“Intervista” Pezzotta: «Troppe parole, ora i fatti via allo Statuto dei lavori»

08/03/2002

 
 
Pagina 3 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
Il segretario Cisl Savino Pezzotta: una nostra proposta per proteggere chi non ha tutele

"Troppe parole, ora i fatti via allo Statuto dei lavori"
          il dialogo Si può vincere anche trattando: noi rimarremo al tavolo con governo e imprese
          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – Qualcuno, negli ambienti del governo, assicura che sia infuriato con il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, per la sua ferma presa di posizione a favore dello sciopero generale, che ha scombinato le carte sul tavolo della trattativa, tavolo al quale – di fatto – la Uil non si è peraltro mai seduta. Il leader della Cisl, Savino Pezzotta, non mostra tuttavia segni di nervosismo, salvo forse quando si affretta a dire che «se il governo cambierà posizione questo premierà la nostra coerenza e disponibilità al dialogo», mentre è chiaro che a pesare sul nuovo atteggiamento dell´esecutivo sia lo sciopero generale proclamato dalla Cgil e quello unitario invocato dalla Uil. Per il resto, forte della sua barba da francescano, Pezzotta mostra il volto del sindacalista serafico, in attesa degli eventi.
          Segretario Pezzotta, il ministro Maroni ha dato ragione a Bossi, il quale ha detto che non si possono fare le riforme a dispetto dei santi e che non si può morire sulle barricate dell´articolo 18. Per questo la prossima settimana annuncerà una nuova proposta del governo. Secondo lei, c´è una retromarcia in vista?
          «Io normalmente sono molto pragmatico. Non mi fermo alle parole, voglio i fatti. Se Maroni ha una proposta da fare la faccia. A quel punto ne discuteremo».
          Si parla di una «riscrittura» dell´articolo 10 della delega, che non contenga più riferimenti all´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. A meno che alla fine non si mantenga la deroga per le piccole aziende che salgono sopra la soglia dei 15 dipendenti. Quale soluzione riscontrerebbe la sua piena soddisfazione?
          «Sarei pienamente soddisfatto se l´articolo 18 scomparisse dalla delega. Il che premierebbe la nostra linea aperta al dialogo con governo e imprenditori».
          Ma se ciò non fosse, lei sarebbe d´accordo con la proposta di sciopero generale unitario lanciata a Torino dalla Uil di Angeletti?
          «Tutti abbiamo sempre detto che se il governo non cambia opinione sull´articolo 18 si arriverebbe allo sciopero generale. Quanto al tavolo di confronto, il compito di un sindacalista è quello di sedersi e trattare, forte delle sue posizioni e delle sue idee. Noi in questo abbiamo sempre mantenuto un atteggiamento coerente».
          Il ministro Maroni, comunque, ha tolto dal tavolo delle parti sociali il tema dei licenziamenti individuali. D´Amato aveva detto che se le modifiche dell´articolo 18 sparivano, la Confindustria non avrebbe partecipato al confronto sulla delega. Pezzotta, quel tavolo c´è ancora o è già saltato?
          «Per me il tavolo resta. Non c´è solo l´articolo 18, bisogna discutere di ammortizzatori sociali, part time, orari, Statuto dei lavori…».

          Ecco, pare proprio che il governo voglia ripartire dallo Statuto dei lavori, inserendo nella delega un articolo che rinvia a un nuova legge delega. Anche questa avrebbe poi bisogno di un avviso comune delle parti sociali, per cui il rischio è che la storia ricominci da capo. Cè questo rischio?
          «Io non lo so, non so quali siano le intenzioni del governo».
          Ma sarebbe una soluzione?
          «Noi abbiamo sempre parlato di una rimodulazione delle tutele a favore di chi non ne ha».
          Questo vorrebbe dire che il governo può proporre di toglierne invece a chi ne ha?
          «Io non lo so. Non posso parlare di una cosa che non c´è ancora».
          La Cisl ha delle proposte sull´estensione delle tutele?
          «Sì, ma le mie carte non le scopro».
          Se, alla fine, non ci fosse invece uno stralcio pieno delle norme sull´articolo 18, la Cisl aderirà a un eventuale sciopero generale unitario?
          «Prima bisogna vedere qual è la proposta del governo. Quanto ai rapporti unitari, io non incontrerò Cofferati e la Cgil prima della loro manifestazione nazionale del 23 marzo. Non lo ritengo opportuno, non voglio aumentare le tensioni che ci sono tra di noi: il mio è un atto di prudenza».