“Intervista” Pezzotta: «Ma quale unità sindacale, Epifani vuole l´egemonia»

14/01/2003



14 gennaio 2003

 
 
Pagina 6 – Economia
 
 
L´INTERVISTA
Pezzotta contro la Cgil: basta con le iniziative unilaterali

"Ma quale unità sindacale

Epifani vuole l´egemonia"
senza obiettivi Siamo contrari agli scioperi senza obiettivi come questo
fatto compiuto La solita politica del fatto compiuto: o vi adeguate o procediamo da soli
VITTORIA SIVO
          ROMA – «Basta vedere quante iniziative unilaterali la Cgil ha assunto negli ultimi mesi per capire chi oggi lavora contro qualsiasi possibilità unitaria». Sul tavolo di Savino Pezzotta c´è in bel fascio di dispacci di agenzia con la notizia dello sciopero generale dell´industria che, su proposta di Epifani, il direttivo Cgil si accinge a proclamare per il 21 febbraio.
          Lei ha definito la mossa di Epifani come «la solita forzatura» e come uno sciopero «preventivo», mentre il suo collega della Uil Luigi Angeletti vi rinnova l´invito a una riunione a tre per una riflessione comune sui vari problemi sindacali aperti. Cosa risponde?
          «Una riunione adesso, dopo che la Cgil ha già proclamato lo sciopero generale per proprio conto? Non ci penso neppure: la risposta è no».
          In teoria ci sarebbe tutto il tempo di qui al 21 febbraio per ripristinare i rapporti fra Cgil, Cisl e Uil.
          «Voglio essere molto chiaro: venerdì scorso, rispondendo ad una lettera che Angeletti aveva inviato ad Epifani e a me per invitarci a ragionare assieme io ho risposto immediatamente di sì».
          E il segretario generale della Cgil?
          «La sua risposta ce l´ha data oggi, con questa ennesima iniziativa unilaterale. A chi ha la memoria corta vorrei ricordare qualche data: il 24 marzo scorso la manifestazione della sola Cgil a Roma, una rottura grave che tuttavia ricomponemmo con uno sciopero generale unitario che consentì alla Cisl e alla Uil di salvaguardare l´impianto dell´art.18 dello Statuto dei lavoratori; ma la Cgil tornò alla carica con un nuovo sciopero generale solitario il 18 ottobre, proclamato con tre mesi di anticipo, fatto mai accaduto prima. Per non parlare di tutti gli scioperi separati proclamati dalla Fiom-Cgil. E´ la solita politica del fatto compiuto: o vi adeguate o andiamo avanti da soli. Questo metodo della Cgil ha un nome e un cognome. Si chiama tentativo di egemonia. La Cisl non ci sta».
          Il problema è che la spaccatura fra Cisl e Uil da una parte e Cgil dall´altra è sempre più profonda. Se Epifani vi avesse consultato prima sarebbe cambiato qualcosa?
          «Certo che sì, a meno di giudicare irrilevante una corretta prassi sindacale. Su questioni complesse come la crisi Fiat o più in generale la situazione industriale era importante verificare se almeno sul piano dell´analisi si doveva elaborare una nostra proposta da presentare alle controparti. E solo in base alle loro risposte si sarebbero decise le iniziative sindacali da intraprendere. La Cisl non è contraria agli scioperi. E´ contraria agli scioperi senza obiettivi. Perché non servono a niente».
          Eppure sulla crisi Fiat siete partiti assieme e avete respinto all´unisono il piano presentato dall´azienda.
          «E´ vero, il piano non ci convince. Del resto la sequenza dei fatti degli ultimi venti giorni, fra cambio del gruppo dirigente, accordo con le banche, entrata in scena di vari protagonisti come Colaninno, Gnutti, Vitale, mi pare confermi che il piano qualche problema lo ha. In un quadro così confuso, prima di mettere in cantiere altri scioperi, la vera priorità è aprire un confronto diretto con la Fiat».
          L´ipotesi di scorporo di Fiat Auto dal resto del gruppo?
          «Siamo contrari. Abbiamo sempre detto che occorre utilizzare le risorse del gruppo per sostenere il rilancio del settore auto».
          Su un altro fronte aperto, le pensioni, la Cisl ha una proposta imperniata sulla previdenza integrativa. Anche qui, conflitto con la Cgil oppure possibile convergenza?
          «La nostra non è una proposta nuova, ma era in campo da tempo. Rendendo praticabile il decollo della previdenza integrativa si completa la riforma Dini, anziché, come propose la Cgil, modificare quel modello estendendo il metodo contributivo a tutti, ipotesi sulla quale eravamo e restiamo contrari».
          Insomma, le divisioni sono tante e consistenti, immagino con qualche conseguenza nei rapporti con la base.
          «Certo la tensione è forte. Ma se qualcuno sperava di metterci in difficoltà deve rassegnarsi: in un anno di traversata del deserto la Cisl non ha perso nessun inscritto».