“Intervista” Pezzotta: la strada è difficile, mi assumo tutte le responsabilità

06/06/2002

          Intervista a Savino Pezzotta
          a cura di

          Angelo Faccinetto

        06.06.2002
        Ora vi spiego perché trattiamo col governoPezzotta: la strada è difficile, mi assumo tutte le responsabilità

        Nelle aziende in cui oggi è applicato, l’articolo 18 resterà. Per tutti. Nuovi assunti compresi. Il leader della Cisl, Savino Pezzotta, sintetizza così la posizione della sua confederazione impegnata in questi giorni nel confronto col governo. Per le aziende che dovrebbero applicarlo facendo il fatidico «salto» oltre le 15 unità, però, non dice. E la rottura con la Cgil? «Alla fine bisognerà reincontrarsi».

        Pezzotta, lei il 16 aprile, a Milano, rispondendo a Berlusconi aveva detto: il nostro non è uno sciopero contro i figli. E aveva spiegato che i padri, in quanto lavoratori, vogliono lasciare in eredità ai figli ciò che hanno di più prezioso: i diritti conquistati con le lotte. Ora la Cisl, per quel che riguarda l’articolo 18, afferma di non avere alcuna intenzione di mettere in discussione i diritti acquisiti dai lavoratori attuali. A pagare, insomma, saranno i futuri assunti, cioè i figli. Non è un’evidente contraddizione?

        «No. I diritti acquisiti valgono per quel che sono e devono essere mantenuti, per tutti. Nelle aziende sopra i 15 dipendenti il diritto al reintegro rimane. Il discrimine è quello. Ed è ciò che ha detto martedì il governo».

        Le intenzioni di Palazzo Chigi e Confindustria, però, non sembrano essere queste. Tanto che avete fatto anche uno sciopero generale.

        «Ripeto, questo è ciò che hanno detto. Poi, se il confronto va avanti, verificheremo».

        Avete deciso si trattare. Sono cambiate le condizioni che vi hanno fatto trovare d’accordo con la Cgil sulla piattaforma dello sciopero? L’articolo 18 è stato stralciato dalla delega per ricomparire, pari pari, in un disegno di legge.

        «Noi stiamo ragionando basandoci su quelle condizioni. Dopo uno sciopero generale il sindacato cosa fa? Cerca di aprire un tavolo di trattativa. Personalmente, ho sempre fatto lotte per cercare di aprire tavoli di confronto, non per non andarci. Certo, questa è una trattativa non facile. E anche la situazione economica non favorisce. Ma io faccio sindacato e devo cercare di far cambiare posizione alla controparte con gli strumenti che mi sono propri, il negoziato e la lotta. La lotta l’ho fatta, adesso voglio fare il negoziato. Certo, c’è anche la strada politica, cioè il confronto parlamentare e il referendum. Ma lì il sindacato non ha il ruolo di protagonista».

        Però avevate posto come condizione per trattare lo stralcio. Ma stralcio non c’è stato.

        «Dal mio punto di vista c’è stato. La questione dell’articolo 18 è stata messa in un altro contenitore e finchè non ci sarà un’intesa tra le parti non andrà avanti. Prima, con la delega, sarebbe andata avanti comunque, indipendentemente dal sindacato. È per questo che ritengo che si siano create le condizioni per una possibile trattativa. D’altra parte se anche la Cgil partecipa a tre tavoli significa che qualche mutamento c’è stato. Per quel che mi riguarda, io voglio discutere anche di ammortizzatori sociali e di incentivi all’occupazione. E perciò partecipo anche a quel tavolo».

        La Cgil non la pensa così, tanto che su quella stessa piattaforma ha deciso per lo sciopero generale. Come giudica la scelta di Cofferati?

        «La Cgil ha scelto la sua strada. Io non la condivido, così come la Cgil non condivide la nostra posizione. È legittimo. L’importante è che ci si rispetti reciprocamente. Non mi piacciono certi atteggiamenti che ho colto in questi giorni».

        La scelta di trattare ha sollevato critiche anche nella sua confederazione. La Fim, ma anche strutture locali di categoria e Rsu, non sono d’accordo. Non teme la fronda?

        «La mia è un’organizzazione democratica. Ci sono posizioni diverse. Però ricordo che l’esecutivo nazionale della Cisl mi ha dato il mandato per la trattativa con un voto contrario e un’astensione. Se poi non porterò risultati verrò giudicato per questo. Però mi fanno più paura le organizzazioni che al loro interno non hanno forme di dissenso rispetto a quelle che ne hanno. E poi non ci credo che tutti la pensino allo stesso modo».

        Ma la Fim è stata netta. La cosa non la preoccupa?

        «Non ci sono contrarietà di fondo. La Fim vuole la mobilitazione, ma a sostegno della trattativa».

        Cosa risponde a chi l’accusa di aver tramato alla spalle della Cgil?

        «Che sono le cose che si dicono sempre ad ogni trattativa. Comunque se si dice che Pezzotta in questo mese ha avuto dei contatti io rispondo sì. Come avviene in ogni vertenza. Ma da qui a pensare altre cose il passo è lungo».

        Polemico?

        «No, non voglio polemizzare. Anche perché alla fine bisognerà reincontrarsi».

        Si parla di rottura “storica” per il sindacato confederale. La ritiene irreversibile?

        «Di rotture, nel movimento sindacale, ce ne sono state tantissime, ma poi ci siamo sempre reincontrati. Alla fine è così. Il problema, però, è che anche nel momento delle divisioni, del disaccordo, bisogna riconoscere la reciproca buona fede: è la condizione minima per potere guardare avanti».

        Ma adesso?

        «Adesso è dura. Noi andiamo avanti, la Cgil no. È un problema, ma alla fine si valuterà».

        Un giudizio sull’incontro di martedì?

        «Per la prima volta il governo ha ammesso che per fare la riforma degli ammortizzatori sociali bisogna mettere risorse sul tavolo. Poi si valuterà. La strada è lunga».

        Ha fiducia sulla possibilità di raggiungere gli obiettivi?

        «È difficile, c’è rischio. Ma non ho visto altre possibilità e me ne assumo tutte le responsabilità».

        Intervista a: Savino P