“Intervista” Pezzotta: «Pensioni, nessun rinvio Parta subito il confronto»

26/05/2003



    lunedì 26 maggio 2003

      «Pensioni, nessun rinvio Parta subito il confronto»

      Pezzotta: i trattamenti di anzianità non si toccano Niente disincentivi, agevolare chi ritarda l’età del ritiro

        ROMA – Il chiarimento fra i tre sindacati confederali ci sarà domani sera a Praga, al vertice convocato su richiesta del segretario della Cgil Guglielmo Epifani. Si parlerà delle poche cose che li uniscono, come il no alla delega governativa sulla previdenza, e del Patto per lo sviluppo che si sta negoziando con la Confindustria ma anche delle molte cose che dividono Epifani dai segretari della Cisl, Savino Pezzotta, e della Uil, Luigi Angeletti. A cominciare dal referendum sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. E dal pericolo che, secondo Pezzotta, porta con sé. «Nessuno si illuda – avverte il segretario della Cisl – che se dovessero vincere i no si possano rimettere in discussione gli accordi fatti e allargare così le maglie dell’articolo 18».
        Un messaggio per il presidente della Confindustria Antonio D’Amato?
        «Un messaggio a chi, in cuor suo pensa, che la vittoria del no possa diventare la scusa per ridurre le tutele. A questi dico che non sono disposto a tornare su quello che abbiamo deciso. E dovrebbe fare una riflessione approfondita anche chi ha fatto scatenare questi nuovi appetiti per rimettere mano all’articolo 18».

        E questo messaggio per chi è? Per i promotori e i sostenitori del referendum o anche per la Cgil, che ha deciso di votare sì?

        «Lascio a lei la risposta. In ogni caso, sia se dovessero vincere i sì, che se dovessero prevalere i no, sarebbe un problema. Per questo abbiamo deciso che il referendum deve fallire, non si deve raggiungere il quorum. Una volta chiusa questa partita, si vede aprire quella per dare adeguate tutele a chi non ne ha, come quanti non sono difesi dalle garanzie dell’articolo 18».

        In che modo?

        «Bisogna mettere mano allo Statuto dei lavori. Se ne parla da troppo tempo. Adesso è il momento di farlo».

        Ho l’impressione che prima dovrete affrontare un’altra partita, quella delle pensioni. Il governo è diviso, ma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sembra deciso a fare una riforma più radicale di quella contenuta nella delega. Come la mettiamo?

        «Sulla delega siamo stati molto chiari. Abbiamo detto che il governo la deve tener ferma fino a quando non c’è il dialogo con il sindacato».

        Avete chiesto al governo di rispondere alle vostre proposte prima dell’8 giugno. Ma ci sono le elezioni di mezzo e Berlusconi non sembra intenzionato…

        «Senta, il fatto che ci siano di mezzo le elezioni non ci interessa. Ci aspettiamo di essere convocati dal governo prima possibile. Quella della delega previdenziale è una faccenda che si deve chiudere in fretta e ci sono tutte le condizioni per riuscirci. Noi abbiamo fatto le nostre proposte, che raggiungono gli stessi obiettivi previsti dal provvedimento del governo. Con una differenza…».

        E quale sarebbe?

        «La nostra proposta non intacca i conti dell’Inps, perché anziché la decontribuzione prevede la riduzione del costo del lavoro attraverso la fiscalizzazione e l’utilizzo di tutti quegli oneri impropri storici che gravano sulla busta paga».

        D’Amato dice di essere disposto a rinunciare al bonus per l’occupazione in cambio della decontribuzione. Non può essere una soluzione?

        «Io ho semplicemente capito che la sua proposta è quella di una nuova riforma delle pensioni. E a noi, ovviamente, non sta bene. Si deve sapere che se si riparla di toccare le pensioni d’anzianità, e peggio ancora se si tira fuori la questione dei disincentivi anziché gli incentivi, per scoraggiare chi vuole andare in pensione, avendone acquisito il diritto, si apre uno scontro che non serve a nessuno».

        Berlusconi sostiene che quello delle pensioni è un problema europeo. E che dev’essere risolto in quella sede, magari cominciando nel semestre italiano.

        «Si può, quindi, anche convenire che l’armonizzazione dei vari regimi previdenziali sia un obiettivo da perseguire, ma dev’essere un percorso necessariamente lungo. Pensare di scardinare dall’oggi al domani il nostro sistema di welfare mi sembra una follia. Pensiamo, invece, a fare la previdenza integrativa».

        Già. Ma, allora, perché vi opponete al trasferimento obbligatorio delle liquidazioni ai fondi pensione integrativi?

        «E’ semplice. Il Tfr (trattamento di fine rapporto,
        ndr ) è salario differito, e ha precise garanzie. Trasferendolo obbligatoriamente ai fondi pensione quelle garanzie verrebbero meno. Allora, si possono studiare forme diverse dall’obbligatorietà, per esempio il silenzio-assenso del lavoratore… Ma, ripeto, la questione della delega va chiusa in fretta. Ci sono troppe cose aperte e questo non fa bene al clima sociale, già non proprio disteso».
        Per esempio?

        «Per esempio i contratti. Poste, sanità, enti locali…»

        Lei è stato ripetutamente contestato in piazza. Una volta anche da lavoratori, pare, della Fiom-Cgil. E la Cisl è stata fatta oggetto di crescenti minacce. Che cosa succede al sindacato, Pezzotta?

        «Posso dire che cosa dovrebbe fare il sindacato. Serve una posizione forte di tutte le organizzazioni, che isoli l’intolleranza».

        Altro messaggio alla Cgil?

        «A tutti i sindacati. Ognuno si deve assumere le proprie responsabilità. Bisogna fare di più. Le manifestazioni di solidarietà vanno bene. Sono segnali significativi. Ma fare qualche cosa di più deve diventare un impegno di tutti. Ci sono decine e decine di sindacalisti sotto scorta. E la Cisl ha avuto attacchi alle sedi in 17 regioni. Se questo non basta…».
    Sergio Rizzo


    Economia