“Intervista” Pezzotta: non accetteremo diktat da Cofferati

13/04/2001



venerdì 13 aprile 2001

L’INTERVISTA

Pezzotta: non accetteremo diktat da Cofferati

      ROMA – «La Cgil non vuole trattare. Sta facendo una partita politica, che non ha nulla a che fare con gli interessi dei lavoratori. Prima chiede di rinviare l’incontro sui contratti a termine al 20 aprile. Poi dice che si deve cambiare l’ordine del giorno della discussione. Ma allora fa prima a dire che non verrà. Per la Cisl non si cambia niente: il 20 aprile andremo all’incontro con le imprese per riprendere la trattativa esattamente dal punto in cui siamo arrivati». Non ci sta il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, a subire le condizioni del leader della Cgil: «Non può essere Sergio Cofferati a dettare l’agenda di tutto il sindacato». La vicenda della riforma dei contratti a termine sta prendendo una brutta piega. Non crede?
      «Per quanto mi riguarda, non c’è nulla di drammatico. Si era avviata una trattativa per arrivare a un avviso comune da inviare al governo su come attuare la direttiva europea. A un certo punto, il mese scorso, la Cgil ha deciso di abbandonare il tavolo. Noi, la Uil e tutte le 17 associazioni imprenditoriali abbiamo invece deciso di continuare il negoziato. E siamo andati avanti. Tutto qui».

      Come «tutto qui»? È successo che la Cgil è riuscita a far saltare l’incontro conclusivo, quello nel quale avreste potuto concludere l’accordo.

      «Sì, alimentando una polemica sterile e, data la situazione, pericolosa. Viste le circostanze sarebbe forse meglio tenere i toni più bassi».

      Si riferisce a Cofferati?

      «Certo. Nessuno ha il diritto di mancare di rispetto verso coloro che hanno opinioni diverse. Ci ha accusato di incontri notturni, domenicali. Ora, se non abbiamo interrotto la trattativa, è ovvio che ci sono stati incontri, che ci siamo scambiati documenti. Ma noi non abbiamo firmato nessuna intesa».

      Esiste però un testo messo a punto tra le parti.

      «Sì, ma è ancora tutto da valutare».

      Non trova curioso che voi siate andati avanti nella trattativa senza la Cgil, ma poi la stessa Cgil sia stata invitata a quello che doveva essere l’incontro conclusivo della trattativa?

      «No, noi abbiamo sempre ritenuto utile il ritorno della Cgil al tavolo, abbiamo insistito per questo, e la Confindustria l’ha invitata».

      Si è spaccato anche il fronte imprenditoriale. La Confcommercio e altre associazioni si sono dissociate da un’ipotesi di accordo senza Cgil.

      «Se si va a guardare la posizione della Confcommercio durante tutta la trattativa si vede che è quella che più di tutte è contraria a rimandare alla contrattazione la regolamentazione dei contratti a termine, cioè quello che chiedono i sindacati. È chiaro che la Confcommercio non punta all’accordo perché vuole mantenersi le mani libere ancora più di quanto non le abbia oggi nel commercio».

      Quindi, secondo lei, Billè e Cofferati sono uniti in questo momento solo per motivi tattici?
      «Certo. Forse Billè vuole rinviare tutto, sperando che il prossimo governo sia di centro-destra e quindi più vicino ai suoi interessi. Ma la Cgil? Cofferati spieghi qual è la partita politica che sta giocando. La Cisl e le altre associazioni che vogliono l’accordo pensano invece che sia meglio mettere alcuni paletti con i quali il prossimo governo dovrà comunque fare i conti».
      Resta il fatto che la Cgil ha chiesto di rinviare l’incontro che voi volevate fare oggi (ieri per chi legge, n.d.r.) al 20 aprile e l’ha ottenuto.

      «La Cisl non ha problemi ad andare il 20 aprile. E’ un gesto di cortesia, nulla di più».

      La Cgil chiede anche di riprendere la trattativa alle sue condizioni, in pratica annullando l’intesa di massima raggiunta finora e ripartendo da zero.

      «Alle sue condizioni non si riprende sicuramente. Si riparte, invece, dal punto in cui ci troviamo, dal testo che dovevamo valutare. La Cgil, semplicemente, torna al tavolo. Se vuole».
Enrico Marro


Economia



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