“Intervista” Pezzotta: «È ora di rivedere l’intesa del ’93»

08/01/2003




Mercoledí 08 Gennaio 2003

ITALIA-LAVORO



«È ora di rivedere l’intesa del ’93»

La stagione dei contratti – Pezzotta: subito il confronto su un nuovo modello ma le vertenze vanno chiuse


        ROMA – Rinnovare subito i contratti aperti, impegnare Governo e commercianti per frenare l’impennata dell’inflazione, ma allo stesso tempo mettere a punto un nuovo modello di contrattazione che ribadisca lo spirito della politica dei redditi. È questa la ricetta di Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, che vuole aiutare le famiglie in difficoltà economiche crescenti.
        Pezzotta, si allunga la lista dei contratti aperti. È questo il problema più urgente?
        La nostra prima preoccupazione è quella di frenare la corsa dei prezzi. Certo, tra le cose da fare ci sono anche i contratti. Vanno rinnovati?
        Sì, ma non alle condizioni indicate dal Governo. Aumenti salariali dell’1,4% non sono possibili, quel tasso di inflazione programmata non è credibile. E non corrisponde allo spirito delle intese del 1993.
        Gli aumenti salariali non devono corrispondere al tasso di inflazione programmata?
        Sì, ma quell’accordo parlava di tasso condiviso e noi non abbiamo convenuto nulla. Ma soprattutto quello non era un accordo di moderazione salariale, voleva contenere l’inflazione, ma anche garantire il potere di acquisto dei salari. Era una garanzia per i salari e questa logica deve restare.
        Quindi aumenti salariali contrattuali superiori all’1,4%?
        Superiori a quel tasso, ma inferiori al tasso di inflazione reale, proprio per non spingere sull’inflazione. In questo modo non parte la rincorsa tra salari e prezzi, ma si salvaguarda il potere di acquisto delle retribuzioni. Ed è possibile rilanciare i consumi. Questa è politica dei redditi.
        Ma l’inflazione sta galoppando.
        Sì e per questo credo che il Governo debba intervenire e debba farlo in tempi brevissimi. Rinnovando i contratti aperti di sua pertinenza, quelli del pubblico impiego, ma anche frenando gli aumenti delle tariffe pubbliche, effettuando un monitoraggio serio e creando un collegamento effettivo tra la qualità dei servizi resi e il loro costo.
        Sarebbe sufficiente?
        La Cisl chiede anche uno sforzo ai commercianti, perché riducano subito del 10% il prezzo di alcuni beni di prima necessità. Le famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese, in qualche modo vanno aiutate.
        Perché i commercianti?
        Perché qualche spinta in avanti all’inflazione l’hanno data.
        Ha ragione l’Istat o l’Eurispes?
        Non voglio entrare in questa discussione, so però che va prestata maggiore attenzione alla formazione del paniere, alcuni beni come l’assicurazione auto, i trasporti, sono sottovalutati. Si deve tenere conto in misura più accentuata del reddito delle famiglie e per evitare manipolazioni si devono effettuare i controlli direttamente sui registratori di cassa.
        Lei chiede di rinnovare i contratti, ma si parla molto anche di cambiare il modello di contrattazione.
        Il modello che stiamo utilizzando, fissato nel 1993, deve essere rivisto. Cgil, Cisl e Uil devono incontrarsi al più presto e definire una loro proposta da discutere poi con le controparti imprenditoriali.
        La Cisl ha già le idee chiare sul nuovo modello?
        Vogliamo mantenere un sistema su due livelli negoziali, ma pensiamo che per non innescare rincorse tra prezzi e salari gli aumenti di produttività debbano essere distribuiti esclusivamente al livello decentrato. Centralizzando si finisce per distribuire meno salario e per farlo in maniere esagerata rispetto alla realtà delle aziende.
        La Cgil la pensa in maniera difforme. È possibile una proposta unitaria?
        Se ci riusciamo meglio, altrimenti ogni organizzazione avanzerà la sua. Spero prevalga il buon senso. Ma non fare nulla sarebbe una iattura, per il sindacato naturalmente, ma anche per le aziende, che tengono ad avere un contraddittore credibile.
        Una discussione da fare prima o dopo il rinnovo dei contratti aperti? Quei contratti vanno chiusi, anche quello dei meccanici. Ma nel frattempo cominciamo a discutere del nuovo modello.
        I politici sembrano tutti attenti alle riforme istituzionali.
        Alcune riforme economiche sono impellenti, quelle per il Mezzogiorno, le infrastrutture, alcuni contenuti di politica economica del Patto per l’Italia. Ma alcune riforme istituzionali non possono aspettare, prima tra le altre quella federalistica, perché hanno comunque un costo elevato.
        MASSIMO MASCINI