“Intervista” Pezzotta: «Fiducia tradita, non ci stiamo più»

26/09/2003

venerdì 26 settembre 2003
Pagina 5 – Economia
 
    L´INTERVISTA
    Il leader della Cisl dice no a ogni ipotesi di riforma delle pensioni

    E anche Pezzotta scende in trincea
    «Fiducia tradita, non ci stiamo più»
      dimissioni
      Bossi ci accusa? Non conosce la storia. E per le sue parole dovrebbe dimettersi da ministro
      le risorse
      Lasciamo stare la previdenza. Le risorse si trovano combattendo evasione e sommerso
      LUISA GRION


      ROMA – Questo non è più il governo del patto per l´Italia, «non ha più la tensione riformatrice di allora». Non dialoga con le parti, anzi «è convinto d´essere autosufficiente», di bastare a se stesso. Ed è proprio qui che si sbaglia. Savino Pezzotta, leader della Cisl, il sindacato che più di altri in passato ha trovato punti d´incontro con l´esecutivo di Berlusconi, sulle pensioni, dice «no». Un «no» secco e senza sconti.
      Ha cambiato linea?
      «Al contrario, siamo più coerenti che mai al nostro principio: valutare nei fatti, senza pregiudizi. Ma la stessa coesione che ci ha portato ad accordi quando altri si alzavano dal tavolo, ora ci porta a dissentire attorno ad un´idea di previdenza che non possiamo accettare. I patti sono chiari. C´è una riforma già fatta che va rispettata. C´è una verifica in programma nel 2005. Facciamola, guardiamo alle cifre e poi ciascuno si prenda le sue responsabilità. Ma quella data è fuori dalla discussione»
      Da dove nasce questa intransigenza?
      «Non è intransigenza, continuiamo ad essere pronti al dialogo, tant´è che siamo aperti a incentivi e Tfr, ma quello che il governo ci propone non sono semplici aggiustamenti ma lo stravolgimento di una riforma, la Dini, che funziona»
      Ci sono però varie ipotesi. Non siete disposti a trattare nemmeno su un passaggio ai 40 anni di contributi morbido e non per tutti?
      «No, non siamo disponibili. In realtà non trovo esista alcuna linea morbida. Nelle intenzioni dell´esecutivo c´è l´eliminazione, in un modo o nell´altro, delle pensioni di anzianità. E noi non ci stiamo»
      Lei dice che il governo ha cambiato linea. Ma è cambiato anche il quadro economico. Tremonti avverte che per avviare lo sviluppo che voi chiedete è necessario conquistare Bruxelles con una riforma che lasci il via libera allo sforamento dei parametri sul debito.
      «Chiariamo la cosa: non vi è alcuna correlazione fra gli interventi allo sviluppo e la necessità di toccare le pensioni. La crisi c´è e siamo i primi a volerla affrontare subito, senza aspettare il 2008. Cominciamo però con l´armonizzare i contributi, con il combattere il lavoro nero e le evasioni fiscali. Recuperiamo i fondi dove è giusto recuperarli. Vedo invece che qui, al contrario, si va avanti a forza di perdoni e condoni e si tenta di far pagare tutti i costi del risanamento ad una sola categoria, quella dei lavoratori. Inaccettabile»
      In passato vi siete battuti per dialogare con questo governo, avete firmato il patto per l´Italia, vi siete fatti promotori di un accordo assieme a Cigl, Uil e Confindustria sulla competitività che l´esecutivo non ha preso in considerazione. Fatica sprecata?
      «Assolutamente no, allora c´erano i presupposti per trovare gli accordi e noi – che non siamo di parte – abbiamo fatto bene ad agire così»
      Qualcuno però, magari anche fra i suoi, dirà che ha fatto bene la Cgil a esprimere fin dall´inizio una linea dura
      «Se il riferimento è alle supposte divisioni interne alla Cisl di cui leggo sui giornali dico subito che non esistono. Quanto alla linea del dialogo che noi tenemmo aperta quando la Cgil chiudeva, direi che meno male che le cose sono andate così. Gli accordi firmati allora rendono oggi più forte tutto il sindacato: nessuno ci potrà contestare pregiudizi nei confronti di questo esecutivo».
      Sarete almeno delusi, tutto sommato lei è stato anche fischiato in piazza per aver firmato quei patti
      «Non lo siamo, non lo sono. I fischi fanno parte della democrazia. Quanto al governo non rispondo con la delusione, che non può essere il sentimento proprio di un sindacato autonomo. Deluso è chi s´innamora di qualcuno, io non mi sono mai innamorato di nessun governo. Valuto sui fatti e ora, appunto, i fatti parlano chiaro»
      Veniamo a Bossi. Ha accusato il sindacato di essersi reso responsabile di regalie e interventi a pioggia a favore del Sud.
      «Gli consiglierei di fare un corso di storia contemporanea per capire quanto il sindacato abbia fatto per questo paese, dalla difesa dei lavoratori – che lui rivendica ora solo per il Nord e che noi da sempre garantiamo a tutti – alla lotta al terrorismo. Ma gli consiglierei anche di dimettersi: con le sue parole offende il ruolo di ministro».