“Intervista” Pezzotta: nessun accordo con chi vuole smantellare la legge Dini

30/09/2003


30 Settembre 2003

IL LEADER CISL: I CONTI SI RISANANO CON LA LOTTA AL SOMMERSO E ALL’EVASIONE FISCALE
«E’ solo un alibi per strappare altre cose all’Ue»
Pezzotta: nessun accordo con chi vuole smantellare la legge Dini

intervista
Roberto Giovannini
ROMA

SAVINO Pezzotta, segretario generale della Cisl, che ne pensa del messaggio televisivo del presidente del Consiglio Berlusconi sulle pensioni? È stato efficace?

«Sì, per il sindacato sì. Adesso gli italiani sanno che il loro futuro pensionistico è il superamento delle pensioni di anzianità. Berlusconi ha detto loro che andranno in pensione con 40 anni di contributi o 65 di età».

Eppure, sulle pensioni qualcosa bisogna pur fare, lo ammettete anche voi.

«Un conto è discutere il tema delle pensioni, e noi siamo pronti. Un altro è strumentalizzare il tema per farsi dare un ok da Bruxelles su altre cose. Lo dimostra il fatto che altrimenti il governo avrebbe aperto al confronto col sindacato, per individuare insieme gli obiettivi della riforma delle pensioni e poi intervenire. Invece ci è stato detto che ci sono tre giorni per trattare».

Ma ci andrete al confronto mercoledì?

«Certo, per capire meglio cosa vogliono fare. Per adesso, mi sembra chiaro che il governo punta solo a tagliare, irrigidire il sistema, toccare diritti acquisiti, non tenendo conto dei lavoratori anziani che sono senza lavoro, fuori di una prospettiva complessiva di equità. Questa è una riforma decisa con un metodo che non condividiamo e non comprendiamo. Se deve scattare dal 2008, c’era o non c’era il tempo per discutere? O si voleva risolvere i problemi con l’Europa ancora una volta usando le pensioni?»

In ogni caso, si sa che la situazione dei conti pubblici è molto precaria…

«I conti pubblici si risanano facendo la lotta al sommerso, la lotta all’evasione… ma qui in Italia si tagliano le pensioni e si fanno i condoni. Si penalizza il lavoro dipendente, si premia il lavoro autonomo. Chi ha fatto una casa abusiva, col condono si ritroverà da un giorno all’altro padrone di un importante patrimonio».

Nella maggioranza c’è chi dice che la Cisl in fondo sia “recuperabile”, una volta compiuto il rito dello sciopero. Alla fine accetterete la riforma…

«Primo, questa non è una riforma. È uno smantellamento della legge Dini, che è la riforma. Sulla base di cosa dovrei fare un accordo? Se il governo si ferma, se riapre un tavolo con tutte e tre i sindacati, se si riparte da zero e c’è tempo sufficiente, si può trattare. Altrimenti, non ci resta che la mobilitazione, come ha confermato l’intervento di Berlusconi».

La Cisl ha investito nel rapporto con questo governo. Vi sentite delusi?

«Noi guardiamo al merito: se ci sono le condizioni facciamo un accordo, altrimenti no. La Cisl è un sindacato autonomo, che non ha pregiudizi, ma che non sposa nessuno, né D’Alema né Berlusconi».

Secondo qualche sondaggio, per adesso il paese sembra dare ragione al governo, sulle pensioni.

«Aspettino che i lavoratori si accorgano che in ballo è la loro pensione, non quella di un altro. Cambieranno opinione presto. Noi, ai lavoratori, diremo che si attaccano le pensioni, mentre i prezzi vanno alle stelle. La gente è tartassata, tanti non ce la fanno ad arrivare a fine mese. Pensate davvero che non daranno retta al sindacato?»

Quali saranno le forme di lotta?

«Discuteremo insieme a Cgil e Uil come articolare la mobilitazione. C’è lo sciopero, una manifestazione, vedremo. Dobbiamo durare».

Per arroventare il clima nel paese?

«Attenti, il clima giusto c’è già».

Nel 1994, sempre sulle pensioni, il sindacato prevalse perché fu la maggioranza a scricchiolare. Allora fu la Lega, oggi su quale partito puntate?

«Noi puntiamo sulle nostre forze. La mobilitazione crea tensioni e problemi, io miro a far cambiare opinione al governo. Il ‘94 fu un anno particolare: ma chissà, certe cose possono ripetersi. Vedremo».

Dovesse scommettere 50 euro, le punterebbe sul sindacato o sul governo?

«Io sono sindacalista, e lavoro sempre per vincere».

E se non fosse sindacalista?

«Punterei ancora sul sindacato».

Nel 2002 la battaglia sull’articolo 18 suscitò grandi mobilitazioni. Per le pensioni sarà la stessa cosa?

«Io dico di sì, e lo si vedrà molto presto».

Pezzotta, vorrà dire che quando parlerà in piazza ai comizi i cigiellini non la fischieranno più…

«No, continueranno a fischiare».
(E scoppia a ridere).