“Intervista” Pezzotta: il Patto per l’Italia in Finanziaria o scenderemo in piazza

18/09/2002



18 settembre 2002

INTERVISTA / Il segretario della Cisl: ma quello della Cgil è uno sciopero sbagliato e contro di noi

Pezzotta: il Patto per l’Italia in Finanziaria o scenderemo in piazza

      ROMA – A Savino Pezzotta la parola ultimatum non piace, ma è quello che di fatto lancia al governo quando dice che «o con la prossima legge finanziaria si applica il Patto per l’Italia o la Cisl scenderà in piazza». Il segretario generale della Cisl ha fretta: «Il governo dia subito un segnale della volontà di attuare il Patto: ci convochi al più presto per illustrarci la Finanziaria, senza ridursi agli ultimi due giorni».
      Lo sciopero generale annunciato dalla Cgil per il 18 ottobre incombe.
      «Quello è uno sciopero contro il Patto e quindi anche contro di noi, contro la Cisl e la Uil che lo hanno firmato. Perciò l’Ulivo ci pensi bene prima di dire, come hanno già fatto alcuni suoi esponenti, che bisogna aderire allo sciopero della Cgil».

      Altrimenti?

      «Altrimenti nulla. Decidano come vogliono. Dico solo che quello è anche uno sciopero contro la Cisl, contro di me. E quindi riflettano anche su questo».

      Ma anche lei ha detto che la Cisl è pronta a scendere in piazza.

      «Noi lo faremmo solo per un motivo opposto a quello della Cgil, cioè per rivendicare l’applicazione del Patto, perché oggi, ancora più di due mesi fa, è lo strumento per una politica anticiclica che rilanci sviluppo e occupazione».

      A più di due mesi dalla firma, però, il Patto è tutto da attuare
      .
      «Nessuno poteva pensare di attuarlo in due mesi, che poi scendono a uno, se si tolgono le ferie. Il banco di prova arriva adesso, con la Finanziaria. Si tratta di ridurre le tasse sui redditi bassi, di aumentare l’indennità di disoccupazione, di rilanciare gli investimenti nel Mezzogiorno e la lotta al sommerso e, infine, di non intaccare la spesa sociale».

      A proposito di sommerso. Il recepimento dell’«avviso comune» è già slittato due volte perché il ministero dell’Economia ha sollevato una serie di problemi.

      «Il ministro Tremonti può anche fare resistenza, ma alla fine deve recepire l’accordo. Non c’è altra strada».

      Anche se il Patto per l’Italia verrà attuato, ciò avverrà mentre i prezzi aumentano, i conti pubblici peggiorano e molte categorie faticano a rinnovare i contratti. Tutti fattori sui quali insisterà la Cgil.

      «Noi con il Patto abbiamo messo in campo una serie di politiche positive e fissato importanti paletti su pensioni e sanità che dovranno essere rispettati dal governo. Contemporaneamente affronteremo le questioni che sono fuori dal Patto».

      Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, è preoccupato per i conti pubblici e per la ripresa dell’inflazione.

      «Condividiamo le parole del presidente. Per questo chiediamo al governo di fare chiarezza sulla situazione della finanza pubblica e di affrontare il problema dei prezzi».

      Come? Bloccando, come ha fatto, per tre mesi le bollette della luce, del gas e del telefono?

      «Questi sono provvedimenti che, se gestiti male, possono creare contraddizioni. Noi siamo piuttosto per rafforzare i controlli. Non bisogna abolire le Authority: sarebbe un errore madornale. E si deve trovare un modo per misurare il costo della vita per le famiglie a basso reddito, perché se queste consumano soprattutto alimentari e qui i prezzi salgono con percentuali a due cifre, che me ne faccio del tasso d’inflazione dell’1,4%?».
      Propone di modificare l’indice Istat?
      «No, non me la prendo con l’Istat. Continui pure a elaborare il suo indice. Ma vorrei che si trovasse un modo per misurare anche quanto avviene per chi guadagna novecento euro al mese».

      È sempre convinto che con il Patto ripartirà la crescita economica e aumenteranno i posti di lavoro?

      «Il Patto può dare un importante contributo per la realizzazione di questi risultati. Noi non abbiamo mai dato un valore taumaturgico a nessun patto. Tutti i patti contribuiscono a risolvere determinati problemi. Ma da soli non bastano. Insieme all’applicazione del Patto servono politiche che incentivino gli investimenti e serve un ragionamento a livello europeo. Vorrei capire, per esempio, se la banca centrale europea abbasserà i tassi e se, all’interno del patto di stabilità, sono possibili elementi di flessibilità per rilanciare gli investimenti».

      Sul piano politico, mentre la Cgil di Sergio Cofferati incontra il sostegno della sinistra, la Cisl ha difficoltà ad avere il pieno appoggio anche dalla Margherita. Non si sente isolato?

      «No. Non abbiamo chiesto il sostegno di forze politiche. Restiamo autonomi e non schieriamo la Cisl né con il governo né contro. Non lo faremo mai. Continueremo invece a fare accordi quando sono nel nostro interesse, indipendentemente dal colore del governo, perché l’esecutivo non è scelto dal sindacato ma dagli elettori».

      Prova invidia per il successo e la popolarità di Cofferati?

      «No. Primo perché non sono invidioso e secondo perché penso che la sua sia una popolarità parziale, che sta dentro lo schieramento di sinistra. Io penso solo a fare bene il mio mestiere».

      Cofferati sarebbe un buon candidato premier per l’Ulivo?

      «Lo decida l’Ulivo».

      Guglielmo Epifani, che venerdì prenderà il posto di Cofferati, le sta più simpatico?

      «Ma io non ho antipatie personali. Con Cofferati ci siamo divisi perché abbiamo valutato diversamente le questioni all’ordine del giorno».
Enrico Marro


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