“Intervista” Pezzotta: «Il nostro mestiere è trattare»

05/06/2002



            intervista
            Roberto Giovannini

            (Del 5/6/2002 Sezione: Economia Pag. 6)
            IL SEGRETARIO E´ «CONVINTO CHE SEDERSI AL TAVOLO SIA L´UNICO MODO PER SVELENIRE LE POLEMICHE»
            «Il nostro mestiere è trattare»
            Pezzotta: la Cisl ha un ruolo sindacale, non politico

            ROMA
            L´inizio del negoziato sul lavoro? «Sull´articolo 18 c´è un primo passettino avanti rispetto alle vecchie posizioni del governo. E cominciano ad aprire anche sulle risorse per gli ammortizzatori sociali. Ma è troppo presto per giudicare». Savino Pezzotta, numero uno della Cisl, è cauto e consapevole della delicatezza della posizione in cui si trova il sindacato di Via Po, impegnato «in una trattativa difficile, ma che non aveva alternative». E intanto, la Cgil proclama lo sciopero generale. «Non voglio fare polemiche – risponde – ma è la prima volta nella storia del sindacato che si sciopera proprio mentre si apre un tavolo negoziale. Dopo il 16 aprile, per cambiare le posizioni del governo, l´unica strada era quella del confronto. Preferisco un negoziato, pur difficile e rischioso, dicendo no a modifiche per i diritti di chi oggi ce l’ha».

            Segretario, dunque tratterete anche una modifica all´art.18?

            «Non c´è solo l´articolo 18: ci sono gli ammortizzatori sociali, e il governo non può pensare che una riforma si faccia senza risorse aggiuntive. Una riforma, con tutte le gradualità necessarie, per me significa l’aumento dell´indennità di disoccupazione, formazione, la gestione bilaterale dei percorsi di domanda e offerta di lavoro. Non so se il governo riuscirà a dare risposte a tutte le nostre richieste. Io faccio un negoziato, e non ho rinunciato a nulla: se non ci sono risultati, si torna alla mobilitazione. Ma bisognava uscire dall´immobilismo».

            La Cgil afferma che sedersi al tavolo vuol dire già accettare una modifica all´art.18».

            Ma io mi siedo al tavolo per discutere, ragionare. Che strumenti ha il sindacato per cambiare la posizione del governo? Altri scioperi, ancora? Scioperare costa ai lavoratori. E un sindacato che non contratta abdica alla sua funzione. Negoziare è rischioso per noi, ma anche per la controparte, se non realizza le condizioni per un accordo sul Fisco, gli ammortizzatori sociali, il Mezzogiorno».

            Dunque, uno scambio è possibile?

            «Vedremo. Ma per quanto riguarda i diritti acquisiti dai lavoratori non c´è disponibilità da parte della Cisl. Ci sono le nuove tutele, gli ammortizzatori sociali per chi non ne ha; si dovrà valutare se in questa fase ci sono le condizioni per parlare di uno Statuto dei Lavori, per determinare nuovi diritti per chi non ne ha, e non certo per estendere l´art.18 alle piccole imprese, come dice il referendum di Rifondazione. Un problema che riguarda i lavoratori delle aziende sotto i 15 dipendenti c´è, inutile negarlo. Ma Rifondazione punta soprattutto a mettere in difficoltà una parte della sinistra, dell´area riformista, mirando anche far saltare lo Statuto dei Lavori di Treu e Amato. Il problema è come creare diritti adattabili alle condizioni dei nuovi lavori, non estendere meccanicamente le tutele esistenti, che sono state create per condizioni diverse e specifiche».

            La scelta di trattare non è stata indolore per la Cisl. Ci sono critiche, malumori…

            «L´Esecutivo Cisl di lunedì ha discusso in modo molto serio. Non è stata posta la fiducia sul segretario generale: la Cisl ha ritenuto giusto che aperto un tavolo si andasse fino in fondo, per cercare di ottenere il migliore accordo possibile nella situazione data. Non che non ci sia una dialettica, opinioni diverse. Mi sarei stupito del contrario, è nella storia della mia organizzazione. Poi, se l´accordo ci sarà, lo presenteremo all´Esecutivo, si discuterà e si giudicherà».

            Certo è che per i militanti cislini nei luoghi di lavoro si annunciano tempi difficili, con la Cgil che li accuserà di aver rinnegato le ragioni dello sciopero del 16 aprile.

            «Capisco che il confronto con la Cgil nei luoghi di lavoro sarà delicato. Ma dovevamo fare la trattativa: non possiamo fare altro, perché noi abbiamo un progetto solo sindacale e non politico, e la nostra vita è il negoziato».

            Dunque, hanno ragione governo e Confindustria? La Cgil agisce sulla base di priorità politiche?

            «Il problema è l´ambiguità del ruolo del segretario della Cgil. È solo un leader sindacale, o associa anche l´essere un futuro leader politico? Lui smentisce, ma io qualche dubbio, se mi è permesso, ce l´ho».

            Cofferati vi ha accusato, tra l´altro, di aver concordato prima dell´incontro di Palazzo Chigi persino il testo del verbale, puntando all´accordo separato.

            «Non è vero. Che ci siano stati contatti io non l´ho mai smentito. Succede in ogni trattativa che chi vuole risolvere una situazione di stallo cerchi di sondare i suoi interlocutori».

            Eppure molti sostengono che il governo abbia sempre avuto un occhio di riguardo per Cisl e Uil…

            «Non è un problema mio. Non so se ci siano preclusioni verso la Cgil. Io parlo con tutte le forze politiche».

            Si dice che lei sia stato fortemente incitato dalla Margherita ad accettare di trattare. È così?

            «Io ho avuto solo un mandato del mio esecutivo. Che ci siano attenzioni da parte dei partiti nei confronti della Cisl è positivo. E ho apprezzato l´invito di Rutelli affinché tutto il sindacato si sieda al tavolo, che è l´unico modo per svelenire le polemiche. Detto questo, gli appelli all´unità sindacale sono sempre apprezzabili, ma bisogna fare i conti con la realtà».

            Insomma, segretario, si sta imbarcando in un´impresa che lei stesso definisce non priva di rischi.

            Non c´è dubbio. Lo so benissimo. Ma mi è sembrato che non ci fossero scelte alternative possibili. Se ci sarà un accordo, si va e si spiega alla gente, come deve fare un sindacato. Ci assumeremo la responsabilità. Ma vedo qualche condizione per un intesa positiva».