“Intervista” Pezzotta: «Non ci stiamo: contratti con l’inflazione vera»

02/09/2002

2 settembre 2002





«Non ci stiamo: contratti con l’inflazione vera»

Il leader della Cisl Pezzotta: le stime sono sbagliate e anche il blocco delle tariffe può diventare dannoso

      L’elenco dei fronti aperti è sterminato: i rinnovi dei contratti che incombono, lo scontro con il governo sull’inflazione programmata, il blocco delle tariffe, l’attuazione del Patto per l’Italia. E anche il rapporto sempre più ruvido con Sergio Cofferati, segretario della Cgil ancora per venti giorni. Questo è lo scenario che trova Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, al rientro dalle vacanze. E le sue prime parole suonano come un avvertimento al governo di Silvio Berlusconi: «Ora deve passare dalle parole ai fatti».
      Da dove si comincia?
      «Intanto, la Cisl ha dato un giudizio negativo sul tasso d’inflazione programmato per il 2003. Abbiamo detto chiaro e tondo che l’1,4% non ci sta bene ed abbiamo chiesto di innalzarlo».

      Ma il governo vi ha risposto picche o no?

      «Noi abbiamo firmato il Patto per l’Italia e non dimentichiamo che tutti sono tenuti al rispetto degli accordi. L’1,4% non consente di fare rinnovi contrattuali che garantiscano il mantenimento del potere d’acquisto dei salari».

      Che cosa avete intenzione di fare, visto che il governo non sembra disposto a ritoccare al rialzo il tasso di inflazione programmata per il 2003?

      «Se il governo non modifica le sue stime, vorrà dire che presenteremo una piattaforma contrattuale tale da consentirci di difendere il potere d’acquisto e al tempo stesso non innescare la spirale prezzi-salari. Inoltre bisogna tener presente che nell’accordo sulla politica dei redditi non si parlava soltanto di inflazione programmata».

      A cosa si riferisce?

      «Al secondo livello di contrattazione, quella aziendale che dovrebbe consentire di recuperare gli aumenti di produttività sui salari. Ebbene, questa contrattazione ha coperto sì e no il 30-35% delle aziende. Tutto il resto dell’aumento di produttività si è trasformato in profitti per le imprese. La musica deve cambiare».

      Ma il premier ha detto che l’inflazione ora non rappresenta un problema.

      «È un problema, eccome. Il passaggio all’euro è stata occasione per rincari aggiuntivi che si sono rivelati superiori in Italia rispetto agli altri Paesi europei. C’è uno studio della Camera di Commercio di Milano che lo conferma».

      Come giudica il blocco delle tariffe deciso dal governo nel primo Consiglio dei ministri dopo la pausa estiva?

      «C’è un impegno assunto dal governo nel Patto per l’Italia a tenere attivamente sotto controllo la crescita dei prezzi. Il blocco delle tariffe è un impegno politico, visto che fra l’altro ha una portata molto limitata. Quello che ancora non si vede è un impegno concreto».

      Che cosa sarebbe un impegno concreto più di uno stop per decreto alle bollette?

      «Intanto rilanciare la politica delle liberalizzazioni, che è l’unica in grado di far scendere strutturalmente il costo dei servizi. Anche se il caso della Rc auto dimostra che non sempre è così. Sono poi necessari interventi concreti di repressione delle speculazioni. Deve essere mobilitata la Polizia annonaria. Come si verifica il sottocosto, così si deve verificare a maggior ragione il sovraccosto».

      C’è chi sostiene che la colpa delle tensioni inflazionistiche è in larga misura delle tariffe locali. Lei è d’accordo?

      «È vero. Per quanto riguarda le tariffe dei servizi sociali, il recupero dell’inflazione deve avvenire ex post, non ex ante come invece è avvenuto. Inoltre va eliminato il calcolo dell’Iva sulle altre imposte: non si capisce perché sulle bollette di luce e gas bisogna pagare le tasse sulle tasse».

      E l’impennata senza fine della Rc auto?

      «Uno scandalo incredibile. Occorre stabilire che gli aumenti delle assicurazioni non possono superare l’inflazione programmata».

      Ma così si torna indietro di dieci anni.

