“Intervista” Pezzotta: Pensano di essere la signora Thatcher

28/03/2002



 
   
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INTERVISTA
Pensano di essere la signora Thatcher

Il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, parla dello sciopero. E del giallo dell’articolo 18
Troppi errori «Il governo sbaglia di grosso se pensa di andare al muro contro muro». «La gente ha capito che non ci siamo in gioco noi, ma il diritto stesso di rappresentanza degli interessi dei lavoratori». «Nel Libro bianco l’articolo 18 non esiste. E’ spuntato un bel giorno dal niente»


PAOLO ANDRUCCIOLI


La Cisl è molto delusa dal comportamento del governo. Tra i sindacati confederali era stata la più disponibile a trattare con l’esecutivo sulla base delle proposte sul mercato del lavoro contenute nel Libro bianco. E’ saltato tutto quando il presidente del consiglio si è messo a ridicolizzare il prossimo sciopero generale del 16 aprile. Abbiamo rivolto qualche domanda al segretario della Cisl, Savino Pezzotta.

Pezzotta, i sindacati confederali organizzano uno sciopero generale dopo vent’anni. Che valore date a questa scelta?

Gli diamo un valore molto alto. Dopo aver tentato di costruire delle relazioni corrette con il governo, cercando di difendere in tutti i modi il confronto, ci siamo trovati di fronte a una rottura non certo voluta da noi. Lo sciopero assume perciò una valenza molto importante perché è una battaglia per legittimare la nostra azione. E voglio anche dire una cosa, proprio per essere chiari. Lo sciopero non sarà affatto parziale come ha detto il presidente del consiglio. E’ vero, i sindacati non rappresentano tutto il mondo del lavoro. E’ inutile perciò riproporci le liste del settore artigiano o di chi sa quale altra cosa. Noi rappresentiamo i lavoratori dipendenti e i pensionati. E vi assicuro che il 16 aprile sciopereranno in massa. Ci sarà il blocco totale della produzione, dei servizi, delle amministrazioni pubbliche, dei trasporti. E poi dico un’altra cosa: anche tutti gli altri cittadini italiani, quelli che non rappresentiamo direttamente, hanno capito che in gioco c’è qualcosa di molto più profondo. Se passa l’operazione dell’articolo 18, cambiano le regole generali e viene delegittimato il sindacato non come singola organizzazione, ma come diritto di rappresentanza degli interessi. Ma qui siamo in Italia e Berlusconi sbaglia di grosso se pensa di imitare la Thatcher. Questa non è l’Inghilterra e qui da noi i sindacati hanno un radicamento sociale molto diverso. Per questo io penso che per il governo è molto pericoloso andare al muro contro muro.

Lo sciopero generale è unitario, ma sappiamo bene che tra i sindacati confederali non c’è una posizione perfettamente collimante nel merito dello scontro sulla flessibilità. Anzi, tra voi della Cisl e la Cgil le polemiche sono aspre. Che percorso potrà avere dunque la battaglia sindacale?

Prima di tutto mi dai l’occasione di ripetere che lo sciopero generale è un fatto squisitamente sindacale. E’ stata una scelta coerente rispetto a tutto quello che è successo. Dico anche che, a differenza di qualche mio collega, io penso che dobbiamo porci il problema della rappresentanza di larghi strati di lavoratori, del lavoro atipico, del lavoro intermittente dei giovani. Per me il Libro bianco è anche questo, è il coraggio di cominciare ad affrontare questa nuova composizione del mercato del lavoro. Ma una cosa sono questi problemi, altra cosa l’attacco all’articolo 18, finalizzata solo a togliere diritti.

A proposito di articolo 18, ci puoi spiegare che cosa è successo durante la trattativa? Come mai è comparso questo tema, che nel Libro bianco non esiste? Di chi è stata l’idea?

Io non so di chi sia stata l’idea e non mi interessa. Dico solo che il Libro bianco non parla di articolo 18, ma fa solo un riferimento a nuove flessibilità in uscita. La modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e l’arbitrato sono piovuti sul tavolo della trattativa dopo due mesi di incontri. Praticamente all’ultimo giorno della trattativa è spuntato come d’incanto. E’ stato un blitz. E vorrei essere ancora più chiaro. Non solo l’articolo 18 non è mai citato nel Libro bianco, ma non viene neppure citato nel programma elettorale della Casa delle libertà. Ricordo anche un’altra cosa: al tempo del referendum dei radicali sull’articolo 18, Forza Italia lasciò libertà di voto ai propri elettori e sostenitori. Oggi diventa quindi solo una provocazione contro i sindacati.

Sul Libro bianco, però, tra voi e la Cgil i giudizi divergono. Ed è vero che anche nella Cisl il dibattito su questi temi è stato alquanto acceso. Come pensi si possa vincere questa battaglia?

Non è il momento delle polemiche. Non mi interessano, perché penso che dobbiamo essere uniti in quest’ora così importante. Del Libro bianco, a noi interessa soprattutto la parte sugli ammortizzatori sociali. Dobbiamo porci il problema di accompagnare i lavoratori che perdono il lavoro fino a un’altra occupazione. Tra noi e la Cgil, sulla flessibilità e il modello contrattuale, abbiamo sicuramente idee diverse. Ma sono temi che affronteremo. Nella Cisl c’è una grande unità e consapevolezza. Non c’è un documento che non sia stato approvato all’unanimità. Noi siamo un sindacato che non si schiera politicamente, che crede nell’autonomia. Per questo siamo scomodi a destra e a sinistra.

Non hai risposto sul possibile sbocco della battaglia sui diritti. E visto che ci siamo, rispondendo anche alle sfide del presidente del consiglio, che tipo di gradimento ha il sindacato nella società italiana?

Noi abbiamo il senso del limite. Io non mi metto a gareggiare con il governo a suon di sondaggi. Sappiamo di essere rappresentanti di una parte della società, di rappresentare degli interessi precisi. Ma nessuno in Italia credo possa pensare che il sindacato sia inutile e che se ne possa fare a meno. Il sindacato è radicato nella società, è una componente della costituzione materiale. Per questo, sbaglierebbe il governo se si illudesse di copiare il modello Thatcher.

Allora come finirà? Con il referendum?

Stiamo calmi. E’ ancora presto. Ora c’è lo sciopero generale, che sarà un grande sciopero generale. Si tratta di un avvenimento inedito. Non si può paragonare allo sciopero di 20 anni fa sulla scala mobile. Questo è il primo sciopero dell’era del bipolarismo e sarà una grande risposta al terrorismo che non si può legittimare in alcun modo. Sono delinquenti e criminali. La nostra lotta dimostra che si possono cambiare le cose, influenzare i processi, con gli strumenti legali come lo sciopero generale. Governi e imprenditori si possono anche battere.