“Intervista” Pezzotta: una piazza di parte

25/03/2002







    (Del 24/3/2002 Sezione: Interni Pag. 4)
    IL SEGRETARIO DELLA CISL: E´ PREVALSA LA LOGICA DI CHI DICE SEMPRE SOLO NO
    Pezzotta: una piazza di parte
    «Che brutta giornata per il sindacalismo»
    intervista
    Amedeo La Mattina

    inviato a PARMA
    SAVINO Pezzotta è appena sceso dal palco. Gli vanno incontro per salutarlo Rutelli e Marini. Ha ricevuto fischi e applausi. Ai delegati della Margherita, esaltati dall’imponente manifestazione della Cgil a Roma, ha avuto il «coraggio» – secondo Nicola Mancino – di dire che «oggi è una brutta giornata» per il sindacalismo italiano. Intanto i maxischermi della Fiera di Parma trasmettono le immagini del Tg3, di quel fiume di persone che ha invaso la capitale nel segno di una netta opposizione al governo Berlusconi. E lui, il segretario della Cisl non c’era.

    Segretario, perchè è una «brutta giornata»?

    «Perchè sono andate in piazze le nostre divisioni, perchè questa manifestazione non aiuta i nostri rapporti, perchè non è l’iniziativa di tutto il sindacato, ma di una parte di esso. E questo mi addolora. Non è una critica, ma una constatazione dei fatti».

    Nelle sue parole c’è pure un po’ di invidia per le capacità di Cofferati di mobilitare milioni di persone?

    «Niente affatto. Io non contesto la manifestazione, ognuno è libero di fare quello che vuole. Avrei preferito una manifestazione con più colori e più bandiere, tutti insieme mercoledì, come avevo proprosto. A Roma invece è prevalsa la logica di chi dice sempre e solo no per motivi politici e non sempre di merito. C’è invece bisogno di una proposta, di dire che cosa vogliamo. La protesta è un fatto importante, democratico, ma il sindacato non deve trasformarsi in un partito. La Cisl era, è e sarà il sindacato dell’autonomia. Non abbiamo altre ambizioni».

    Cofferati invece ce l’ha questa ambizione?

    «I fatti parlano da soli…».

    I fatti dicono anche che il governo vuole andare avanti per sua strada e non ha intenzione di ritirare la delega sull’art. 18…

    «E fino a quando il governo non sgombra il campo dell’art. 18 il dialogo non potrà ripartire e andremo allo sciopero generale. Al governo e ai suoi espopnenti dico: guai a confondere il conflitto sociale con il terrorismo e i delinquenti. Ecco, la risposta coraggiosa al terrorismo è contenuta nel "libro bianco" scritto da Marco Biagi. Solo cambiando l’agenda della trattativa è possibile andare avanti nel dialogo. Invece il governo ha riproposto la delega sull’art. 18 e ha fatto saltare il tavolo. La colpa di questa situazione di muro contro muro è soprattutto dell’esecutivo. Noi abbiamo avuto il merito di avere risindacalizzato lo scontro e il governo alla Cisl non potrà mai dire che lo scontro è politico e ideologico».

    Al congresso della Margherita lei è stato contestato quando ha detto che oggi è una «brutta giornata», proprio mentre tutti gioivano per la riuscita della manifestazione. C’è rimasto male? Non se l’aspettava i fischi?

    «Guardi, ci sono stati due fischi e 25 applausi che sono arrivati quando ho detto con chiarezza che il sindacato deve mantenere la sua autonomia riformista. Io non voglio fare il sindacato della Margherita, dei Ds o di qualche altro partito. Il bipolarismo ci chiede di schierarci da una parte o dall’altro, ma noi siamo schierati solo con i lavoratori. In particolare con i più deboli, con i giovani che non hanno un lavoro e con quei lavoratori apitici che non hanno garanzie».

    Cosa accardà adesso?

    «La Cisl andrà all’incontro convocato dal governo, ma se le prove di dialogo sono le parole di Bossi allora sarà difficile svelenire il clima. Le parole di Bossi turbano. Ha detto che bisognava essere più determinati sull’art. 18, che Maroni è rimasto con il cerino in mano. Ha detto che il problema non è la Cgil ma la Cisl, che è colpa dei soliti democristiani. Devo ringraziare Bossi perchè ha riconosciuto chi ha fatto la battaglia vera ed è stato coerente».

    Per questo al congresso della Margherita ha detto di non vergognarsi di essere stato democristiano?

    «Esatto, non mi vergogno delle mie idee. Sono sempre stato e sarò un riformista vero, come lo era Marco Biagi. Lo so che la mia è una posizione scomoda, spesso incompresa. E’ più facile dire no e non misurarsi con una proprosta, ma questa è la lunga tradizione della Cisl».

    Dunque, non si è pentito di non essere andato alla manifestazione di Roma?

    «Io non aderisco a iniziative organizzate dagli altri. Avevo chiesto a Cofferati di sospendere la manifestazione della Cgil e farne una insieme contro il terrorismo. Invece ne ha fatto una di parte. E quando si fanno scelte unilaterali, parlare di unità diventa difficile».