“Intervista” Pezzotta: «Stessi obiettivi della Cgil possiamo marciare insieme»

13/11/2002


 
MERCOLEDÌ, 13 NOVEMBRE 2002
 
Pagina 3 – Economia
 
L´INTERVISTA
 
Il leader della Cisl, Savino Pezzotta: da Epifani ci divide soltanto la tattica, non la strategia
 
"Stessi obiettivi della Cgil possiamo marciare insieme"
 
 
 
la fiat
A nessuno è consentito di non seguire una linea comune su un problema così
la finanziaria
Il Settentrione non ha bisogno degli aiuti previsti dalla manovra
 
ENRICO ROMAGNA-MANOJA

          ROMA – Pezzotta, dopo mesi di polemiche al calor bianco tra voi, la Uil e la Cgil, sul caso Fiat sembra improvvisamente essere rinata l´unità sindacale che molti davano per sepolta. Vuol dire che per la Cisl è più facile parlare con Guglielmo Epifani che non con Sergio Cofferati?
          «Guardi, io non ho mai avuto difficoltà a parlare né con l´uno né con l´altro. Ciò che è successo in questi mesi è che abbiamo espresso valutazioni diverse sugli orientamenti strategici del sindacato…»
          Bè, i toni non erano esattamente quelli di una discussione amichevole…
          «Non c´è dubbio. Ma se abbiamo tutti esagerato con i toni è perché abbiamo due modi diversi di pensare al sindacato. Se riuscissimo a raggiungere l´obiettivo che nessuno di noi dica più "il sindacato sono io" ma "siamo i sindacati", faremmo un enorme passo in avanti. Anche perché ciò che ci divide è la tattica, non l´obiettivo finale o quello strategico».
          Insomma, il caso Fiat potrebbe essere il seme dal quale rinasce l´albero dell´unità sindacale?
          «L´unità sindacale non si è rotta in questi mesi ma ha cessato di essere una prospettiva quando, a metà degli anni Novanta, abbiamo proposto una costituente per l´unità sindacale e ci venne detto di no. Bene, sulla Fiat abbiamo fatto un passo importante anche perché qui non si tratta di salvare un´azienda ma un intero settore che, in Italia, corrisponde appunto ad un gruppo solo.»
          Cosa resta da fare per aiutare la piantina dell´unità sindacale a mettere radici?
          «E´ chiaro che tutti dobbiamo mediare e venirci incontro. Cisl, Cgil e Uil possono sempre litigare ma la loro "confederalità" le porterà sempre ad avvicinarsi. Certo, oggi i periodi di recupero sono più lunghi perché la rottura è stata traumatica. In passato ci sono stati alti e bassi e, stavolta, siamo finiti molto, molto in basso. Insomma, vedo tante difficoltà ma non dimentico che nello statuto della Cisl c´è scritto che la mia confederazione è nata per fare l´unità. Sul modello potremo anche litigare, ma io al mio statuto ci tengo…»
          Come avete fatto, lei, Epifani ed Angeletti a trovare un accordo su una linea comune da seguire nella vertenza Fiat?
          «La situazione è tale che a nessuno è consentito di non seguire una linea unitaria su un problema che investe un settore strategico e migliaia di posti di lavoro, diretti e nell´indotto, con le gravissime implicazioni di tipo sociale che sono sotto gli occhi di tutti. Insomma non si poteva non trovare un accordo, era moralmente doveroso».
          Quali altre iniziative comuni prenderete? Uno sciopero di tutta l´industria?
          «La prima iniziativa è sollecitare il governo a convocarci, e in fretta visto che i tempi stringono e le tensioni sociali aumentano. Poi ci sarà la mobilitazione dei metalmeccanici di venerdì. A quel punto valuteremo quali iniziative confederali prendere.»
          Veniamo alla Finanziaria. Non mi sembra che le sia piaciuta granchè…
          «Apprezziamo l´impegno sugli ammortizzatori sociali e l´abbassamento della pressione fiscale sui redditi più bassi, anche se ci attendevamo di più (una correzione per gli "incapienti" e la parità tra lavoratori attivi e pensionati)»…
          Sul Sud, invece, non l´avete proprio mandata giù…
          «Eh no. Innanzitutto perché c´è il rischio che Monti bocci l´estensione del credito d´imposta al Nord, bloccando così tutto lo strumento che, nel Mezzogiorno, invece, funziona. In secondo luogo perché il Nord non ne ha bisogno. Terzo, perché non si capisce da dove saltano fuori le nuove risorse quando a noi il governo ha detto che non c´erano fondi per altre richieste».
          Quindi chiederete anche voi che il Senato modifichi la Finanziaria.
          «Certo. E il nostro giudizio finale lo daremo il 5 dicembre prossimo, nel corso di una nostra assemblea».
          Il Patto per l´Italia, perciò, non è a rischio?
          «Io non lo metto in discussione anche perché è l´unica politica economica contro la recessione che abbiamo visto finora. Ciò che è in discussione sono i tempi di realizzazione del Patto che deve essere realizzato in tutte le sue parti, comprese l´innovazione e la ricerca che in Finanziaria non si sono viste».
          Come le è sembrata la "gestione Tremonti" della Finanziaria?
          «Diciamo un work in progress un po´ eccessivo. Non si sapeva mai a che punto eravamo. Io ero abituato ad altro: quando un governo si impegnava con il sindacato, quelle promesse non si cambiavano…»