“Intervista” Pezzotta: «Torniamo al dialogo, per il bene del paese»

02/05/2002
La Stampa web








(Del 1/5/2002 Sezione: Economia Pag. 15)
IL SEGRETARIO GENERALE DELLA CISL: LA NOSTRA PAROLA D´ORDINE E´ «AMORE»
«Torniamo al dialogo, per il bene del paese»
Pezzotta: dopo mesi di risse è l´ora di messaggi positivi

ROMA SEGRETARIO, ci tolga una curiosità: la parola d´ordine di questo primo maggio è «Amore»: francamente non si capisce che c´entri. «Amore è disponibilità, confronto, dialogo, apertura – risponde il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta – : è un messaggio positivo che vogliamo trasmettere a tutti. Nei mesi passati ci sono state posizioni dure, parole forti. Ecco, io credo che le parole abbiano un peso e noi vogliamo spendere questa parola – amore – che è la più positiva che ci sia per dire che siamo qui per costruire».

Lei parlerà, insieme ai suoi colleghi Cofferati e Angeletti, oggi a Bologna. Che messaggio manda al paese?

«Io voglio dire una cosa che è scritta nella nostra storia, e cioè che il sindacato è qui per tutelare le fasce più deboli, per preservare spazi di democrazia, per salvaguardare quella tradizione di solidarietà così peculiare dell´Italia. Voglio dire al paese di avere fiducia: non stiamo lottando contro qualcuno o qualcosa, ma siamo qui per dare il nostro contributo a vantaggio dell´intero sistema Paese».

E al governo che messaggio invia?

«Ribaltiamo la questione: è il governo che deve dirci come considera il sindacato. Noi abbiamo dimostrato di essere portatori delle istanze e degli interessi di milioni di cittadini, di lavoratori, di pensionati, di disoccupati. Noi siamo la voce della povera gente, della parte più debole della società. Abbiamo un titolo pieno per essere ascoltati e perché le nostre richieste vengano prese in piena considerazione. Il governo vuole capire questo o no? Vuole accoglierci come interlocutori o ci considera veramente solo una libera associazione di cittadini? Se capisce queste cose il dialogo può riprendere … se invece pensa di essere l´unico depositario della volontà popolare, allora …»

E a Confindustria cosa vuole far sapere?

«Che è arrivato il tempo di tornare a dialogare. Abbiamo assistito a risse verbali, ad arroccamenti, a inviti al governo a "non mollare". I risultati sono stati uno sciopero generale come quello del 16 aprile e una grande manifestazione come sarà quella di oggi. Che cosa vogliamo fare? Un braccio di ferro infinito? Oppure vogliamo recuperare una lunga tradizione di confronto che ha avuto stagioni anche di grande durezza ma che, comunque, ha portato risultati al paese nel suo complesso? Il mio invito a Confindustria è proprio nella direzione di un recupero della capacità di dialogo bilaterale: ci sono questioni che possiamo tranquillamente dirimere tra noi, senza bisogno di ricorrere al governo né come mediatore né come possibile alleato».

Lei ha parlato di tutele. Anche questa è una parola positiva, ma che rischia di trasformarsi in un fortino dal quale sono esclusi tutti i disoccupati, i precari, i giovani in cerca di prima occupazione. A questi cosa dirà oggi?

«Mi viene in mente una frase di Don Milani: "Dalle difficoltà se ne sortisce insieme". Il sindacato – vorrei dire a queste persone – non è la lobby dei lavoratori garantiti, ma è la forza sociale che prima di tutto lotta per il lavoro e solo dopo per un lavoro tutelato da diritti. Il sindacato ha la piena consapevolezza di come il mercato del lavoro sia cambiato e delle nuove forme di inquadramento contrattuale, così come conosce bene la disoccupazione e se ne fa carico più di chiunque altro. Noi siamo per una politica che agevoli l´occupazione ma che non deve per questo evolvere in una precarizzazione strisciante e perenne del lavoro. Noi siamo per un nuovo statuto dei lavoratori che tenga in conto i cambiamenti che ci sono stati, ma cambiare non vuol dire abbassare la soglia dei diritti e delle tutele. Perché abbiamo presenti le persone e le loro vite, prima di tutto».

Ricapitoliamo: avete osteggiato la politica del governo sull´articolo 18, avete fatto sciopero il 16 aprile, farete grandi manifestazioni oggi. E dopo?

«E´il governo che deve decidere. Lo so, ha una sua linea e da questa non intende recedere. Ma – mi chiedo – ha senso portare avanti una posizione solo per una questione di principio? Vale di più un accordo sentito dalle forze sociali, oppure la "vittoria di Pirro" di una riforma che si regge solo sulla forza dei numeri in Parlamento? »

Mi dia una risposta chiara: si aspetta una convocazione per parlare di articolo 18, riforma dello statuto, riforma degli ammortizzatori sociali, eccetera?

«Sull´articolo 18 non mi pare che sia più il caso neppure di tornare. Vogliamo parlare della più complessiva materia del lavoro e dell´occupazione? Noi siamo qui e pienamente disponibili.»

... la risposta chiara, segretario: sarete convocati?

«Il buon senso vorrebbe di si … ma vai a capire».