      «Dico di più. Non solo bisogna mettere un freno alle assicurazioni, ma c’è da affrontare il tema delle tariffe sociali del telefono e delle commissioni bancarie. Questo è il punto: passare dal blocco alla politica delle tariffe, tenendo conto che siamo in un’economia di mercato. Un blocco di tre mesi, se non viene seguito da una politica attiva, può essere persino dannoso».

      Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha detto che saranno regolarizzati soltanto gli immigrati con un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Lei è d’accordo?

      «Niente affatto. Il principio è che tutti i contratti di lavoro dovrebbero essere a tempo indeterminato. Ciò detto, se un immigrato ha un contratto di lavoro di qualsiasi tipo deve essere regolarizzato. E’ assurdo introdurre una simile rigidità».

      Non siete d’accordo quasi su nulla con il governo: cosa succede, Pezzotta?

      «Siamo d’accordo sui contenuti del Patto per l’Italia, che abbiamo firmato; per questo chiediamo che venga quanto prima tradotto in atti concreti».

      Il ministro della Funzione pubblica, Franco Frattini, ha detto che il governo considera prioritaria l’approvazione delle leggi sul conflitto d’interessi e sul legittimo sospetto. Il suo commento ?

      «Il Patto per l’Italia è prioritario rispetto a qualunque altra cosa, lì ci sono fra l’altro anche elementi di politica anti recessiva. Aggiungo che l’accordo va attuato in tutte le sue parti, cominciando dalla riduzione delle tasse».

      Berlusconi l’ha confermato, ma l’economia è fiacca e le entrate fiscali languono. Non crede che ci possa essere qualche problema ?

      «Eh no, no. Non facciamo il gioco delle tre carte. Quando ho firmato il Patto mi hanno detto che avevo portato a casa troppo poco, adesso mi si dice che non ci sono i soldi…».

      Ci sono sempre i condoni, non crede ?

      «Siamo totalmente in disaccordo con i condoni generalizzati che inducono a cattivi comportamenti; le sanatorie non sono atteggiamenti virtuosi».

      Lei insiste sul Patto per l’Italia. Cofferati dice invece che quell’intesa non è stata sottoposta al voto dei lavoratori e dei pensionati. Come risponde?

      «Il Patto è stato sottoposto agli organi competenti ed è stato approvato. Abbiamo fatto tutti i passaggi democratici previsti dagli statuti: la questione della democrazia si pone anche per chi ha deciso di proclamare lo sciopero generale. Cofferati chi ha consultato?».

      Il segretario generale della Cgil ha annunciato che il 14 settembre sarà in piazza con l’Ulivo contro il progetto del governo per la giustizia. Ci sarà anche lei?

      «Non scherziamo. Non ho nulla contro chi va in piazza a fare una protesta politica. Ma un conto è partecipare a titolo personale, un conto è coinvolgere il sindacato…».

      La Cisl ha quattro milioni di iscritti e qualcuno avrà pure votato per il centrosinistra. Questo non rappresenta un problema «politico»?

      «Non soltanto qualcuno ha votato per il centrosinistra, ma tanti. Il punto è un altro. Qual è il progetto di Cofferati? Forse è quello di fare il leader di uno schieramento politico? Questo è quello che io vedo. Dico pure che è una scelta legittima».

      Ci mancherebbe altro…

      «Già, ma non deve avere la pretesa di coinvolgere il sindacato mentre il suo discorso pare proprio questo: mettere la Cgil al centro dello schieramento di centrosinistra».

      Lei conferma che questo crea dei problemi anche alla Cisl?

      «La Cisl è il sindacato dell’autonomia. Il problema non è mio, in quanto segretario di un sindacato che vuole essere altra cosa rispetto alla politica. Ma vorrei chiedere a molti miei amici che stanno nell’area del centrosinistra se il progetto della Cgil a loro sta bene».

      Allude alla Margherita?

      «E non solo. Ma chiedo soprattutto a Francesco Rutelli, Franco Marini ed Enrico Letta se questo modo di fare il sindacato è a loro congeniale oppure no. Devono dire parole chiare! Questo progetto di Cofferati va bene a tutto il centrosinistra?».
Sergio Rizzo


Economia