“Intervista” Pezzotta: «Sì al dialogo, ma prima via le modifiche all’articolo 18»

21/03/2002






L’INTERVISTA / Il segretario della Cisl ribadisce la necessità della concertazione

«Sì al dialogo, ma prima via le modifiche all’articolo 18»


«Non ci lasceremo intimidire. Le differenze tra di noi permangono. C’è stata leggerezza nell’uso delle parole, faccio autocritica»

      ROMA – «Le condizioni per riprendere il dialogo sono quelle note… Ma non dispero che qualcosa possa avvenire. Anche molto presto». In una giornata scandita da un difficile dibattito parlamentare sull’omicidio dell’economista Marco Biagi e dal moltiplicarsi delle manifestazioni di piazza, il leader della Cisl, Savino Pezzotta, non rinuncia a lanciare un messaggio distensivo dal fronte sindacale. Mercoledì prossimo, insieme con Cgil e Uil, fisserete la data dello sciopero generale, che margini di dialogo possono ancora esserci a questo punto?
      «La decisione di mantenere il punto sullo sciopero è la risposta a questo vile atto terroristico. Non bisogna lasciarsi intimidire. Per battere il terrorismo serve la ripresa di un dialogo serio tra le parti».

      E il dialogo riparte dalla piazza?

      «Lo sciopero era già nelle cose. Non è stato deciso oggi. Questo non vuol dire che non apprezziamo l’invito al dialogo. Ma per riaprire il confronto bisogna vedere se vengono tolti dal tavolo alcuni impedimenti».

      Parla dell’articolo 18? C’è già una proposta in questo senso? Si dice che il ministro Maroni vi abbia già contattato?

      «La questione non era molto chiara e non siamo riusciti a darvi corso. Comunque da parte nostra non esiste nessun problema a riprendere il confronto».

      Per questo lo sciopero che avreste dovuto fissare nella segreteria unitaria di oggi (ieri per chi legge ndr), sarà stabilito solo mercoledì prossimo?

      «Sarebbe stato inopportuno fissarlo adesso. È una questione di rispetto e di attenzione per quello che è avvenuto».

      Ma Cofferati vi ha chiesto che si scegliesse subito la data?

      «Ognuno ha fatto le proprie proposte. Poi abbiamo preso una decisione comune».

      Non del tutto. Le manifestazioni, ad esempio, restano due. Quella della Cgil e quella unitaria.

      «Noi abbiamo proposto un’unica manifestazione. La Cgil non ha voluto spostare la propria cui non abbiamo mai aderito. Ci siamo accordati per una data unitaria».

      Non sarebbe stato il momento per azzerare simbolicamente le passate divergenze?

      «Le differenze permangono. Mercoledì ci saranno le fiaccolate. A Roma cercheremo di fare affluire il maggior numero di persone possibile, di tutti gli schieramenti. Inviteremo le istituzioni. Non ci andiamo per misurare le rispettive forze. Ci andiamo per dire che la democrazia è un bene di tutti».

      Quindi ci andrete senza le bandiere?

      «Lo valuteremo».

      A caldo governo e imprenditori hanno puntato il dito contro il «clima di odio» creatosi intorno al dibattito sull’articolo diciotto. Si è sentito chiamato in causa?

      «È una riflessione che dovremmo fare tutti: c’è stata un po’ di leggerezza nell’uso delle parole. La parsimonia nel linguaggio non è una virtù diffusa in politica. Faccio autocritica».

      Il presidente di Confindustria, Antonio D’Amato ha parlato invece di «morte annunciata».

      «Ha preso atto che su alcuni giornali erano stati indicati bersagli possibili che forse sarebbe stato più prudente non riportare».

      O forse più doveroso proteggere?

      «Se parliamo di scorte, non so come sia andata. Di certo so che gli assassini di D’Antona e di Tarantelli sono ancora in circolazione. È vero che siamo in una situazione politica difficile, ma qui si tratta di delinquenti che non hanno giustificazioni politiche. Bisogna trovarli e fermarli».

      Non crede al ritorno del terrorismo?

      «Si tratta di situazioni isolate che si ripetono alla vigilia di certi eventi. Biagi ne è rimasto vittima».

      Biagi era un economista del centrodestra?

      «Era un consulente che aveva le sue idee. Gli riconosco una grande onestà intellettuale. Era l’uomo del dialogo».

      Che fine farà ora la concertazione?

      «In questi momenti si capisce quanto sia necessaria. Dove c’è dialogo c’è maggiore possibilità di sconfiggere il terrorismo».
Antonella Baccaro


Economia