significa evitare la «commistione» di cui sopra.

            Il sindacato pensa di poter tornare al tavolo senza aver perlomeno «minacciato» uno sciopero?

            Intanto ci sono iniziative unitarie sparse sul territorio, di sostegno alla trattativa. E sono iniziative anche di sciopero. Noi chiediamo che il confronto riparta il prima possibile. Naturalmente con una nuova posizione del governo, in modo da poter chiudere tutto il pacchetto. Perché attenzione: oggi hanno messo i soldi per i pensionati, ma non c’è l’accordo sui pensionati. E’ chiaro? Non si è ancora definito a chi e come arriveranno questi soldi, e quanto pro capite. Anche per la disoccupazione o la «totalizzazione» ancora non è stato stabilito tutto. Quindi il confronto va ripreso concentrando l’attenzione sul tema caldo, che si chiama scalone; ma contemporaneamente completando il percorso intrapreso sugli altri capitoli. I temi stanno tutti insieme: a nessuno è dato pensare che chiusa la questione pensioni minime, il resto possa aspettare.

            Parli dei contratti a termine, e del mercato del lavoro in genere?

            Ad esempio. Inoltre non condivido l’idea per cui – risolta la questione pensioni minime e fatto qualcosa per la disoccupazione – il resto lo rimandiamo a un’altra epoca. Non esiste. La piattaforma era unica e parlava ai giovani, ai pensionati e ai pensionandi.

            I giornali di area confindustriale enfatizzano una competizione «concorrenziale» tra sindacato e sinistra…

            Non abbiamo problemi di «scavalchi». Qualora Cgil, Cisl e Uil – sulla base della piattaforma unitaria – riuscissero ad arrivare a un’intesa con il governo, è chiaro che gradiremmo che quell’intesa venisse poi approvata dal parlamento. Questa è una garanzia che deve dare il governo e la maggioranza.

            La questione dei coefficienti?

            Verrà istituita una commissione per analizzare i parametri che hanno dato a suo tempo origine ai coefficienti. Sapendo che il livello di immigrazione è assai più alto del previsto; che l’aspettativa di vita «media» non tiene conto dell’usura nei diversi settori; che la precarietà diffusa degli ultimi anni richiede norme di salvaguardia e garanzie per i lavoratori più esposti. Garanzie per i precari.

            Proprio quelle che Confindustria sembra non amare…

            Non ci son mica solo loro, a trattare.