“Intervista” Pezzotta: «Dove sono i ministri dialoganti?»

13/11/2003



  Intervista a: Savino Pezzotta

13.11.2003
«Dove sono i ministri dialoganti?»
Pezzotta: difenderemo le pensioni e le famiglie, la nostra risposta sarà fermissima

Intervista
a cura di

Felicia Masocco

ROMA Savino Pezzotta, leader della Cisl. Il governo pone la fiducia sul “decretone” e Tremonti afferma che verrà posta anche sulle pensioni. Come risponde la Cisl?
«Nel giorno in cui la chiederanno noi risponderemo con una mobilitazione “secca”, non abbiamo alternative. Per cui riflettano, la risposta del sindacato sarà chiara e determinata».
Suona come una beffa considerato che da mesi chiedete un confronto e che vi è stato sempre negato…
«Abbiamo sempre dichiarato la nostra disponibilità al confronto se il governo mostrava una disponibilità a mutare le delega. Continuo ad insistere sulla necessità che il sindacato presenti una sua proposta complessiva che non si limiti alla partita delle pensioni ma affronti alcuni importanti temi che riguardano al Welfare: una politica per la famiglia che non può essere quella che abbiamo rintracciato nella Finanziaria e interventi per le persone anziane e in modo particolare
i non autosufficienti. Poi gli ammortizzatori sociali: noi sulla legge 30 abbiamo espresso un giudizio un po’ più articolato rispetto ad altre organizzazioni, ma se non si fanno gli ammortizzatori sociali – che il governo aveva concordato ma dei 700 milioni stanziati si sono perse
le tracce – se non si aumenta l’indennità di disoccupazione e non si mettono in campo percorsi di accompagnamento da lavoro a lavoro, è chiaro che la flessibilità può rovesciarsi nel suo contrario che è la
precarietà. Sulla previdenza, proponiamo l’armonizzazione dei contributi; sul Tfr siamo contrari al suo trasferimento obbligatorio nei fondi pensione; sui fondi abbiamo detto che privilegiamo i fondi
contrattuali ai fondi aperti. Quindi la partita della delega si poteva chiudere; poi si poteva separare la parte previdenziale da quella più propriamente assistenziale. Infine nella verifica del 2005 ragionare
sulla pura previdenza. Come è noto non abbiamo ricevuto risposte».
Eppure ci sono ministri che insistono con il dialogo. