“Intervista” Pezzotta: «No a una Maastricht del Welfare»

29/05/2003



              Giovedí 29 Maggio 2003
              Pezzotta: «No a una Maastricht del Welfare»


              DAL NOSTRO INVIATO
              PRAGA – Ma l’Italia non è la Francia. Savino Pezzotta non vuole fare paragoni che giudica «impropri» tra due sistemi previdenziali assolutamente diversi. Il Governo Raffarin va avanti sulla riforma delle pensioni ma, dice il leader della Cisl, «per loro è la prima, noi ne abbiamo fatte già tre». Il numero uno della Cisl prima tenta di disinnescare possibili nuove tentazioni dell’Esecutivo Berlusconi a fare interventi più incisivi di quelli previsti ma poi tiene a sottolineare che in Francia «un negoziato con il sindacato c’è stato».
              Allora, in Francia la piazza sembra non funzionare. Il Governo va avanti comunque sulle pensioni.
              Innanzitutto, l’Esecutivo Raffarin un confronto con il sindacato l’ha fatto. La trattativa però è andata avanti e si è conclusa solo con due sindacati, la Cfdt (la Cisl francese, ndr) e il sindacato dei quadri. La legge ora varata è il frutto di quel negoziato. Quindi non c’è stata una decisione unilaterale del Governo. Si è svolto invece un negoziato e una parte del sindacato ha sottoscritto l’intesa. Come mi dicono gli amici e colleghi francesi, si tratta di un buon compromesso.
              È possibile un accordo separato italiano, dopo quello francese, sulle pensioni?
              Noi manteniamo la nostra linea unitaria sia sulla richiesta di cambiare la delega previdenziale in tre punti, sia di bloccare l’iter parlamentare del provvedimento in assenza di un confronto sindacale. Questa posizione, che è comune, è frutto della peculiarità del sistema italiano rispetto a quello francese. Innanzitutto, noi abbiamo già fatto tre riforme, la Francia nessuna. In secondo luogo non si possono fare paragoni impropri: i due sistemi sono diversi basta pensare che loro non hanno la capitalizzazione. Il sindacato italiano ha già dato: abbiamo accettato interventi ben più pesanti.
              Se il Governo inserirà i disincentivi per allungare l’età pensionabile assisteremo a un altro ’94?
              Se si introdurranno i disincentivi noi ci opporremo e faremo di tutto per far cambiare opinione al Governo. Non vedo grandi margini per arrivare a un’intesa se quelle saranno le basi. Ma restando a quello che si vede oggi, noi abbiamo già in campo mobilitazioni se il Governo non accoglierà le nostre tre proposte di cambiamento della delega. Vorrei chiarire che non stiamo dicendo solo «no» ma indichiamo anche delle alternative. Sulla decontribuzione non vogliamo che si alteri l’equilibrio tra peso pubblico e privato a scapito del primo. Si può invece ridurre il costo del lavoro agendo sulla fiscalità generale o sugli oneri impropri. L’introduzione di disincentivi, poi, inasprirebbe ancora di più un confronto. E, visto che parliamo di Francia, vorrei far notare che la riforma Raffarin ha abbassato i disincentivi dal 10 al 5%, segno che non funzionano Ecco questa è una lezione per il Governo.
              E la lezione francese di un Governo che va avanti nonostante le proteste, cosa suggerisce al sindacato?
              In Francia non è mancato il confronto con i sindacati. Poi ci sono state differenze tra le confederazioni francesi ma la trattativa non è mancata. Non si può pensare di saltare il dialogo sociale su un tema come quello delle pensioni.
              Il premier ha evocato una Maastricht del Welfare, il passo avanti della Francia incoraggia una linea comune del Governi europei?
              Guardi, non riesco a capire cosa vuol dire Maastricht del welfare. Vedo che in Europa esistono sistemi sociali molto diversi: in Francia per esempio esiste il salario minimo che noi non abbiamo, sulle pensioni il loro sistema è a ripartizione, il nostro che è molto più moderno è a capitalizzazione. Ora se è possibile fissare dei parametri uguali per tutti sugli indicatori macroeconomici, più complicato mi pare farlo su tutele e diritti sociali così diversi nell’Unione. Quello che riesco a immaginare è, nel lunghissimo termine, una forma di armonizzazione. Nient’altro.
              Cosa si aspetta dal Governo, una marcia indietro o un colpo d’acceleratore sulle pensioni?
              Mi sembra che oggi ci sia ancora un dibattito dentro il Governo e dentro la maggioranza. Mi aspetto prima un chiarimento e la definizione di una proposta complessiva e definitiva. Intanto la delega deve rimanere ferma, altrimenti non staremo fermi noi.
              LINA PALMERINI