“Intervista” Pezzotta: «Ha esautorato il sindacato»

06/12/2002




          (Del 6/12/2002 Sezione: Economia Pag. 2)

          intervista
          Roberto Giovannini

          PESANTI CRITICHE ANCHE SUL MODO DI CONDURRE LE TRATTATIVE
          Pezzotta attacca il governo
          «Ha esautorato il sindacato»
          Il leader Cisl: la questione dell´auto non finisce qui

          ROMA
          «Non pensi il governo, avendo fatto un accordo con la Fiat, di essersi liberato della questione. Il tema del futuro dell´auto in questo paese è e rimane aperto. Per noi, per il governo, e anche per la Fiat». Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, parla di «accordo separato tra il governo e l´azienda», e garantisce che la vicenda Fiat non si chiude qui.

          Perché parla di accordo separato tra Fiat ed esecutivo?

          «Non so se saremmo riusciti ad arrivare a un´intesa. Ma essere convocato a un incontro e trovarsi un testo già definito e concordato, l´ho ritenuta una mossa di merito politico abbastanza pesante. Invece di valorizzare il ruolo del sindacato, lo si esautora. È stato un errore di metodo, ma tra metodo e politica c´è poca differenza».

          Ma nel merito? Perché avete respinto la proposta di accordo?

          «Manteniamo le nostre critiche al piano della Fiat, che secondo noi non aiuta a rilanciare questa azienda e il settore dell´auto. Nella proposta c´erano senz´altro alcune modifiche interessanti: su Termini Imerese, la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione a rotazione. Ma erano modifiche che però non cambiano sostanzialmente il piano, che invece va rivisto complessivamente. Noi vogliamo discutere seriamente quel piano, capire i rapporti tra Fiat e General Motors. Prendo atto dei cambiamenti introdotti, ma le questioni strategiche fondamentali restano più che mai aperte. E quindi, la rottura tra noi, il governo e l´azienda».

          I metalmeccanici di Fim-Fiom-Uilm hanno proclamato otto ore di sciopero generale.

          «Questa è la prima reazione. Poi valuteremo come proseguire».

          Berlusconi e Fini hanno affermato che la posizione rigida e "politica" della Cgil ha fatto saltare l´intesa. Eravate davvero sull´orlo di una spaccatura?

          «Sin dall´inizio di questa vicenda abbiamo detto che sulla Fiat non c´erano le condizioni per accordi separati. Lo sapevano tutti, a partire dal governo: Cgil-Cisl-Uil hanno la stessa valutazione di merito e di strategia. Non so se qualcuno ha tentato o meno di dividere il sindacato, ma dico solo che su una vicenda di questo genere non serve a nessuno dividere il sindacato, né serve al sindacato dividersi».

          E adesso sono partite le lettere che comunicano la cassa integrazione…

          «Avevamo chiesto di non farle partire, per gestire la situazione con serenità e tranquillità. Quando uno si trova in mano quella lettera, è normale che ci sia fibrillazione. Se l´intento era quello di abbassare la tensione sociale, non è certo questo il modo».

          Il governo afferma che questa era l´unica via per evitare i licenziamenti collettivi.

          «Un´altra via c´era, e l´avevamo proposta più volte: che la Fiat facesse uno sforzo per quanto riguarda la sospensione dell´invio delle lettere ai lavoratori, e consentisse attraverso la cassa a rotazione e gli strumenti della solidarietà un percorso di confronto non condizionato dalle persone che escono dalla produzione».

          Si è parlato di regimi produttivi flessibili, tipo Melfi?

          «No, non se n´è parlato. Per discutere di flessibilità nelle aziende occorre avere un piano industriale, sapere cosa si produrrà, quanto, e dove».

          La Fiat afferma che questo è lo sforzo massimo possibile…

          «Secondo noi di sforzi ne dovrà fare ancora. Se il piano resta questo, continuiamo a mantenere le nostre preoccupazioni sul futuro della Fiat. Serve più che mai un confronto».

          Che giudizio sull´operato del governo?

          «Prendo atto che il governo si è mosso. Ma si poteva arrivare a risultati più positivi».

          C´è qualche preoccupazione per una possibile escalation "spontanea" delle forme di lotta?

          «Dobbiamo evitare di commettere errori che diano un vantaggio ai nostri interlocutori. Bisogna stare molto molto attenti a non dividere i lavoratori tra coloro che si sentono garantiti da chi no. La questione Fiat resta aperta».

          Dopo le divisioni di questi mesi, la posizione comune sul caso Fiat di Cgil-Cisl-Uil è da considerare un fatto episodico, o un´inversione di tendenza?

          «Una convergenza su una questione importante come la Fiat non cambia la sostanza delle nostre divisioni, che sono di ben altra natura. Sulla vicenda Fiat abbiamo trovato una convergenza positiva, che bisogna coltivare con grande attenzione».