“Intervista” Pezzotta: Unità ancora lontana ma ora fanno meno politica

23/06/2003

 

 lunedì 23 giugno 2003
Pagina 31 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
Il leader della Cisl attende la Cgil alla prova. Più investimenti per la salvaguardia del potere d´acquisto
Pezzotta: Unità ancora lontana ma ora fanno meno politica
          la rappresentanza Si può anche cambiare ma solo dando più importanza ai contratti decentrati
          I consumi Ha ragione Marzano, prima di pensare ad un decreto va finanziato lo sviluppo

          LUISA GRION

          ROMA – Il patto per la competitività è una buona cosa. Ed è buona cosa che questa volta lo abbia firmato anche la Cgil. Ma da qui a parlare di ritrovata unità sindacale ce ne vuole. Savino Pezzotta, leader della Cisl, apprezza «ma non dimentica».
          Epifani ha firmato un accordo con voi, la Uil e Confindustria. E un passo avanti?
          «Lo è certo. E sono molto soddisfatto se penso che questa intesa è nata da una iniziativa della Cisl. Epifani ha firmato? Finalmente. Vuol dire che stiamo tornando su un terreno prettamente sindacale allontanandoci dalla politica».
          Vede in questa scelta della Cgil un ripensamento rispetto alla linea di Cofferati?
          «Non faccio valutazioni sulle scelte degli altri, ma se penso a quello che è avvenuto un anno e mezzo fa noto, rispetto ad allora, movimenti interessanti. Più il sindacato fa il suo mestiere, più é facile trovare un´intesa. Ciò detto non dimentico quanto avvenuto».
          Allora è presto per parlare di ritrovata unità
          «Direi proprio di sì. Non possiamo scordare le divergenze sul contratto dei metalmeccanici, per esempio. Né dimenticare che grazie alla firma nostra e della Uil quella categoria ha comunque portato a casa un contratto che, fosse stato per la Cgil, non sarebbe mai arrivato. Se oggi c´è un patto firmato da tutti ne siamo contenti, ma i punti di mancato incontro restano».
          Epifani chiede con un urgenza una legge sulla rappresentanza sindacale. Che ne pensa?
          «Che sono disponibile a ripensare alla rappresentanza, ma solo all´interno di una revisione degli accordi del 23 luglio. In un confronto sul modello contrattuale che dia più importanza alla parte decentrata».
          Torniamo all´intesa sulla competitività. L´avete voluta perché, rispetto ai tempi del Patto per l´Italia, avete più dubbi sul governo?
          «Non è così. C´è continuità fra queste due intese e non vi è da parte nostra alcun ripensamento sugli accordi di allora. Anche perché quel patto alcuni risultati li ha dati. Ora bisogna di fare di più, certo, ma nulla toglie a quanto realizzato. Anzi, per fortuna che lo abbiamo firmato quel patto, tenendo così aperta una porta con il governo e salvando l´autonomia del sindacato».
          Sembra però che l´esecutivo voglia tenervi fuori dai giochi. Sulle pensioni non vi ha ancora chiamato e ieri, con una lettera unitaria firmata anche dagli industriali avete dovuto chiedere udienza per il Dpef. Maroni non sembra disposto a ritornare alla concertazione, anzi dice che quel sistema è morto.
          «Sul fatto che Maroni voglia cambiarne le modalità possiamo anche discutere, sul fatto che quel modello sia una risorsa no».
          Cosa vi aspettate dal prossimo Dpef?
          «Che nella distribuzione delle risorse si seguano le direttive appena indicate nel patto per la competitività. E anche che questa volta il documento non ci venga presentato solo alla vigilia del varo ufficiale»
          Il ministro Marzano, in un´intervista a Repubblica, ha dichiarato di voler destinare le risorse al sostegno dell´intesa fra sindacati e imprese piuttosto che ai consumi.
          «E a noi sta bene. Bisogna trovare soldi sia per garantire gli investimenti che la salvaguardia dei poteri d´acquisto di stipendi e pensioni».
          E i consumi?
          «E´ impensabile che il loro rilancio non avvenga se non garantendo fiducia al reddito. Parlo del rinnovo dei contratti nel pubblico impiego, ma anche delle continue voci sulla previdenza. Perché stupirsi se in un clima del genere la gente non spende?»
          Le pensioni saranno un tema nodale della prossima verifica di governo. Pare che nonostante i freni di An e della Lega l´Economia sia intenzionata a procedere sulla riforma
          «Per noi il punto è fermo alla delega: l´abbiamo valutata positivamente su certi aspetti e negativamente su altri. Su quelle valutazione e sulle alternative proposte stiamo ancora aspettando una risposta del governo. Ma una cosa deve essere chiara: se qualcuno pensa che debba essere rivista l´architettura della previdenza si sbaglia»
          Nella maggioranza si sta discutendo anche sulla necessità di creare una cabina di regia per lo sviluppo rivedendo un´impostazione centrata sulla figura di Tremonti. Lei che ne pensa?
          «Non tocca a me decidere, ma sono d´accordo sul fatto che è ormai urgente dedicare più attenzione ai temi dello sviluppo economico»
          A proposito di competitività, come valuta la situazione Fiat e le voci sul piano di risanamento, tagli compresi?
          «Come sindacato avevamo chiesto un maggiore impegno della proprietà e la disponibilità a vendere alcuni gioielli. Siamo stati ascoltati e ne siamo soddisfatti. Ora però è d´obbligo un confronto sulle strategie del rilancio. Parlare di tagli mi sembra semplicemente fuori luogo, bisogna puntare alla ricostruzione del marchio».