“Intervista” Pezzotta: «Questo sistema previdenziale non si tocca»

07/07/2003

    domenica 6 luglio 2003

    l’intervista
    Savino Pezzotta
    segretario generale Cisl

    «È il migliore d’Europa e non è affatto vero che i conti non tornano. Aspettiamo che il governo ci convochi, poi reagiremo»
    «Questo sistema previdenziale non si tocca»

    Giampiero Rossi
    MILANO «Giù le mani dalle pensioni o non faremo sconti a nessuno». Dalla sua Bergamo, dove è in corso la festa nazionale della Cisl, Savino Pezzotta ribadisce che la sua organizzazione sindacale è pronta allo scontro duro, a fianco delle altre due confederazioni, se il governo interverrà sulla materia previdenziale e sulla spesa sociale, in linea con
    quelli che lui chiama «gli annunci» di queste settimane di dibattito sulla spesa sociale e sula previdenza. Un messaggio chiaro e forte, che lascia chiaramente intendere che tra gli strumenti che i sindacati, Cisl compresa, potrebbero mettere in campo c’è anche quello dello sciopero generale. Il ragionamento di Pezzotta è molto semplice: il nostro sistema pensionistico è tra i migliori d’Europa e non è affatto vero che i conti non tornano.
    E poi «il governo sbaglia a fare questi annunci, perché sta creando incertezza nei lavoratori. Insomma chi può se ne va. Tutte queste prese di posizione creano gravi problemi al sistema previdenziale, il contrario di quello che vorrebbe raggiungere»».
    Pezzotta, su questo terreno i sindacati sembrano aver rinforzato l’unitarietà ritrovata
    dopo le divisioni degli ultimi tempi. Siete dunque pronti allo scontro duro sulle pensioni, fino allo sciopero?
    «Siamo tutti d’accordo nel dire che le pensioni non si debbano toccare. Sui principi c’è piena condivisione da parte di Cgil, Cisl e Uil. Ma il fatto è che, ufficialmente, noi siamo ancora fermi alla delega; quindi, se si escludono quelle due paginette del presidente del consiglio, non abbiamo altro che annunci di fronte a noi. Perciò valuteremo come muoverci dopo che sapremo cosa intendono fare realmente».
    Però avete già fatto capire di essere pronti a uno scontro…
    «Certo, perché non si capisce il motivo per cui dopo che la delega del governo parlava di
    “salvaguardia” delle pensioni adesso si debba cambiare. Non mi pare che oggi vi sia l’esigenza economica, almeno dal punto di vista dei costi previdenziali, di interventi che modifichino la struttura del sistema previdenziale. Quindi se il governo vorrà far cassa sulle pensioni troverà la risposta del sindacato. Noi diciamo: alt, non toccate la struttura del sistema previdenziale perché noi non faremo sconti a nessuno, metteremo in campo gli strumenti a nostra disposizione per contrastare ogni forma di riduzione della spesa sociale e
    di stravolgimento del sistema pensionistico. Se la riforma delle pensioni sarà strutturale, la risposta del sindacato sarà decisa»».
    Significa che potreste arrivare anche a proclamare lo sciopero generale?
    «Significa che metteremo in campo i nostri strumenti. Le risposte del sindacato sono tante, compreso lo sciopero. Però noi non proclamiamo scioperi preventivi, nella dialettica sindacale prima si vede cosa ti viene proposto e poi si pensa a quale risposta dare. Bisogna vedere
    quali sono le proposte e come vengono articolate. Oggi abbiamo solo una dichiarazione di intenti, quello che noi chiediamo è un confronto nel più breve tempo possibile»».
    Insomma, l’impianto del sistema pensionistico, secondo voi, non dovrebbe essere modificato.
    «Il nostro sistema previdenziale è uno dei più moderni d’Europa; per esempio, visto quanto sta accadendo in Francia, è l’unico che bilancia il versante pubblico e quello privato».
    Ma se i conti non tornano?
    «ma i conti tornano eccome. Lo stesso viceministro al Welfare Brambilla, a un convegno organizzato dal Cnel ci ha dimostrato che i conti reggono benissimo. Poi possiamo discutere,
    se vogliamo, di incentivi, di previdenza integrativa, di categoria sociali che pagano molto meno dei lavoratori: ma senza sconvolgere la struttura del nostro sistema. Insomma,
    pochi anni fa è stata varata una riforma e questa riforma deve andare avanti».
    E tutto questo, Cgil, Cisl e Uil lo affronteranno insieme? O esistono distinguo su cui è
    possibile che il governo tenti di lavorare per dividere di nuovo il sindacato?
    «Sui principi, lo ripeto, c’è piena sintonia fra le tre confederazioni sindacali. Quanto ai tentativi di rompere l’unitarietà, io dico che intanto è bene se stiamo attenti noi a non
    commettere gli stessi errori del recente passato».
    E adesso c’è da affrontare il Documento di programmazione economica e finanziaria…
    «Anche a questo proposito possiamo contare su orientamenti comuni, tra Cgil, Cisl e Uil ed anche con Confindustria. Noi chiediamo con fermezza che si tenga conto dei cinque punti che noi abbiamo indicato come prioritari fattori di sviluppo, cioè l’estensione in termini di
    orientamenti programmatici. In poche parole, noi vogliamo chiarezza sulle politiche industriali e di sviluppo ottenendo. I problemi del Paese, in particolare quelli del Sud, non si risolvono tagliando la spesa sociale, ma ripensando il modello di sviluppo».
    E cosa pensa della novità politica di questa settimana, la cosiddetta “cabina di regia” in materia economica che Silvio Berlusconi ha affidato al suo vice Gianfranco Fini?
    «E’ utile se è in grado di ripristinare elementi di concertazione, mentre se è solo una questione di equilibri di potere all’interno del governo vedremo a chi e a che cosa
    serve».