“Intervista” Pezzotta: «Noi i veri riformisti»

08/07/2002


SABATO, 06 LUGLIO 2002
 
Pagina 3 – Economia
 
L´INTERVISTA
 
Il segretario generale: la Cisl non è un altro partito della Casa delle Libertà
 
Pezzotta: "Noi i veri riformisti Sergio ormai fa solo politica"
 
 
 
Berlusconi operaio? Operaio è chi alle sei del mattino va in fabbrica e timbra il cartellino
 
ELENA POLIDORI

ROMA – Savino Pezzotta, un vecchio slogan sindacale diceva che uniti si vince. Disuniti, cosa si perde?
«Ci indeboliamo, non c´è dubbio. Ma l´unità è una scelta politica, non una costrizione. Allora va detto che se non c´è, è perché noi della Cisl siamo riformisti e la Cgil si va radicalizzando e politicizzando. Convocare come ha fatto Cofferati i capi dei partiti di un certo schieramento significa trasformare la sua organizzazione in una parte di quello schieramento».
Anche la Cisl ha fatto una scelta di campo.
«No. Io ho fatto il sindacalista. Ho una controparte e con questa faccio una mediazione sugli interessi dei miei iscritti. Non sono un altro partito della Casa delle Libertà».
Non è strano che si rompe l´unità sindacale proprio quando in Cgil arriva il primo segretario di origine non comunista?
«Le differenze tra noi e la Cgil non sono certo di oggi. In ogni caso, che ci sia Cofferati o Epifani non cambia nulla».
Ma un segretario trasmette un´anima alla sua organizzazione: lei cosa s´aspetta da Epifani?
«Che faccia bene il suo lavoro ed abbia la sufficiente pazienza per recuperare un rapporto con le altre organizzazioni».
Lei vuole recuperarlo?
«Io spero sempre di reincontrarmi».
Firmare un accordo significa anche, in un certo senso, scommettere sulla solidità del governo: questo ha già perso due ministri.
«Sarà pure debole, ma certo ha una maggioranza Ciò premesso: il sindacato non sceglie il governo. Sì, questo è di centro destra, ma a me non interessa il suo colore e neppure la sua solidità: io guardo soltanto ai contenuti dell´accordo che sono ottimi».
Siccome la politica è anche comunicazione, ha pensato a come il governo si giocherà l´intesa?
«Al meglio, credo. Come noi, del resto».
Non c´è il rischio che i risultati ottenuti vengano oscurati dal grande gioco politico di un governo il cui premier ha detto agli imprenditori «siamo la stessa cosa»?
«Un momento: se lui dice di essere la stessa cosa degli imprenditori non è un mio problema».
Però certo è più suo che di coloro che l´accordo non l´hanno firmato.
«Il sindacato ha solo il compito di stare in campo. Ieri c´era lo sciopero generale e l´abbiamo fatto. Oggi l´abbiamo capitalizzato con un accordo. Tutto qui. Per il futuro vedremo: noi la parola lotta non l´abbiamo certo cancellata dal nostro vocabolario»
E se poi come molti pensano l´economia non andrà così bene e allora magari i lavoratori finiranno per non guadagnare troppo da quest´intesa, cosa gli andate a dire, voi che avete firmato?
«Con i se non si fa la storia. Io spero che l´economia non peggiori e credo anche di aver siglato un accordo che, nei fatti, rilancerà lo sviluppo. Noi pensiamo a questo, non alle difficoltà».
Pezzotta, cosa pensa quando Berlusconi dice di essere un presidente operaio?
«Penso che io, che sono davvero un operaio, non ho mai visto un presidente fare l´operaio. Operaio è il lavoratore industriale che alle 6 del mattino prende la sua motoretta, va in fabbrica, infila il cartellino, sente il clik e s´avvia alla catena. Poi si può anche dire operaio nel senso etimologico dell´operare, del fare».