“Intervista” Pezzotta: «Ricucire? Io aspetto, ma tocca alla Cgil»

26/07/2002


Venerdì 26 Luglio 2002

ECONOMIA
IL SINDACATO DOPO IL NUOVO STRAPPO
Pezzotta: «Ricucire? Io aspetto, ma tocca alla Cgil»

Il leader Cisl contrattacca: ci accusano di accordi “finti”, ma loro hanno inventato l’assistente alla trattativa, assiste e poi dice no

di ANTONIO PAOLINI

ROMA — Non c’è muro, malgrado tutto. Ma l’irritazione è tanta. Per le accuse di trattative «finte» e per l’atteggiamento che definisce «quello sì, da finta trattativa» della Cgil ai vari tavoli: «Non partecipano neppure alla discussione, leggono il giornale, si alzano, dicono no e arrivederci». Savino Pezzotta controbatte così, dopo i nuovi strappi degli accordi separati su Fiat e sommerso, che allargano il fossato con il sindacato di Cofferati ed Epifani. Cui però non sbarra la porta. Ad autunno, dice (tempi di cambio al vertice in Cgil) basterà un segnale: «Ma – scandisce – tocca a loro mandarlo».
Pezzotta, partiamo dall’accordo Fiat: cosa vi ha convinto a firmare?

«Il bisogno di dare protezioni e tutele a lavoratori che senza firma ne sarebbero rimasti privi. E poi, non è finita la trattativa sulle prospettive aziendali. Ci sono ancora opportunità in sede di verifica per migliorare».

Lei stesso però ha precisato che sul futuro della Fiat mantiene varie peplessità.

«Riguardano la non totale chiarezza su piano industriale e "mission" automobilistica Fiat. I timori di disimpegno non sono tutti fugati. Ma non potevamo abbandonare i lavoratori al loro destino per questo».

Veniamo al sommerso: i vari tentativi di allettare le aziende non hanno mai funzionato. Cosa vi fa pensare che l’avviso comune funzionerà?

«L’accordo migliora situazioni che toccano il trattamento previdenziale dei lavoratori e prolunga fattori che aiutano l’emersione. Ma soprattutto dà più potere alle parti sociali per intervenire e superare le contraddizioni del provvedimento. L’avviso è frutto di trattativa vera. Per la prima volta impegniamo pure gli industriali a fare cose».

La Cgil le definisce clausole irrealizzabili.

«La Cgil dice cose strane. Anche che sia un accordo finto, e a me sembra che diano valutazioni fuori luogo. La verità è che la Cgil al tavolo ha creato una nuova figura: l’assistente alla trattativa. Assiste, non parla, non tratta, poi si alza e dice no».

Non temete che la base non vi segua? Che questo tris di sì paia cedevolezza, ridia fiato a gossip su accordi para-sindacali, tipo quelli di cui s’era parlato per la trattativa sul 18?

«Noi non faremo mai accordi extrasindacali, ma solo su cose concrete. Qui c’è un elemento paradossale. C’è qualcuno che ha scelto di non fare accordi con governi di un certo tipo, e di non fare mobilitazioni se ce n’è un altro. Allora tanto vale andare in ferie per una legislatura. I lavoratori capiranno. Se si portano a casa delle cose, capiscono sempre».

Com’è il clima interno alla Cisl?

«Di grande unità sulle intese fatte. Poi, come in ogni organizzazione democratica, c’è dibattito. A noi allarma il contrario, chi si organizza sul pensiero unico».

Difficile negare, però, che il sindacato sia più debole. Manterrà peso sufficiente a bilanciare le pressioni, specie mentre la ripresa non pare vicina, le Borse sono un rebus e la “fame" delle imprese potrebbe salire?

«Se la loro fame cresce, anche la nostra lo farà. Intanto, gli impegni presi vanno mantenuti. E noi eserciteremo forte controllo. Sul resto non concederemo nulla. Il governo già sa che le nostre richieste salariali saranno diverse dall’inflazione programmata».

Non c’è dubbio che il sindacato in quest’ultimo periodo abbia dato, anche sotto il profilo, diciamo così, politico. Che vi aspettate in cambio da governo e Confindustria?

«Ci aspettiamo che ogni accordo sia implementato, che i soldi ci siano, che i contratti siano rinnovati con buon risultato economico. Se non sarà così, sarà mobilitazione, come sempre. Nessuno pensi che dal lessico Cisl la parola lotta è scomparsa».

Ma con la Cgil riesce a immaginare un piano di azione comune, cose su cui si possa dire “siamo d’accordo", nel prossimo futuro?
«Non dipende certo solo da noi. Noi non siamo portati a far da soli. Solo che qui ogni volta che c’è da stringere si tirano indietro».
Cosa rimprovera soprattutto a Cofferati?

«Non a lui personalmente. Il problema è di strategie. Tra la Cisl che ha scelto di tener fede all’autonomia e non far politica, e un sindacato che pensa a far più politica di quanto sia consentito al sindacato. Le incompatibilità tra cariche politiche e sindacali in Cisl sono rigide».

Con Epifani come andrà? Più facile o più difficile, visto che comunque chi entra subirà il confronto con chi esce?

«Per quanto mi riguarda c’è un atteggiamento di apertura. Resto aperto al dialogo e al confronto. Ma il segnale non spetterà a noi. Io sto aspettando».