“Intervista” Pezzotta: «State colpendo i più deboli»

23/07/2004

              venerdì 23 luglio 2004
              Pagina 2 – Economia


              L´INTERVISTA

              Il leader Cisl sul decreto 2004: si recuperino risorse dalla Difesa, non siamo un paese in guerra
              Pezzotta: «State colpendo i più deboli per poter salvare le spese militari»
              "La riforma delle pensioni sembrava il toccasana. Ora invece sono costretti a un intervento correttivo molto pesante"

              ROMA – «L´Italia sta rischiando di diventare un paese anoressico, destinato a prosciugarsi sempre di più». Anche Savino Pezzotta, l´«orso bergamasco», è stato colpito dallo sconforto. Non vede vie d´uscita. Fino al punto di arrivare a fare una proposta volutamente demagogica: «Se abbiamo bisogno di risorse, si taglino le spese militari. Noi non siamo mica un paese in guerra!». Mentre parliamo con il segretario generale della Cisl il governo ottiene la fiducia sulla manovra correttiva. «Con una crisi di queste dimensioni – dice – dovevano tornare in parlamento per ridefinire il programma. Invece niente. C´è una maggioranza che non ha più un´anima e un collante. Né posso dire che il centrosinistra stia meglio».

              Anche lei sembra avere nostalgia per la prima Repubblica, per il proporzionale, per la Dc?

              «Macché, non ho nessuna nostalgia. Spesso penso al passo del Vangelo che dice "quando si mette l´aratro non ci si volge indietro". E io non voglio farlo. Certo non posso nascondere la mia delusione, e la mia stanchezza, osservando un paese ancora così lontano dalla realizzazione di quella "democrazia compiuta" di cui parlava Aldo Moro. Io resto convinto del sistema bipolare, ma questo andava rafforzato con nuove regole. Abbiamo ancora le regole del proporzionale».


              Che lei rimpiange?

              «No, anche se storicamente il sindacato è sempre stato a favore del sistema elettorale proporzionale perché è l´unico che dà rappresentanza anche a chi non ha i soldi».


              La manovra correttiva approvata dal Parlamento colpisce un po´ dovunque. Che idea si è fatto sugli interventi decisi dal governo?

              «Intanto non si può non ricordare che il governo continuava a negare la necessità di una manovra di correzione. Se l´avessero fatta prima, oggi non ci troveremmo in questa situazione così pesante. Ma tant´è. E mentre dicevano che le cose andavano bene, ci spiegavano che, in ogni caso, c´era un toccasana: la riforma delle pensioni. Bastava tagliarle per rimettere le cose a posto. La strada non era quella. E infatti sulla riforma (sbagliata) delle pensioni la maggioranza non è d´accordo. Ma intanto varano una manovra pesante, molto pesante».


              Il mondo del lavoro, che lei rappresenta non sembra direttamente colpito.

              «L´effetto di questa manovra sarà quello di ridurre le prestazioni sociali. I tagli alle spese dei ministeri avrà ricadute negative sull´efficienza della pubblica amministrazione. I tagli pesantissimi ai trasferimenti agli enti locali, anche se mi appaiono inapplicabili, potrebbero avere, in caso contrario, effetti sulle prestazioni a favore dei più deboli. E ancora: l´80 per cento delle aziende che si vedranno ridotti gli incentivi operano nelle regioni del Mezzogiorno. Così si pensa di rilanciare lo sviluppo? Ma non è finita. Hanno tagliato anche i 479 milioni per finanziare l´incremento dell´indennità di disoccupazione».


              Ma non erano previsti dal Patto per l´Italia che lei ha firmato?

              «Sì. Ed è gravissimo non rispettare gli accordi. Ma non è finita».


              Prosegua.

              «L´incremento di imposte sulle banche e le assicurazioni si tradurranno in minori risorse a disposizioni delle Fondazioni bancarie per interventi sociali a vantaggio delle fasce più bisognose. Sono almeno 230 milioni. E vogliamo continuare? I condoni a cosa servono se non a drenare risorse per la crescita economica. Così si prosciuga l´economia del paese».


              Avrebbe una ricetta migliore?

              «Perché non hanno ridotto le spese militari? Non siamo un paese in guerra».


              Non le pare una proposta un po´ demagogica?

              «Certo. Ma voglio ricordare che quando si taglia bisogna sapere a cosa si va incontro. Il sindacato non sa nulla del prossimo Dpef, e la Finanziaria?»


              (r.ma.)