“Intervista” Pezzotta: non ci hanno spiegato nulla

17/07/2003


giovedì 17 Luglio 2003

IL LEADER DELLA CISL: IL CONFRONTO DOVEVA AVVENIRE PRIMA DELLA STESURA DEL DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE
Pezzotta: non ci hanno spiegato nulla
«Siamo stati convocati in extremis, così non si fa l’interesse del Paese»


intervista
Roberto Ippolito

ROMA
UNA giornata no. Per la Cisl: «Il governo Berlusconi ha colpito un’altra volta la concertazione ed è un danno per il paese» sbotta il segretario Savino Pezzotta, dopo l’incontro a Palazzo Chigi dedicato al documento di programmazione economico finanziaria.
Pezzotta, perché ritiene colpita la concertazione nonostante l’avvenuta consultazione?
«Nel corso dell’incontro alla presidenza del consiglio la Cisl, insieme alla Cgil e alla Uil, ha fatto presente che il metodo adoperato è al di fuori e al di là della concertazione prevista dall’accordo del luglio 1993 sulla politica dei redditi. Quell’accordo ha infatti definito anche le regole della concertazione per il dpef».
Regole secondo lei disattese dal governo Berlusconi?
«Le parti sociali sono state convocate poche ore prima dell’annunciata approvazione del dpef. Invece in base all’accordo del luglio 1993, prima della presentazione del dpef, tra maggio e giugno di ogni anno, si deve svolgere una sessione di confronto sulla politica di bilancio del successivo triennio».
Lamenta la mancanza di un vero confronto con il governo?
«La sessione dovrebbe puntare a individuare le prospettive per la crescita del prodotto interno lordo, come per l’occupazione. Le parti sociali sono state chiamate all’ultimo momento e hanno ricevuto un quadro generale della situazione. La sessione di confronto non è esistita. Quindi proprio ora la concertazione non c’è».
Perché dice proprio ora?
«Perché in questo momento c’è un grande bisogno di coesione sociale per far vincere all’Italia la sfida del semestre di presidenza, per presentare il nostro paese in modo positivo rispetto all’allargamento, per ritrovare la strada dello sviluppo. La concertazione era e resta il modo idoneo per raggiungere questi obiettivi. Il governo l’ha messa da parte e ci deve ripensare».
Quali sono le scelte significative comunque anticipate?
«Nell’incontro con le parti sociali il governo non ha detto praticamente nulla. Non ha neanche reso noto il tasso di inflazione programmata, pur dovendolo fare in base all’accordo del 1993. Senza conoscere questo dato è impossibile qualunque ragionamento sulle prospettive economiche. Non è possibile esprimere giudizi su un dpef tenuto nascosto agli interlocutori».
Non è stato però indicato quale sarà la crescita dell’economia?
«In questo caso un dato c’è: il governo ritiene possibile una crescita del 2% nel 2004, ma per i sindacati si tratta di un numero tutto da verificare. A parte il dato complessivo della manovra, nei dettagli il dpef resta sconosciuto».
Addirittura sconosciuto?
«L’informazione ricevuta è stata molto vaga. Non fornendo dati precisi, il ministro dell’economia Tremonti ha proposto di aprire dei tavoli di discussione per preparare insieme la legge finanziaria per il 2004. Ha così rinviato qualunque approfondimento».
Però la discussione ci sarà?
«La Cisl è sempre pronta a discutere. Ma a discutere veramente. Il confronto doveva avvenire prima della definizione del Dpef».
Il governo non ha anticipato alcuna soluzione per l’eventuale riforma delle pensioni?
«Di pensioni non si è parlato. Forse lei, come giornalista, ne sa più di me. Comunque per i sindacati non se ne deve parlare. Le tre confederazioni concordano nel ritenere che il sistema è già stato profondamente modificato con tre riforme negli anni novanta. E concordano nel dichiararsi indisponibili a qualunque scambio che comportasse tagli alla previdenza o la riduzione della spesa sociale».
Quale giudizio dà sulla possibile rinuncia al taglio delle tasse?
«Il governo non ha dichiarato di rinunciare al taglio delle tasse. Ma è probabile che debba farlo. Per la Cisl sarebbe anche opportuno».
C’è poi la questione dei contratti dei lavoratori pubblici, no?
«O i contratti vengono definiti e attuati al più presto o il sindacato si mobiliterà. Abbiamo posto la questione in modo molto chiaro».
Cosa è stato detto a Berlusconi?
«Le risorse dovevano già essere a disposizione: per alcuni contratti del pubblico impiego non è stato rispettato l’accordo quadro che il governo ha firmato con i sindacati. Tutti i dipendenti pubblici hanno diritto alla sua applicazione e a veder attuati gli impegni assunti».