“Intervista” Pezzotta: «Se il governo tocca le pensioni, reagiremo»

15/09/2003




15 Settembre 2003

intervista
Roberto Giovannini

IL SEGRETARIO DEL LA CISL ALLA VIGILIA DELL’INCONTRO CON UIL E CGIL: «TROVEREMO UNA LINEA COMUNE»
«Se il governo tocca le pensioni, reagiremo»
Pezzotta: gli abusi edilizi devono essere perseguiti, non perdonati

ROMA
SE le proposte del governo su pensioni e Finanziaria fossero quelle finora anticipate, reagiremo. Nei modi e nelle forme che decideremo». Sembra tranquillo, ma molto deciso, il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta. Alla vigilia del vertice tra i leader di Cgil-Cisl-Uil, e sempre in attesa di una convocazione del governo, il numero uno del sindacato di Via Po ci tiene a chiarire la linea.
Un preannuncio di mobilitazione?
«Non dipende dal sindacato, ma dalle nostre controparti. Noi reagiamo rispetto a provvedimenti che non condividiamo. Ognuno si deve assumere la propria responsabilità. Se succede qualcosa, la responsabilità sarà del governo, sulla base delle decisioni che assumerà autonomamente. Ma se il governo va a toccare gli interessi delle persone che rappresento, è chiaro che io mi devo mobilitare. Non ho dubbi. Ci sarà una reazione, e non sarà simbolica».
Berlusconi a Bari ha parlato di misure «strutturali» sulle pensioni.
«Se nel 2008 si vuole superare le pensioni di anzianità, sarebbe un totale superamento della Dini. Non sarebbe una “riformicchia”, ma una riforma strutturale che colpisce un bel po’ di persone. Berlusconi ha detto, in pratica, che l’intervento sulle pensioni serve per recuperare risorse. E allora, non capisco: si tagliano le pensioni e si fa un condono edilizio. Si premiano i comportamenti non virtuosi, e si colpiscono quelli che hanno lavorato 37 anni e hanno 57 anni. Dov’è l’equità?»
Ma per molti osservatori sarebbe un intervento perfino troppo blando.
«Sarebbe una riforma strutturale. In base alla Dini, nel 2005 ci sarebbe stata una verifica congiunta della situazione, in quanto fino al 2013 non c’è gobba previdenziale. Allora, perché forzare?»
Su cosa sareste disponibili, in campo previdenziale?
«Per la Cisl l’unica strada da percorrere è quella degli incentivi. Si deve parlare di come orientare il Tfr verso i fondi pensione, con la volontarietà. Siamo invece contrari alla decontribuzione a favore delle aziende. Mi spieghino: non ci sono soldi, si tolgono le pensioni di anzianità, e intanto si regalano risorse alle imprese».
E sui pubblici dipendenti e le invalidità?
«Non capisco l’accanimento sulle pensioni di invalidità. Se si sospettano irregolarità, le si combattano con gli strumenti di legge. Si vuole monitorare il settore? Su questo non c’è problema. Per i pubblici, l’uguaglianza di trattamento c’è già: le pensioni baby, tanto evocate, non esistono più. Piuttosto c’è il rinnovo dei contratti del pubblico impiego: dopo diciotto mesi bisogna chiuderli, e in fretta».
Parlava del condono edilizio. È contrario?
«Nettamente. Gli abusi edilizi non sono certo nascosti, dovrebbero essere perseguiti, invece che perdonati. È preoccupante questo andazzo: prima gli esportatori di capitali, poi gli evasori fiscali, si è fatta una legge sul falso in bilancio, adesso si fa il condono edilizio. Si premia chi viola le regole. Invece chi ha pagato i suoi contributi e le tasse alla fonte, come i lavoratori, viene penalizzato. Bella roba».
Che cosa uscirà dall’incontro tra Cgil, Cisl e Uil?
«Non caricherei questo incontro di eccessiva enfasi, non è che non ci siamo mai parlati. Sulle pensioni avevamo una posizione comune, io penso che vada mantenuta. Sarà un normale scambio di opinioni tra i segretari generali per valutare la situazione in un momento delicato. Adesso aspetto di essere convocato a un tavolo ufficiale in cui mi dicano ufficialmente cosa il governo vuole fare. I giornali li leggo, ma prima voglio sapere come stanno le cose. La Cisl non è pregiudizialmente ostile a nessun governo. La controparte non la scegliamo noi. Vorrei dire con molta chiarezza a governo e opposizione che la Cisl è un sindacato autonomo, che difende gli interessi di chi rappresenta».
Qual è il bilancio del rapporto con questo governo?
«Altalenante. Negli ultimi tempi il rapporto con le parti sociali si è attenuato, nella misura in cui sono cresciute le tensioni politiche all’interno della maggioranza. C’è un partito che dice di difendere i lavoratori? Io li difendo di più e meglio. Difendo quelli del Nord e del Sud, i pubblici e i privati».
Come sono i rapporti con la Cgil di Guglielmo Epifani?
«Sappiamo di avere strategie e opinioni diverse, ma questo non esclude convergenze. L’unità sindacale è altra cosa, non è per oggi. Si può invece discutere, se però si viene al tavolo accettando come legittime le posizioni di tutti. Senza ansia, senza drammi. Quello che è avvenuto è avvenuto. Intanto, la Cisl è riuscita a evitare che prevalesse una logica di bipolarismo sindacale fotocopiato sugli schieramenti politici».
Avete rilanciato, senza esito, la politica dei redditi in funzione anti-inflazione.
«Vogliamo risposte: la gente non ce la fa ad arrivare alla fine del mese. Che fa il governo? Perché non ripristina la concertazione e la politica dei redditi, controlla le tariffe, interviene contro la speculazione, che è sotto gli occhi di tutti? Si fissa un tasso programmato d’inflazione per il 2004 all’1,7, quando quella vera è al 2,9? Vorrà dire che chiederemo aumenti salariali più alti».