“Intervista” Pezzotta: «È stata una giornata storica ma ora siamo pronti a trattare»

18/04/2002


 
Pagina 7 – Economia
 
L´INTERVISTA
 
Il leader della Cisl, Pezzotta: va capitalizzato il risultato dello sciopero generale
 
"E´ stata una giornata storica ma ora siamo pronti a trattare"
 
 
 
Noi siamo intenzionati a battere tutte le strade possibili per riaprire il dialogo con l´esecutivo
Lo stop di martedì ha aperto una nuova fase e ha dimostrato che il sindacato è più forte
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA – «Quali saranno le nostre prossime iniziative? Una cosa per volta. Ora dobbiamo capitalizzare il risultato dello sciopero generale. Dopodichè, a seconda dell´atteggiamento del governo, valuteremo come proseguire: noi comunque siamo per negoziare, per battere – con la massima attenzione – tutte le strade possibili ai fini della ripresa del confronto con il governo». Il leader della Cisl, Savino Pezzotta, viene spesso definito «l´orso bergamasco» e, come l´orso, oltre al carattere ruvido, ha il passo lento e prudente.
Pezzotta, il governo sarebbe intenzionato a convocare le parti sociali per arrivare a un accordo su tutto l´«impianto» che riguarda il mercato del lavoro, assicurando che la normativa che uscirebbe dal confronto sarà congelata fino all´entrata in vigore dei nuovi ammortizzatori sociali. Lei che cosa ne pensa?
«Io dico che se il governo ha delle proposte ce le faccia. A quel punto il sindacato ne valuterà la congruità rispetto agli orientamenti finora espressi. D´altronde, se mi chiamano al tavolo io ci vado senz´altro. Dopodichè voglio capire se si tratta di un tavolo dove bisogna solo ascoltare oppure posso dire anche la mia opinione».
A quali condizioni voi andreste avanti nei colloqui? Maroni e Fini hanno ripetutamente dichiarato che lo stralcio dell´articolo 18 «non esiste», perché equivarrebbe a una resa…
«Se non si toglie di mezzo l´articolo 18 qualche problema c´è. Quanto alla resa, io non lo capisco: il governo non può da un lato dire che noi non dobbiamo avere delle pregiudiziali e dall´altra mantenere una sua pregiudiziale. Tredici milioni di lavoratori hanno detto no alle modifiche dell´articolo 18, il governo tenga conto di questo piuttosto. D´altronde, se quelle modifiche avessero comportato davvero dei vantaggi occupazionali, il sindacato non si sarebbe tirato indietro».
Lei crede nella «cabina di regia» proposta da An?
«Per la verità non so bene di che cosa si tratti. Ogni giorno c´è un ministro o un sottosegretario che se ne esce con una proposta diversa. Il governo, per prima cosa, deve chiarire qual è il rapporto che vuole avere con il sindacato. Sono stati loro a dire che la concertazione non c´era più. Quanto al dialogo sociale, non mi sembra che sia quello che c´è in Europa».
Secondo lei, il governo ha tratto dallo sciopero generale qualche spunto di riflessione ed autocritica?
«Il fatto che 13 milioni di lavoratori, più della somma dei nostri iscritti, abbia aderito allo sciopero comporta grandi responsabilità per il sindacato, ma costringe anche il governo a farsi qualche domanda. È assurdo risolvere la cosa dicendo che la gente ha scioperato senza saperne le ragioni».
Pezzotta, dopo lo sciopero generale unitario del 16, sono ancora immaginabili accordi separati?
«Nessuno va mai al tavolo per fare accordi separati. Anche quando ne abbiamo firmati non c´era assolutamente la volontà di arrivare a quel punto: sono stati altri ad andarsene. In ogni caso dipende anche da noi: se sappiamo trovare delle mediazioni al nostro interno ci sono meno problemi».
Cofferati e Angeletti concordano sull´ipotesi di un referendum abrogativo nel caso passasse la delega con le modifiche all´articolo 18. Lei?
«Io ho qualche perplessità. Prima bisogna tentare tutte le strade per arrivare a un accordo».
È da otto mesi, però, che provate tutte le strade e con il governo non siete arrivati da nessuna parte…
«Allora diciamo che io sono un testardo. Io sono per tentare sempre tutto. E in ogni caso non è stata la Cisl ad andarsene dall´ultimo tavolo: quel tavolo ci è stato sottratto dal governo».
Secondo lei quanto è servito lo sciopero generale?
«Io credo che lo sciopero abbia aperto una nuova fase, perché ha dimostrato che il sindacato è più forte, la sua rappresentatività è stata confermata. Oggi le cose sono chiare».
Il 23 marzo, giorno dei tre milioni in piazza per la Cgil, lei disse che quella era una pagina nera per il sindacalismo italiano. Di che colore è la pagina che avete scritto unitariamente martedì scorso?
«Io non avevo detto che quella là era una pagina nera. Lo sciopero unitario? Anche se a Milano pioveva, una bella giornata per il sindacato».