“Intervista” Pezzotta: io capisco i dubbi della Chiesa

22/07/2002







(Del 21/7/2002 Sezione: Interni Pag. 5)
IL DIBATTITO SUL DOCUMENTO PUBBLICATO IERI DALLA «STAMPA». INTERVENGONO IL LEADER DELLA CISL E IL VESCOVO APICELLA
Pezzotta: io capisco i dubbi della Chiesa

ROMA

SAVINO Pezzotta, segretario generale della Cisl, ha letto con interesse il resoconto del dibattito tra Marco Biagi e la Consulta del Lavoro della Cei. «Un confronto – spiega il sindacalista – che affrontava temi di cui discutemmo anche noi della Cisl: il Libro Bianco fu una importante novità, provocò una grande discussione anche nella nostra organizzazione, con valutazioni positive e altre critiche».

Pezzotta, come valuta l´atteggiamento cauto dei delegati della Pastorale del Lavoro, o addirittura preoccupato nei confronti di diverse indicazioni del Libro Bianco, specie quando si parla di flessibilità?

«I responsabili della Pastorale del Lavoro non fecero altro che esprimere dubbi e pensieri che c´erano in Cisl, prima del confronto col governo. Poi, chiarendo le cose, la Cisl è arrivata a una posizione articolata sul Libro Bianco, riconoscendo alcune indicazioni positive, altre da prendere con le pinze, altre da rigettare. Ma a parte questo giudizio articolato, la Cisl ha sempre detto con molta chiarezza che il Libro Bianco di Biagi aveva il merito di "mettere i piedi nel piatto". C´è un mondo del lavoro che è cambiato, un cambiamento di cui bisogna prendere atto: perché altrimenti non si possono negoziare e definire le nuove tutele per chi non è tutelato. Non si devono chiudere gli occhi rispetto alla realtà, volgendo lo sguardo indietro. Tante volte, bisogna avere il coraggio – come dice la scrittrice cattolica americana Mary Flannery O’Connor – di "attraversare anche il territorio del demonio", se vogliamo che le cose positive irrompano nel mondo. Se invece riteniamo che non ci si debba mai sporcare le mani o percorrere sentieri impervi, beh, restano solo le leggi del mercato. A me sembra che i religiosi dicano cose molto interessanti, che appartengono anche a un dibattito di una cultura che è la nostra».

Ma non negherà che prevale, nelle osservazioni dei membri della Pastorale, il segno dell´allarme, della preoccupazione per la precarizzazione, l´insicurezza del lavoro…

«Ma io faccio il sindacalista, non posso fermarmi all´analisi – sia pure preoccupata – di una situazione: devo trovare soluzioni concrete, perché questo è il mio mestiere, la mia laicità, il mio fare. Sono contentissimo che la Chiesa richiami l´attenzione rispetto ad alcuni pericoli, è la sua funzione. Ma il mio compito è impegnarmi perché un qualcosa di potenzialmente pericoloso sia governato e frenato».

Per replicare alle critiche dei religiosi, Biagi porta ad esempio il consenso della Cisl sul Libro Bianco.

«Certo, su alcuni temi del Libro Bianco abbiamo espresso apprezzamento. Sullo Statuto dei Lavori, per discutere delle tutele da dare a chi non ne ha, siamo d´accordo; sulla democrazia economica, sulla partecipazione dei lavoratori, siamo d´accordo; stesso discorso per la riforma del sistema contrattuale. Laddove il Libro Bianco intercettava alcune proposte nostre, ovviamente eravamo favorevoli. Eravamo e siamo meno d´accordo sulle proposte che possono destrutturare il rapporto di lavoro. E a Biagi lo abbiamo sempre detto con estrema chiarezza. Ci sono fior di documenti ufficiali che lo attestano».

Biagi racconta di un libro edito dalla casa editrice della Cgil sulla cui copertina appare un disegno di un lupo con la maschera di agnello. E dice che con il volto del lupo si voleva raffigurare proprio lui. Che ne pensa?

«Penso che mi dà l´impressione di una persona molto turbata. I disegni, le vignette… io sono abituato, mi fanno vignette tutti i giorni, alcune mi fanno sorridere, altre no. Biagi l´ho conosciuto bene, era una persona molto sensibile, orgoglioso del lavoro che faceva, convinto delle proprie idee, lo feriva il non riuscire a convincere gli interlocutori o trovare contrasti forti. Era un mite, non amava le asprezze, forse inevitabili, del dibattito politico».

E la sua reazione quasi animosa verso le obiezioni dei religiosi?

«Dimostra la buona fede di Biagi, il fatto che sentiva di agire all´interno di un disegno morale, e si risentiva della critica. Ma questo capita a tutti».

Un discorso che vale anche per chi contestava le idee di Biagi, dunque…

«Certo. In Italia servirebbero più credenti laici. Sulle materie sociali e del lavoro nessuno possiede la verità. Ci possono essere dei criteri, i cattolici direbbero "discernimento", ma verità sociali no. Bisogna trovare gli strumenti adeguati per tutelare nella situazione storica data la dignità delle persone».

Parliamo dei volantini diffusi in questi giorni dai terroristi. Qual è la sua valutazione?

«Sono preoccupatissimo. Non riusciamo a capire il grado di attendibilità, naturalmente. Ma considerando le nostre sedi "sprangate", i volantini che individuano in dirigenti Cisl e Uil dei "nemici", la mia gente minacciata, mi preoccupo. Anche perché so che gli assassini di D´Antona e di Biagi sono ancora in giro. Ci vorrebbe davvero un salto di qualità nella lotta al terrorismo: questa gente va assicurata alla giustizia. Attenzione: sempre distinguendo tra il terrorismo – che è un´attività criminale senza nessuna giustificazione politica – e la dialettica sociale, che è un´altra cosa. Metterle sulle stesso piano sarebbe un errore gravissimo, che finirebbe per favorire il terrorismo».