“Intervista” Pezzotta: Non accettiamo più trucchi

09/12/2003


LUNEDÌ 8 DICEMBRE 2003
 
 
Pagina 5 – Economia
 
 
L´INTERVISTA

"Non accettiamo più trucchi siamo pronti ad altri scioperi"
          Il segretario della Cisl Savino Pezzotta: se il governo si ispira a Reagan o alla Thatcher sbaglia i suoi calcoli

          le proposte Il confronto deve riguardare tutto il sistema italiano del welfare. E prima di parlare di limiti di età, bisogna impegnarsi a fare emergere il lavoro nero e a far crescere l´occupazione
          il vertice Non tollereremo un incontro dove ci sia permesso di dire solo sì o no. E la delega del governo non può certamente essere la base su cui iniziare a discutere della riforma


          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – «Se Maroni ci convoca per uno dei soliti incontri dove noi possiamo dire soltanto sì o no, continueremo la nostra battaglia. Un confronto vero si apre soltanto se il governo mette da parte la sua delega, che non può essere la base di discussione». Il giorno dopo la manifestazione che ha portato a Roma un milione di persone, il leader della Cisl, Savino Pezzotta, si sente più forte, ma teme ancora che il governo voglia andare fino in fondo con la delega. Di qui l´avvertimento al governo: «La conflittualità sta crescendo».
          Pezzotta, Maroni vi chiama. Andrete all´incontro con una proposta unitaria o a mani vuote?
          «Leggo della sua mossa sui giornali. Aspettiamo la convocazione formale. Se c´è, ci andremo. Anche soltanto per verificare se vuole un confronto vero, oppure se è uno dei soliti incontri dove non ci ascoltano nemmeno. Voglio sapere tempi e modi del confronto. È chiaro, comunque, che la proposta del governo sulle pensioni non va bene e va rimossa».
          Nel ´94 avete contribuito alla caduta del governo. Secondo lei, la manifestazione di sabato ha spostato qualcosa?
          «Se Maroni ora sente la necessità di convocarci vuol dire che qualcosa ha spostato. Hanno capito, al di là delle polemiche sui numeri, quanta gente c´era. E dopo tutte le prediche sui fatti di Milano circa una nostra perdita di rappresentanza si sono resi conto che il sindacato è forte e seguito dalla gente».
          Fini, tuttavia, ha detto che il governo non cederà alla piazza…
          «La sua dichiarazione non la capisco, mi sembra che in quelle parole ci sia un senso di fastidio».
          La Cgil dice che la proposta del sindacato deve essere «alta» e parlare di tutto il Welfare. È d´accordo?
          «Sì, serve un confronto che non riguardi soltanto il sistema previdenziale, ma anche altre questioni».
          Dica i punti della proposta limitatamente alle pensioni.
          «Nei nostri comizi lo schema è già emerso. Vogliamo l´armonizzazione delle aliquote contributive, la separazione tra previdenza e assistenza, garanzie sul Tfr nei fondi pensione, maggiori agevolazioni fiscali per i fondi chiusi».
          Ma c´è o non c´è anche un´apertura sull´innalzamento dell´età pensionabile?
          «Prima di arrivare a parlare di questo bisogna capire se ci sarà o no la gobba: vedremo dopo che cosa fare. Bisogna realizzare quei quattro punti e molto dipende anche da quanto lavoro nero si riesce a fare emergere, dalle previsioni di aumento dell´occupazione. È un lavoro lungo. Il governo ha pensato di prendere una scorciatoia».
          Pezzotta, dica la verità, questa proposta la farete?
          «Ci stiamo lavorando».
          Sui tempi però ci sono divergenze: lei ha detto che bisogna farla al più presto, la Cgil invece non ha fretta…
          «I tempi dipendono dalle mosse del governo: se va avanti con la delega, se è disposto a un confronto vero…».
          Quindi nessun problema con Epifani?
          «No, non c´è alcun problema. È il solito vizio italiano: vedere sempre divisioni come tra Guelfi e Ghibellini. È un confronto tra persone, ragioniamo insieme, siamo uniti».
          Esclude, quindi, una proposta che sia targata solo Cisl-Uil?
          «Oggi noi lavoriamo per una proposta unitaria».
          Si dice che, se il governo non ritira la delega, a gennaio ci sarà un altro sciopero generale, questa volta di otto ore. Conferma?
          «Le iniziative sono tante. Un altro sciopero generale non è escluso. Il problema non è annunciarlo ogni giorno, ma farlo quando è necessario. Il sindacato ha tanti strumenti: li metterà in campo tutti».
          In piazza c´era parecchia esasperazione. Lei ritiene che si potrebbero verificare altri casi di protesta come quello dei ferrotranvieri di Milano?
          «Io posso solo segnalare al governo se continua trascurare le relazioni con i sindacati gli elementi di conflitto aumenteranno. Se l´inflazione cresce, i salari frenano e aumenta la precarietà è chiaro che la gente alla fine si stufa».
          Non c´è il rischio che la protesta vi sfugga di mano?
          «La nostra rappresentatività l´abbiamo dimostrata con lo sciopero generale e con la manifestazione nazionale. Il sindacato è una forza viva: se però Berlusconi e Tremonti, dopo essere passati dal dialogo sociale al monologo televisivo, pensano di metterci in un angolo e farci fare la fine dei sindacati americani e inglesi ai tempi di Reagan e della Thatcher si accorgeranno a loro spese che questo in Italia non è possibile».