“Intervista” Pezzotta: «La partita non è chiusa, Maroni scelga tra scontro e confronto»

11/01/2002






Pezzotta: «La partita non è chiusa, Maroni scelga tra scontro e confronto»

«Dal ministro mi sarei aspettato un tentativo di riprendere il colloquio, non un irrigidimento»

      ROMA – L’attacco del ministro del Lavoro, Roberto Maroni, al leader della Cgil, Sergio Cofferati, è un atto inutile: «Non so a che cosa serve. Mi sarei aspettato un’iniziativa per riprendere il dialogo non per aumentare la tensione». Se è un tentativo per dividere il sindacato e isolare la Cgil dalla Cisl e dalla Uil, «non spetta al governo fare questo». Il ministro apra invece subito un tavolo su pensioni e mercato del lavoro «e se ci sono differenze nelle posizioni sindacali, emergeranno». Il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, commentando l’intervista a Maroni pubblicata ieri dal Corriere della Sera , non offre una sponda al governo. Anzi, gli rimanda la palla. Non è la Cisl che deve scegliere da che parte stare, ma il ministro: se dalla parte del dialogo o della rottura. Pezzotta, Maroni chiede a Cisl e Uil di scegliere: o seguire Cofferati sul terreno del conflitto o proseguire il dialogo col governo.
      «La Cisl ha già scelto da che parte stare. Sta sul terreno della sua rappresentanza, fatta di lavoratori e pensionati. Maroni non mi deve chiedere con chi sto. Lo sa benissimo. Io ho scelto di tutelare gli interessi di questa gente nel pieno rispetto della mia autonomia. Il ministro dovrebbe capire questo: che ha di fronte un sindacato. E con un sindacato ci si confronta».

      Ma vi siete confrontati per tre mesi. Alla fine il governo avrà pure avuto il diritto di decidere.

      «Confrontarsi non significa "ci sentiamo", ma poi il governo decide come vuole anzi come vuole la Confindustria, perché a quel punto è inevitabile che il sindacato reagisca».

      Maroni sostiene che ha accolto tutte le vostre richieste e non ha toccato le pensioni di anzianità.

      «È stato lui a introdurre all’ultimo momento le modifiche all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (quello sui licenziamenti,
      ndr ) e il taglio dei contributi sui neoassunti. Vorrei ricordare al ministro che il sindacato aveva presentato una controproposta, quella di fiscalizzare la riduzione dei contributi, ma lui ha scelto di accontentare la Confindustria. Maroni mi dimostri che non è vero. Posso fare io una domanda al ministro?»
      Sentiamo.

      «È disponibile ad aprire un confronto in cui anche le ragioni del sindacato valgono come quelle della Confindustria?»

      Maroni ha detto che il negoziato su pensioni e mercato del lavoro è chiuso e che spetta al Parlamento pronunciarsi sui disegni di legge delega.

      «Ma allora è lui che non vuole dialogare. E poi pretende che, dopo aver deciso una cosa sulla quale non siamo d’accordo, il sindacato rinunci alla sua battaglia».

      Per il ministro la partita con voi è chiusa.

      «Per lui. Per noi no. Il sindacato rivendica il diritto di concordare il cambiamento su materie come queste».

      Ma se il governo ritenesse che l’unico confronto possibile è quello con la Cisl e la Uil, senza la Cgil di Cofferati?

      «Il confronto si fa con tutti i soggetti. Poi, al tavolo, ognuno esprime le proprie posizioni e si assume le proprie responsabilità».

      Secondo lei, dietro l’attacco di Maroni a Cofferati, c’è il tentativo di spaccare il sindacato?
      «Non spetta al governo fare questo. Non so a cosa serve l’uscita di Maroni. Mi sarei aspettato un’iniziativa per riprendere il dialogo, non per aumentare la tensione».
      Forse il governo spera di trovare una sponda nella Cisl e nella Uil.

      «Il governo sa che su alcuni argomenti, tra noi e la Cgil ci sono differenze, ad esempio sul modello contrattuale, ma che ci sono altri temi che ci uniscono, anzi che uniscono tutti i sindacati. Sulle riforme delle pensioni e del mercato del lavoro sono contrari anche i sindacati autonomi. Maroni riapra il tavolo e se ci sono differenze tra i sindacati emergeranno».
      Il ministro dice che l’affermazione di Cofferati che «il governo mette a repentaglio le pensioni» è falsa e da irresponsabili.
      «Ma come? Lo dice lui stesso, nell’intervista al
      Corriere, che vuole spostare il sistema pensionistico dal pubblico al privato. Questo mette a repentaglio un modello, quello pubblico, che secondo noi garantisce le pensioni. E Maroni non può dire che siccome la decontribuzione per i giovani crea un problema tra quarant’anni, allora non ci interessa».
      Lei accoglierebbe la sfida di Maroni a un faccia a faccia davanti ai lavoratori su pensioni e mercato del lavoro?

      «Ci siamo confrontati al ministero, nelle trasmissioni televisive, sui giornali. Noi non ci sottraiamo mai alla discussione. Ma non è con le sfide che si risolvono i problemi. Bisogna aprire subito un tavolo».

      Intanto il sindacato ha aperto una fase di conflittualità diffusa, che culminerà con la grande manifestazione del pubblico impiego il 15 febbraio. Questo non è in contraddizione con la sua richiesta di confronto?

      «No. Gli scioperi non sono fini a se stessi, ma servono a riaprire il dialogo. Il nostro obiettivo è trattare e fare accordi. Ma se non ci danno i soldi per i contratti pubblici, che cosa deve fare il sindacato?»

      Ma la Cisl non rischia così di finire appiattita su posizioni conflittuali che non sono le sue?

      «Noi non siamo per la conflittualità esasperata. Al Paese non serve lo scontro, ma la coesione sociale. Però questo dipende anche dal governo. Alla manifestazione del 15 febbraio manca più di un mese. Se il governo vuole, si possono fare tante cose per evitare lo scontro. Mi auguro che riflettano».
Enrico Marro


Economia