“Intervista” Pezzotta: «Finanziaria da cambiare no a scambi Sud-pensioni»

07/10/2002


 
LUNEDÌ, 07 OTTOBRE 2002
 
Pagina 9 – Economia
 
L´INTERVISTA
 
Il leader della Cisl: questa manovra non va bene. La Cgil? Il dialogo non è interrotto
 
"Finanziaria da cambiare no a scambi Sud-pensioni"
 
Pezzotta: subito la verifica del Patto per l´Italia
 
 
 
Abbiamo l´impressione che il Mezzogiorno questo paese se lo stia dimenticando
Nell´accordo di luglio è scritto con chiarezza che la spesa sociale non si tocca: sia rispettato l´impegno
 
EUGENIO OCCORSIO

ROMA – «Noi abbiamo chiesto da tempo la convocazione di un tavolo per il Mezzogiorno per stabilire tutti insieme, governo e parti sociali, impegni e scelte: era meglio farlo prima del varo della Finanziaria, ora almeno si faccia prima della discussione parlamentare. Il rischio è di vanificare lo spirito del Patto per l´Italia, cioè la concertazione. Tutto questo ci preoccupa moltissimo». Anche la Confindustria è "preoccupata", D´Amato lo ha fatto capire in modo inequivocabile. Vi sentite, come dire, scavalcati a sinistra? «Beh, ognuno ha il suo carattere, i suoi modi, c´è chi alza di più la voce e chi meno. Ma la sostanza non cambia: anche per noi questa Finanziaria non va». Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, ha passato la domenica chiuso in casa con l´influenza. Poche linee di febbre però l´hanno aiutato a riflettere con calma sul violento showdown fra Confindustria e governo, ma soprattutto a rileggersi la Finanziaria e i documenti allegati per vedere se gli fosse sfuggito qualcosa.
Ha trovato quello che cercava?
«No, mancano troppe cose, a partire dall´aumento delle risorse per il Sud: nel Patto c´era, nella Finanziaria no. Noi vogliamo che quell´accordo sia rispettato fino in fondo, è obbligo del governo dimostrare che ciò avvenga. Noi esigiamo in modo rigoroso il rispetto degli impegni. Lo abbiamo ripetuto ogni giorno dal 5 luglio quando firmammo il Patto, nessuno ci ha dato ascolto».
Tremonti e Fini però parlano di fantasmagorici incrementi.
«Non è vero. Il totale dei fondi per lo sviluppo è in aumento, ma è solo apparenza. Con i fondi si finanzierà una serie di voci come il bonus occupazione o il credito d´imposta che non erano previste. Se andiamo a vedere al netto di questi impegni, il risultato è negativo. Il totale doveva crescere di più. Abbiamo l´impressione che il Sud questo paese se lo stia dimenticando».
Ora che farete? Iniziative di lotta?
«Il 14 siamo convocati dal governo. Il 23 nell´assemblea dei delegati meridionali decideremo le iniziative. Ma lo dico fin da ora con chiarezza al governo: sul Sud non molliamo. La nostra organizzazione ha una storia dietro di sé, a partire da Giulio Pastore che fu ministro per il Mezzogiorno dopo aver fondato la Cisl, che l´accredita a continuare su quella linea. Certo, il Sud non è più quello dei tempi di Pasquale Saraceno, cresce a ritmi superiori al Nord, c´è vivacità, spirito imprenditoriale, i patti territoriali hanno creato una coscienza sul piano dello sviluppo. Ma il gap resta: se la disoccupazione è del 3% al Nord e del 20% in Calabria, c´è ancora bisogno di incentivi, in nome della competitività del paese. Siamo stati noi a promuovere l´iniziativa di scrivere la lettera al governo chiedendo modifiche, quella che è arrivata in triplice copia da Cisl, Uil e Confindustria. Peccato che altri non abbiano avuto lo stesso coraggio».
Altri? Si riferisce alla Cgil?
«Veramente intendevo qualcuna delle 32 organizzazioni che hanno firmato il Patto. Con la Cgil, comunque, il dialogo non è interrotto, abbiamo una stagione contrattuale davanti».
Come giudica la soluzione trovata per la gestione del fondo unico, con il Cipe a far da regista sotto la presidenza del capo del governo?
«Non mi convince. I maxi-fondi troppo spesso sono stati fattore di restrizione degli aiuti.
Andrebbero predeterminate le imputazioni sui singoli elementi di spesa».
Ma è solo il Sud che non vi convince nella Finanziaria?

«Macché, c´è un sacco di roba. A partire dal concordato: noi rappresentiamo lavoratori che per definizione non hanno bisogno di concordati o condoni perché le tasse le pagano tutte. Come crede che si sentano vedendo che ad altri è dato un premio? Allora, perché non premiare anche i contribuenti onesti, magari restituendogli qualcosa? Andava viceversa inserito un serio progetto di lotta all´evasione fiscale, che è una delle tante cose che mancano».
Come si inserisce nella strategia del governo la riapertura della questione-pensioni da parte di Berlusconi, che ha detto "sennò ci penserà l´Europa"?
«Se è per questo non solo Berlusconi: anche Fassino, e ora Follini rilanciano il tema. Qui ogni volta che c´è un problema si finisce sulle pensioni. Oltretutto, l´Europa non c´entra niente perché questa è una questione nazionale. Non è possibile che il riformismo finisca col riferirsi sempre e solo alle pensioni. E meno che mai è pensabile uno scambio tra un´eventuale riforma delle pensioni e il Mezzogiorno. Non creda il governo che pur di tenersi buona la Confindustria, ora le offrirà sull´altra mano la riforma delle pensioni. Nel Patto è scritto con chiarezza quel che bisogna fare per il Sud, e c´è anche scritto che non si tocca la spesa sociale. Da quella cornice non si deve uscire».
Sulle pensioni però c´è anche in ballo una delega a Maroni.
«Bene, si facciano le cose che sono previste in quella delega, a partire dall´utilizzo del Tfr, che agli industriali non piace ma che invece svilupperebbe le pensioni integrative e darebbe un aiuto effettivo allo sviluppo. Oppure, gli incentivi per alzare l´età pensionabile».
L´impressione è che vi stiate sempre più dissociando da un governo col quale avete firmato un accordo appena tre mesi fa.
«Aver firmato un Patto non significa andare da quel momento a braccetto col governo. Di accordi ne abbiamo sempre firmati. E abbiamo poi aperto le rivendicazioni del caso, come nel ´99 con D´Antoni quando c´era D´Alema a Palazzo Chigi e la Finanziaria, anche in quel caso, non ci piaceva».