“Intervista” Pezzotta: non abbiamo bisogno di sollecitazioni

06/11/2003




06 Novembre 2003
intervista
Roberto Ippolito

«MAI CESSATO DI MOBILITARCI CONTRO GLI ATTENTATI. E STIAMO ANCHE PENSANDO A UN SEMINARIO PER CAPIRE MEGLIO CHE SUCCEDE»
Pezzotta: non abbiamo bisogno di sollecitazioni
Il leader Cisl al premier: faremo come sempre la nostra parte. Ma su
Firenze c’è un equivoco: è solo una delle tante tappe antiterrorismo

ROMA
TUTTI insieme in piazza contro il terrorismo? «Tutti, senza distinzioni di parte, dobbiamo esprimere (e per quello che riguarda i sindacati continuare a esprimere) il totale rifiuto del terrorismo, ma per la manifestazione del 19 novembre a Firenze c’è un equivoco» fa presente Savino Pezzotta. Il segretario della Cisl ritiene ci sia qualcosa da chiarire dopo l’appello del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi «ai partiti di maggioranza e di opposizione, ai movimenti e ai sindacati» a essere presenti compatti a Firenze.
Qual è l’equivoco, Pezzotta?
«La manifestazione promossa dalla Cgil, dalla Cisl e dalla Uil per il 19 novembre a Firenze è locale, come quelle organizzate per lo stesso giorno a Pisa e Arezzo. Si tratta di tre città della Toscana dove si sono verificati episodi di terrorismo. Firenze è una tappa del percorso, nell’intero 2003, di mobilitazione e di contrasto al terrorismo».
Non è comunque una manifestazione importante?
«La manifestazione di Firenze è importante come tutte. Ha una sua caratteristica: è più segnata dalla riflessione e dall’approfondimento che dalla protesta che ovviamente c’è ed è forte».
Cosa risponde allora all’appello di Berlusconi rivolto anche ai sindacati per un no unitario al terrorismo?
«Nemmeno per un istante i sindacati hanno cessato di essere mobilitati su questo tema; hanno promosso una manifestazione nazionale il 13 marzo all’Auditorium della musica a Roma e altre in Friuli, Sardegna e Toscana. Sono le uniche organizzazioni a far sentire la loro voce contro il terrorismo».
Vuole dire che ai sindacati non servono appelli?
«I sindacati non hanno bisogno di sollecitazioni in materia di terrorismo. Nessuno può ignorare l’impegno quotidiano per respingerlo ed estirparlo».
Dietro i suoi chiarimenti c’è una certa fatica ad accettare l’idea di ritrovarsi in piazza con Berlusconi?
«No. Sono stato in piazza contro il terrorismo anche nel momento più duro dello scontro fra le organizzazioni sindacali e quando sui muri apparivano accuse pesanti e ingiurie nei miei confronti. Se Berlusconi ritiene di partecipare a una nostra iniziativa, non ho nulla in contrario: il terrorismo resta il nostro nemico principale. E i sindacati non arrivano in ritardo».
Se Firenze è solo una tappa, cosa c’è in programma?
«Per il livello nazionale, la Cgil, la Cisl e la Uil stanno pensando a sviluppare un’analisi sul fenomeno terroristico: una sorta di seminario per denunciare la situazione e scambiare le opinioni. Questo momento di riflessione sarà aperto ai contributi più vari per capire meglio cosa succede e perché. Ecco perché non servono sollecitazioni».
L’appello di Berlusconi non è rivolto soprattutto all’opposizione?
«La lotta al terrorismo non può essere affidata solo alla polizia, alla magistratura, al ministero dell’Interno e al sindacato. Tutte le forze politiche devono essere coinvolte. Così si isolano le minuscole frange giustificazioniste del terrorismo».
Pertanto è opportuno scendere tutti in piazza?
«Quando la Cgil, la Cisl e la Uil promuoveranno una manifestazione nazionale chiederanno la partecipazione di tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, a un dibattito approfondito e non di parte. Anche per ragionare insieme su aspetti essenziali».
Quali?
«Troppo spesso si dimentica che i sindacati sono le vittime del terrorismo. Le infiltrazioni, scarse ma comunque molto gravi, costituiscono una violenza: sono dirette a utilizzare la rappresentanza dei lavoratori in modo strumentale e con metodi inaccettabili e minano la credibilità dei sindacati».
Problema fondamentale è dunque impedirle?
«Le infiltrazioni tendono a inquinare organizzazioni che hanno la legalità e la democrazia nella bandiera. Tutto il fenomeno terroristico deve essere analizzato a fondo per contrastarlo, osservandolo dopo le straordinarie operazioni di polizia».
Lei cosa ha osservato?
«L’età dei terroristi arrestati è compresa in modo nettamente prevalente fra 40 e 45 anni. Non ci sono ventenni. I terroristi sembrano essersi avvicinati alla lotta armata 20 o 25 anni fa. Il terrorismo di oggi appare una specie di trascinamento della cultura e dei comportamenti degli Anni Settanta e Ottanta oggettivamente sconfitti».
Se si tratta di trascinamento, le preoccupazioni possono essere minori?
«Assolutamente no. La criminalità politica è criminalità politica e non deve mai essere sottovalutata. Sono stati compiuti degli omicidi. L’età può rivelare la mancata presa sulle giovani generazioni, contrariamente a quanto avveniva un tempo. Ma pochi terroristi e più isolati possono essere perfino più pericolosi, spinti dalla disperazione e dall’impotenza. Per questo è importante comprendere il fenomeno; più che manifestazioni di piazza servono le analisi».
Non è insolita questa affermazione?
«Ci sono tanti modi per impegnarsi su un problema».
Non serve allora una manifestazione in più?
«Il sindacato ha già deciso il percorso della mobilitazione. Speriamo che una manifestazione nazionale ottenga dalla Rai la trasmissione tv in diretta».