“Intervista” Pezzotta: «La politica non ci condiziona la Cisl fa accordi per i lavoratori»

24/06/2002


DOMENICA, 23 GIUGNO 2002
 
Pagina 5 – Economia
 
L´INTERVISTA
 
Il segretario Savino Pezzotta replica alla Margherita: le tutele restano, i danni li produce il radicalismo della Cgil
 
"La politica non ci condiziona la Cisl fa accordi per i lavoratori"
 
 
 
il patto scellerato Chi parla di accordi scellerati dovrebbe riflettere sulle sue responsabilità: tutti assieme avremmo ottenuto di più
 
ROBERTO PETRINI

ROMA – L´Orso bergamasco dalla sua tana difende l´accordo che sta per firmare. Polemizza con il centrosinistra e con i partiti, replica a Sergio Cofferati, parla del dissenso interno. «Non mi sento isolato», dice il leader della Cisl Savino Pezzotta.
Enrico Letta ha detto chiaro e tondo che sulla modifica dell´articolo 18 la Margherita non potrà darvi copertura politica. E´ sceso in campo anche Di Pietro per annunciare che appoggerà lo sciopero della Cgil. Non teme un isolamento sul piano politico?
«Per la Cisl non c´è un problema di isolamento sul piano politico, io non mi sento isolato. La Cisl è un sindacato che fa le sue scelte in piena autonomia. Non abbiamo mai chiesto una copertura politica a nessuno. Credo che la politica dovrebbe avere lo stesso rispetto nei nostri confronti che noi manteniamo nei suoi. Noi non abbiamo mai detto ai partiti che genere di intese fare».
Tuttavia tra sinistra politica e mondo del lavoro c´è un rapporto inevitabile e sono in molti a ritenere che un canale debba restare aperto. Non crede?
«Io tengo aperti i canali con tutte le forze riformiste. Ma la battaglia è anche quella di non farsi trascinare nel gorgo del radicalismo che non porta a nulla».
A proposito di isolamento: Berlusconi è tornato ieri a dire che la Cgil è isolata.
«Questo tema dell´isolamento non mi interessa. Io dico che noi abbiamo posizioni differenziate. La Cgil ha scelto la strada di autoescludersi, si è assunta le sue responsabilità. Punto e a capo».
Entriamo nel campo delle contropartite, un aumento dell´indennità di disoccupazione dal 30 al 60 per cento non è un po´ poco per firmare un accordo di tale portata?
«Non sono poca cosa i 1.500 miliardi di lire per gli ammortizzatori sociali. Si avvia un nuovo sistema di ammortizzatori per accompagnare le persone che restano senza lavoro e faremo in modo che le risorse, in seguito, aumenteranno. Si sarebbe dovuto percorrere questa strada già alcuni anni fa».
La riduzione delle tasse, che dovrebbe essere l´altra contropartita, per ora è solo negli annunci .
«Intanto abbiamo l´assicurazione che si comincerà a ragionare sulle aliquote più basse e sulle famiglie e questo non è del tutto disprezzabile. Noi continuiamo a pensare che si riesca ad introdurre elementi di progressività che ci stanno a cuore».
Cofferati l´ha definito un patto scellerato.
«Questi toni, il fatto che qualcuno si arroghi il diritto di dire che altri fanno cose scellerate, non li capisco. Si è sbagliato quando si sono politicizzate le scelte del sindacato, quando ci sono stati i congressi: così si sono resi difficili i rapporti anche tra di noi. Quando gli scontri si radicalizzano non va bene per nessuno. Avremmo dovuto fare tutti la trattativa e avremmo ottenuto più risultati».
Si parla di dubbi nella vostra base, soprattutto nel Nord.
«In una grande organizzazione come la Cisl che ci sia del dissenso è utile e legittimo perché significa che siamo un grande organismo democratico. Quello che mi preoccupa sono le organizzazioni a pensiero unico: mi fa impressione quando tutti la pensano allo stesso modo».
Si discute sulla formula del "non computo" in base alla quale, secondo la proposta del governo, non verranno calcolati ai fini dell´articolo 18 i nuovi assunti oltre i 15 dipendenti. Non è un escamotage che alla fine aprirà comunque una breccia nello "Statuto"?
«Perché non diciamo che il "non computo" è stato utilizzato da tempo? E che agiva su tutto lo Statuto dei lavoratori e non solo per l´articolo 18? Il principio fu accolto da tutti e tre i sindacati: nell´84 per i contratti di formazione lavoro, nel ’97 per l´apprendistato, nel 2000 per i lavoratori socialmente utili».
Berlusconi da Siviglia ha detto di ritenere la firma vicina.
«Adesso dobbiamo fare la consultazione, riunire i nostri organismi e poi valutare come proseguire nella trattativa. Intanto abbiamo giudicato interessante che non si tocchi l´articolo 18, cosa che non c´era nella precedente proposta del governo. Si aprirà una fase di sperimentazione per tre anni, che sarà monitorata per verificare se consentirà di aumentare la dimensione delle imprese e l´occupazione».