“Intervista” Pezzotta: «E’ una tregua armata»

11/12/2003



    11 Dicembre 2003

    IL SEGRETARIO DELLA CISL: PRIMO RISULTATO DELLE NOSTRE INIZIATIVE

    intervista

    «E’ una tregua armata
    le differenze restano»
    Pezzotta: al di là di quello che sarà il risultato finale
    si è dovuto ammettere che col sindacato ci si confronta»

    ROMA
    SAVINO Pezzotta, numero uno della Cisl, appare tranquillo e molto soddisfatto, al termine dell’incontro sulle pensioni.
    Allora, segretario. Lei ha parlato di una “tregua armata”...
    «È così: è una tregua un po’ armata, tra noi e il governo, ma è una tregua. Con l’Esecutivo non abbiamo discusso di merito ma d’impianti. Abbiamo illustrato le impostazioni generali. Non c’è una trattativa, ma un confronto su posizioni diverse. Bisogna dire che non sono emerse grandi novità rispetto alle posizioni in campo. Intanto rimane fermo l’iter parlamentare della delega».
    E la lettera sulla riforma delle pensioni del presidente del Consiglio Berlusconi, la cui spedizione era annunciata subito dopo l’Epifania?
    «Il percorso parlamentare della delega rimane congelata fino al 10 gennaio, e direi che lo stesso vale anche per la lettera che il premier vuole inviare agli italiani. Non verrà inviata prima del 10 gennaio».
    Avete guadagnato comunque un mese di tempo, e a sentire gli esperti, a questo punto visti i tempi parlamentari sembra impossibile una approvazione definitiva della delega entro il mese di gennaio. Prevede una rinuncia alla delega da parte del governo?
    «Non sono così ottimista sul fatto che il governo rinunci alla delega. Vedremo».
    L’incontro appena concluso segna una svolta, dopo la manifestazione di sabato scorso?
    «È un primo risultato delle iniziative che ha messo in campo il sindacato. Non siamo ancora al cambio di posizione, ma insomma, si avvia un confronto, si mettono in parallelo le due diverse posizioni, e poi si vede».
    L’impressione però è che il governo stia davvero tentando di trovare una qualche via d’uscita dal muro contro muro. O almeno, il vicepremier Gianfranco Fini.
    «Non so se cerca una via d’uscita: nell’incontro, bisogna ricordarlo, ognuno è rimasto sulle sue posizioni in modo molto netto e preciso. Comunque, al di là di quello che sarà il risultato finale, si è dovuto ammettere che col sindacato ci si confronta. E questo, dopo mesi e mesi che non avveniva, è un altro dato molto interessante. Non risolve le questioni, però è un dato significativo».
    Entrando nel merito, le difficoltà e le differenze sono state confermate.
    «Le difficoltà restano tutte, nella filosofia, nell’impostazione generale, si conferma una grande distanza tra quello che pensiamo noi e quello che pensa il governo. Almeno però su una questione di metodo, cioè mettere in chiaro le diverse posizioni, qualcosa c’è. Non risolve, ma è un primo passo».
    La vostra proposta non è stata esplicitata, ma l’avete descritta al governo per titoli.
    «I titoli già dicono molto. Secondo noi si tratta di trovare strumenti diversi per intervenire. Da un lato, non si può parlare solo di previdenza, ma si deve parlare di welfare nel suo complesso, e abbiamo chiesto la possibilità di aprire un confronto sul terreno della sanità e degli anziani non autosufficienti, questioni molto legate per noi alla vicenda della previdenza. Sulle pensioni in senso stretto, abbiamo fatto qualche accenno sull’armonizzazione delle contribuzioni, e un discorso sul Tfr, ribadendo l’idea della volontarietà. Oggi non siamo andati oltre questo. Su questi temi la convergenza di idee tra Cgil, Cisl e Uil è molto forte».
    Si mette sempre in dubbio la volontà della Cgil di essere disponibile a una vera trattativa. Come stanno le cose?
    «Io non ho dubbi, a Palazzo Chigi abbiamo dato una dimostrazione che riusciamo a lavorare insieme. Che poi tra le nostre organizzazioni rimangano delle differenze, questo è noto. Intanto, in ogni caso, noi della Cisl lavoreremo perché questo non avvenga, perché è bene che tutto il sindacato si impegni per arrivare a una posizione comune. Oggi questo è avvenuto. Fatto anche questo molto importante e significativo».