“Intervista” Pezzotta: «Hanno assassinato la concertazione»

20/10/2003

 

domenica 19 ottobre 2003
Pagina 7 – Economia
 
L´INTERVISTA
Il leader della Cisl, Savino Pezzotta: "I lavoratori sono indignati con il governo"

«Hanno assassinato la concertazione
dopo lo sciopero sarà ancora guerra»
          il mezzogiorno Dopo la mobilitazione del 24 ottobre, una grande iniziativa sul Mezzogiorno
          potere d´acquisto O si tiene basso il costo della vita o recupereremo il potere d´acquisto dei salari

          ROBERTO PETRINI


          ROMA – Chi vincerà: l´appello di Berlusconi in tv o lo sciopero generale?
          «Se devo guardare le assemblee che stiamo facendo – risponde il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta – compresa quella di venerdì scorso in Toscana, la tensione dei lavoratori è molto alta.
          Ho visto soprattutto giovani operai molto indignati e animati da grande passione. La risposta alla sua domanda sta in questi fatti».
          E´ la riforma delle pensioni che porta la Cisl sul piede di guerra?
          «Non solo. E´ tutta la politica economica del governo in questione: prima l´abolizione della tassa sulle successioni, poi il condono fiscale, ora quello edilizio. E chi paga le tasse e i contributi? Che deve dire? C´è un´indignazione profonda nei confronti dei privilegiati.
          Noi abbiamo contribuito al risanamento e oggi lo vediamo sfumare, non abbiamo portato i capitali all´estero».
          C´è dell´altro?
          «Eccome. L´inflazione aumenta, la politica dei redditi non c´è più, la concertazione è stata assassinata. E´ una situazione molto grave perché non si può mantenere l´inflazione programmata all´1,7 per cento e vedere correre i prezzi al tasso del 2,9 per cento.
          La situazione è tale che un pensionato con la casa in affitto o un lavoratore che vive in un grande città non ce la fa ad arrivare alla fine del mese. Allora, o si riesce a tenere basso il costo della vita o il sindacato dovrà recuperare il potere d´acquisto sui salari».
          Vuol dire che il conflitto non finirà con lo sciopero del 24?
          «No, non finirà. Ho già in mente di chiedere agli altri sindacati di prendere una grande iniziativa sul Mezzogiorno. Lo sa che amici della Caritas e del volontariato mi raccontano che alle mense non arrivano più soltanto i barboni?».
          Dal centrodestra, inevitabilmente, l´accusano. Appena ieri Fini ha detto che il vostro è uno sciopero politico.
          «Neanche per sogno. Le nostre richieste sono sempre le stesse: ricerca, Mezzogiorno, ammortizzatori sociali. E´ il governo che le ha disattese. E noi siamo il sindacato che fa gli accordi con Berlusconi ma gli fa anche lo sciopero contro. In ciò si dimostra la nostra autonomia».
          Tuttavia, viste difficoltà in cui versa la maggioranza, qualcuno potrebbe pensare che volete dare la spallata a Berlusconi.
          « Io non faccio lo sciopero per cambiare il governo, questo lo faccia il Parlamento. Mi limito a chiedere le cose che chiedevamo lo scorso anno.
          Il sindacato non è un soggetto subordinato: rappresentiamo una parzialità, cioè il mondo dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, ma abbiamo una politicità piena per rappresentarli. Anzi dico di più: oggi dopo la fine dei movimenti al sindacato guardano in tanti con grande attenzione».
          Qualcuno evoca il 1994 quando, dopo lo sciopero contro la riforma previdenziale, cadde il governo Berlusconi I.
          «Le cose oggi stanno diversamente. Allora fu la Lega a far cadere il governo, noi dopo lo sciopero firmammo un accordo. Il governo attuale deve temere più la maggioranza».
          Da settori del centrosinistra, invece, si dice: la Cisl ha firmato il Patto per l´Italia e ha trattato sull´articolo 18. Solo ora si accorge dei danni del governo Berlusconi?
          «Tutti vorrebbero un mio mea culpa. Ma noi siamo coerenti e con la nostra posizione siamo riusciti ad evitare che le cose andassero peggio e che il dialogo si interrompesse del tutto».
          La politica economica che lei contesta è impersonata dal ministro dell´Economia Giulio Tremonti. E´ anche lui nel vostro mirino?
          «Non personalizzo. La responsabilità è collegiale. Non tocca a me fare la pagellina del ministro bravo o cattivo».
          Tuttavia all´interno del governo ministri come Buttiglione e Alemanno hanno detto che nella riforma delle pensioni si possono introdurre elementi di gradualità.
          Maroni ha persino deciso di presentare l´emendamento sulle pensioni dopo il vostro sciopero.

          «Certo, prima decidono quanto devono tagliare, poi ci chiamano ad aggiustare. Il governo tolga la delega e poi si tornerà al dialogo. Altroché!».
          Anche nel centrosinistra si sono levate iniziative per favorire il dialogo, come quella di Fassino che ha dato la propria disponibilità per modificare i criteri di gradualità. Come la giudica?
          «Se il sindacato sta trattando è meglio lasciar fare al sindacato».
          E se ci fosse una proposta di riforma dell´Ulivo?
          «La tratteremmo con gli stessi criteri che applichiamo a quella del governo».
          Molti ritengono comunque che un intervento sulle pensioni dovrà essere fatto.
          «Da dove deriva questa urgenza? Perché fare oggi riforme che decorrono tra quattro-cinque anni. Le parti sociali e il governo avevano fissato una verifica per il 2005, invece questo impegno è stato disatteso. Perché? Perché a Bruxelles non avrebbero accettato tutte le una tantum con le quali è fatta la Finanziaria del 2004».
          Dopo lo sciopero?
          «Ci vuole una politica più equa e più giusta. E soprattutto bisogna tornare alla concertazione: ce n´è ancora più bisogno oggi con il maggioritario, dove chi governa è una minoranza, per mantenere la coesione del paese».