“Intervista” Pezzotta: «Dovevo ribellarmi al ricatto di Epifani»

30/05/2005
    domenica 29 maggio, 2005

    Pagina 7 – Economia

    Intervista

    Pezzotta (Cisl): dalla Cgil troppi veti alla riforma dei contratti
    «Dovevo ribellarmi al ricatto di Epifani»

      ROBERTO MANIA

        ROMA – «Quello di Epifani è stato un ricatto al quale non potevo non reagire. Ecco perché ho detto che il suo non era un comportamento da democratico». Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, torna sullo scontro dell´altra notte a Palazzo Chigi, prima della firma del contratto degli statali. Uno scontro che non potrà non avere conseguenze sui rapporti tra le due più grandi confederazioni sindacali. Ancora una volta emergono due strategie non sempre convergenti. L´accordo per il pubblico impiego è stato archiviato ma ora è sulla riforma del sistema contrattuale, sui cui il governo si è impegnato ad aprire un confronto e sul quale insiste anche la Confindustria, che rischia di infrangersi la già fragile unità d´azione. Il leader della Cisl ricorre a parole forti: «Il sindacato deve avere il coraggio di cambiare. E deve smetterla di mettersi sempre al carro degli altri, del governo o della Confindustria; di non avere proposte e poi lacerarsi al suo interno. Questo è un atteggiamento miope. Non ci si può chiamare riformisti e poi scappare ogni volta che c´è un problema».

        Pezzotta, ma è vero che lei ha definito Epifani un "bolscevico"?

          «Non uso il termine bolscevico, non appartiene alle mie categorie. Tra l´altro i bolscevichi l´ho sempre combattuti e non ho mai cercato un accordo con loro. Ad Epifani ho detto, invece, che il suo non era un comportamento democratico».

          È comunque un´accusa grave. Perché? Cosa è successo venerdì notte a Palazzo Chigi?

          «È successo che abbiamo fatto un accordo importante, che abbiamo portato a casa una vittoria per il sindacato…».

          Sì, intendevo chiederle, però, cosa è accaduto con il segretario della Cgil.

            «Il governo ha presentato una lettera in cui affermava che avrebbe aperto un confronto con le parti per la riforma degli assetti contrattuali. Un punto sui cui la Cisl era ed è d´accordo. Ma la Cgil ha chiesto di togliere quel passaggio dall´accordo. E ha fatto di più: ha impedito alla Cisl di poter aderire con una propria dichiarazione a verbale all´iniziativa del governo. Infatti Epifani ha detto che con una dichiarazione di quel tipo la Cgil non avrebbe firmato il rinnovo contrattuale. Un atteggiamento ricattatorio».

            In ogni caso, cosa c´entra il rinnovo del biennio economico degli statali con la riforma del modello contrattuale?

              «A noi quel passaggio interessava. Ma ci è stato impedito di dirlo perché altrimenti saltava l´accordo, con il solo danno per i lavoratori».
              Non ha pensato che potesse essere un tentativo del governo di dividere il sindacato, data la nota contrarietà della Cgil su quell´argomento?
              «Può darsi. Ma non si può rimanere immobili perché gli altri hanno dei problemi. E poi ci si deve fidare: io non ho mai imbrogliato nessuno».

              Però senza l´accordo della Cgil non è ipotizzabile alcuna riforma della contrattazione.

                «Intanto uno valuta le possibilità di un confronto. Di certo questo sistema contrattuale, che da quando è saltata la concertazione ci obbliga alla moderazione salariale, fa acqua da tutte le parti: non si rinnovano gli accordi per diciassette mesi, si fanno ore e ore di sciopero. Al contrario, dobbiamo fare più contratti e meno scioperi. Ed è noto che la Cisl chiede di scommettere sulla contrattazione aziendale lasciando al contratto nazionale una funzione di garanzia generale».

                Non sarà che la Cisl ha voluto imitare la Margherita, alla quale aderisce la maggior parte del suo gruppo dirigente, e "strappare" con il suo alleato?

                  «È un ragionamento che non ha alcun senso. Lo scontro dentro il centrosinistra ha una dinamica propriamente politica. Ma non è di questo che voglio parlare».

                  Non negherà che lei intende accentuare la competizione con la Cgil e a rafforzare l´identità della Cisl?

                    «Ripeto: chi guarda alla vicende sindacali con gli occhi della politica è meglio che vada dall´oculista a farsi curare lo strabismo. Non si può continuare a fare dietrologie e avanzare insinuazioni. Detto ciò, è evidente che il mio obiettivo è quello di rafforzare l´identità della Cisl. Anch´io, non solo Epifani, ho un mandato congressuale da rispettare».

                    Insieme a Epifani ha partecipato a Roma alla marcia per l´Africa. È vero che non vi siete nemmeno salutati?

                    «Non c´è stata occasione. Ho salutato migliaia di persone, non mi pare un problema. Comunque non nascondo di essere indignato perché la Cisl non ha potuto esprimere la sua opinione. Non era mai accaduta una cosa del genere».