“Intervista” Pezzotta: «Se le idee sono queste con noi non ci sarà trattativa»

05/09/2003

venerdì 5 settembre 2003
 
Pagina 8 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
Il leader della Cisl: per quello che ci riguarda l´accordo se lo possono anche fare tra loro

Pezzotta: "Se le idee sono queste con noi non ci sarà trattativa"
          Bossi difende i lavoratori del nord, noi tutti. Tremonti? Non abbiamo più visto nessuno del governo
          Con Cgil c´è stato un riavvicinamento, ma lo sciopero generale sarebbe tatticamente sbagliato

          DAL NOSTRO INVIATO
          UMBERTO ROSSO


          LERICI – Segretario Pezzotta, ma il governo l´ha trovato o no l´accordo sulla riforma delle pensioni?
          «Per quel che ci riguarda l´accordo se lo possono anche fare fra di loro. Perché se le proposte sono quelle che girano sui giornali, beh, con la Cisl proprio non potranno chiudere una trattativa simile».
          Non le piace l´idea di intervenire sulle pensioni d´anzianità?
          «Per niente. Non è un ritocco portare a 40 anni i contributi, vuol dire rimettere mano in modo strutturale alle materia. In pratica, una nuova riforma. Ma ne abbiamo già fatte tre, e c´è la Dini da verificare».
          Ma non eravate disponibili al confronto?
          «Sugli incentivi. O sul trasferimento del Tfr, facendo salva la volontarietà. Non certo ad un tavolo per l´ennesima riforma. Tra l´altro non capisco perché partire ora per il 2008, mettere in campo un provvedimento che scatterebbe fra cinque anni».
          Non c´è logica?
          «Non la vedo. Nella Dini è stato già fissato il momento della verifica: il 2005. A quel punto, ci sediamo tutti attorno al tavolo – ma tutti, mica solo loro – e si fa una verifica comune. Per capire a che punto sono le cose. Ora, se il governo ha già capito e deciso che le cose vanno male, che serve una nuova riforma strutturale, se la facciano da soli. Perché per me il quadro della situazione non è quello».
          Bossi dice che le pensioni di anzianità non si toccano. Che le finestre non si chiudono.
          «C´è un ministro della Repubblica che difende i lavoratori del nord, che parla in nome dei pensionati del nord. Ma io, sia chiaro, difendo i lavoratori del nord, del centro e del sud. Uomini e donne. Lavoratori privati e lavoratori pubblici».
          E con Tremonti come va, i 40 anni di contributi sono un´idea del Tesoro…
          «E come deve andare? Non abbiamo più visto nessuno del governo, tutto è fermo ai tempi del confronto sulle deleghe, che risale ormai al gennaio scorso».
          Ma non sta per partire una convocazione?
          «A meno che non sia arrivato qualcosa in queste ore, mentre sono qui a Lerici per i dibattiti della Margherita… Ma ne sarei stato informato. No, niente. Solo chiacchiere, interviste sui giornali, dichiarazioni».
          Un metodo di rapporto con il sindacato stravagante.
          «Non solo una questione di metodo, è una faccenda di sostanza politica. Ovvero: l´idea che hanno del confronto fra noi e il governo. Aspettiamo».
          Fino a quando?
          «Fino a quando non ci presentano una proposta ufficiale. Per il momento sono parole in libertà».
          C´è chi vorrebbe chiamare già alla mobilitazione, agli scioperi.
          «Contro che cosa? Alla mobilitazione si chiama quando hai una controparte precisa».
          Le tante voci all´interno del governo non creano confusione anche nel sindacato, non rischia di smarrirsi nel vortice delle ipotesi?
          «Quel che succede nel governo è un affare della maggioranza. Non ci riguarda. La nostra posizione è chiara: no ad una riforma strutturale delle pensioni. Il sindacato non si smarrisce affatto».
          Più vicini Cisl e Cgil, grazie alla bagarre pensioni?
          «Sulle deleghe c´è stato un riavvicinamento ma restano molte differenze. Strategicamente siamo lontani. Non siamo all´unità stabile ma di fronte ad un problema ci possono essere convergenze, indirizzi comuni».
          Sbagliato pensare ad una sciopero generale?
          «Ognuno è libero di pensare come crede. Ma sarebbe anche tatticamente sbagliato».