“Intervista” Pezzotta: il governo ci spinge allo scontro

04/12/2003


 Intervista a: Savino Pezzotta
       
 



Intervista
a cura di

Laura Matteucci
 

04.12.2003
Pezzotta: il governo ci spinge allo scontro
Le famiglie non ce la fanno più, la concertazione è saltata, ci aspettano mesi di forti tensioni

MILANO È saltata la concertazione, la politica dei redditi è solo un ricordo, i salari sono schiacciati dall’inflazione. «I prossimi saranno mesi molto tesi, con un alto livello di conflittualità». Dopo lo sciopero con strappo (milanese) dei trasporti pubblici, a due giorni dalla manifestazione unitaria contro la riforma
delle pensioni, sabato a Roma, il leader della Cisl Savino Pezzotta si dice preoccupato, «molto preoccupato di come stanno andando le cose».
Pezzotta, è d’accordo nel parlare di emergenza salari?
«Emergenza forse è un termine esagerato, però è chiaro che l’erosione del potere d’acquisto è un fatto, che il sindacato peraltro va denunciando già da tempo. Si sta determinando una questione di difesa dei salari, e anche dei redditi, che la mancanza di una politica adeguata da parte del governo sta aggravando. Di contratti quest’anno ne sono
anche stati rinnovati: quelli del pubblico impiego, del commercio, dei meccanici, dell’industria. Quando ci sono le condizioni, noi siamo per chiuderlo, un contratto. Se si ripristinasse la politica dei redditi ogni
situazione potrebbe venire inquadrata
con maggiore equità. È questo il problema, che siamo in una situazione senza quadro: prima del ‘93 c’era la scala mobile, poi è stato introdotto l’elemento contrattuale del secondo biennio, ma se passano gli anni per fare un rinnovo che invece dovrebbe essere automatico, è chiaro che l’inflazione non può che pesare, erodendo sempre più il potere
d’acquisto. Ad un certo punto, la concertazione ha iniziato ad essere
interpretata come vincolo, ed è saltata.
Ma di chi sono le responsabilità? Certo non del sindacato».
Dica lei.
«Qui il problema è che il Paese ha bisogno di obiettivi, non solo di lacerazioni e strappi. Il governo dovrebbe ripensare a qualche strappo
che ha fatto e porvi rimedio…»
Qual è il più grave?
«Far saltare l’intero sistema di relazioni, uno strappo che non consente più di governare i processi. La nostra è una società complessa, pensare di poter semplificare le relazioni è sbagliato. E non è un problema per il sindacato, che continua e continuerà a fare il suo mestiere, è un problema per il Paese».
Pensa che questo strappo del governo, questa chiusura rispetto ai tavoli di confronto, possa portare ad un’esasperazione del conflitto, magari ad
altri fatti analoghi a quanto è avvenuto a Milano?
«Il sindacato ha preso le distanze dai fatti di Milano, ma non si può essere ipocriti. Se noi ci assumiamo le nostre responsabilità, vorrei anche capire quali siano le penalizzazioni per la controparte, per chi non ha voluto procedere con il rinnovo».
I Comuni non hanno soldi…
«Si diano da fare. Non è che possiamo andare avanti con il rimpallo delle responsabilità. Mi auguro non ci siano più elementi dilatori».
In Finanziaria non c’è un euro.
«Lo so, glielo avevamo detto. Bisogna che questi soldi saltino fuori. Non si può continuare a non fare nulla».
Domani (oggi per chi legge, ndr) c’è un incontro con le aziende del trasporto pubblico. I sindacati di categoria hanno già annunciato un nuovo sciopero, per il 15 dicembre.
«Certo, se non partirà una trattativa vera, seria, sarà sciopero. Poi, dico, nei settori pubblici ci siamo dati delle regole, ma se queste regole
vengono strumentalizzate per evitare di fare i contratti, se l’obiettivo è dilazionare, contando per esempio sulla regola dei 10 giorni di preavviso, allora non ci siamo proprio».
Ecco, le regole. Maroni non ha trovato di meglio che far baluginare la volontà di rimetterci mano, ovviamente in senso restrittivo. Che ne pensa?
«Penso che le questioni politiche non si risolvono con le regole, ma con la politica. Se Maroni vuole ricorrere ad elementi restrittivi, sbaglia, non fa politica, perchè la politica è l’arte della mediazione. Se crede, lui ed altri, che servirebbe perchè fatti del genere non si ripetano più, sbaglia. Certo, tutto questo discorso vale per chi ci tiene ad evitare
i conflitti».
Non è che il sindacato sta sottovalutando
qualche situazione? Che Milano possa fare da apripista per altre proteste fuori controllo?
«No, il sindacato non sottovaluta niente. Il sindacato rappresenta i lavoratori, eccome se lo fa. Gli auto-ferrotranvieri hanno fatto sette scioperi, prima di quello di lunedì, e tutti “regolari”. E anche a Milano, se la cosa è stata ricondotta alla normalità, è stato per l’impegno dei confederali».
Sabato c’è la manifestazione contro la riforma delle pensioni. A che punto è la proposta sindacale unitaria, ci crede davvero?
«Ci stiamo lavorando. Insisteremo. Ma prima di tutto, adesso, viene la manifestazione, che sarà un altro, grande successo».