“Intervista” Pezzotta: «Ma il conto non deve pagarlo il Patto per l’Italia»

14/10/2002






14 ottobre 2002
L’INTERVISTA

Pezzotta: «Ma il conto non deve pagarlo il Patto per l’Italia»

Il leader Cisl: «Voglio sapere dove il governo prenderà i soldi per entrare nel capitale del Lingotto e qual è il progetto industriale»

      ROMA – «Il governo deve spiegare dove prende i soldi da mettere nella Fiat. Io lo voglio sapere, voglio capire qual è il progetto, perché ho firmato un patto con il governo». Il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, segue con grande diffidenza la trattativa tra il governo e i vertici del gruppo torinese. «La Fiat ci ha presentato un piano che non va bene. Troppo comodo partire dalla chiusura degli stabilimenti»
      Dica lei qual è l’alternativa allora…
      «La crisi del gruppo torinese è preoccupante, ma non è certo una novità. Da anni basta guardare in un qualsiasi parcheggio italiano per vedere quante sono le macchine straniere. Allora la proprietà della Fiat non può tirarsi fuori e scaricare i costi sullo Stato».

      Il governo, invece, starebbe studiando anche l’ipotesi di entrare, sia pure in modo indiretto, nel capitale sociale della Fiat Auto.
      «Spero che valutino la cosa con attenzione. Qui bisogna tenere conto delle direttive europee, chiarire quale dev’essere il ruolo delle banche. Certo lo Stato deve mediare. Io, per esempio, non escluderei di coinvolgere altri imprenditori italiani. Ma se alla fine il governo vuole entrare nel capitale ci deve dire dove prende le risorse, deve spiegare qual è il progetto».
      Un’ipotesi è che le risorse vengano prelevate dal fondo per le aree depresse, quelli stanziati per il Sud. La sua risposta?

      «Intanto la Fiat deve presentare un altro piano. Non si può finanziare con i soldi destinati al Sud un’azienda che vuole chiudere uno stabilimento in Sicilia. Questa parte del progetto deve scomparire. Poi si può discutere di tutto. Ma Termini Imerese non si può fermare, deve continuare a produrre auto, se possibile di maggiore qualità».

      Circola anche l’idea, in alcuni settori della maggioranza, di prendere spunto dalla crisi per aprire il capitale della Fiat ai dipendenti. C’è qualche possibilità?

      «Ma come faccio a proporre a un operaio di Termini Imerese che guadagna 900 euro al mese e che rischia di perdere il lavoro di prendere azioni della Fiat? No, adesso non è il momento. Prima risaniamo l’azienda, poi pensiamo alla democrazia economica»

      Il caso Fiat può rimettere in discussione il Patto per l’Italia?

      «Non deve succedere. Il governo deve rispettare quel Patto, perché lo ha firmato e perché è l’unico strumento di politica antirecessiva che è stato messo in campo».

      Però ci sono dei problemi di attuazione. Non è che avete firmato un patto irrealizzabile?

      «Stiamo attenti ai giudizi. Gli sgravi fiscali per i redditi più bassi, previsti nel Patto io me li ritrovo nella Finanziaria. E lo stesso discorso vale per gli ammortizzatori sociali. Poi sul Sud ci sono delle cose da aggiustare, stiamo discutendo e penso che troveremo le soluzioni».

      Che cosa non funziona?

      «Voglio capire quali sono le destinazioni delle risorse stanziate per il Sud. Il governo deve dire quanto mette per finanziare gli incentivi della legge 488, che ha dato buoni risultati. Oppure quanto punta sulla programmazione negoziata, sui patti territoriali e sui contratti d’area, che secondo noi vanno rilanciati».

      I risultati di patti e contratti d’area, però, sono stati meno brillanti del previsto, o no?

      «Se si guarda bene è andata meglio di quanto si pensi. E comunque si tratta di un modello di sviluppo da riprendere, perché coinvolge il territorio e dà una possibilità di crescita alle imprese locali».

      Mentre voi discutete con il governo la Cgil vi sfida nelle piazze e nelle fabbriche. Venerdì prossimo c’è lo sciopero generale. Preoccupato?
      «Non è che vedo lo sciopero e faccio salti di gioia. Mi preoccupa dal punto di vista dell’unità sindacale. Comunque non cambierà nulla. Noi siamo tranquilli: firmando il Patto per l’Italia abbiamo messo dei paletti per difendere la spesa sociale, le pensioni. Inoltre portiamo a casa gli sgravi per i redditi più bassi».
      Non vuole chiedere alla Cgil di sospendere lo sciopero?
      «No. Lo hanno deciso da soli e rispetto la loro autonomia. Mi piacerebbe, però, che anche gli altri rispettassero un po’ di più la mia. Lo dico anche ai partiti. Se vogliono dare un contributo all’unità sindacale è meglio che non si schierino da una parte o dall’altra e rispettino l’autonomia di tutte le organizzazioni».
Giuseppe Sarcina


Economia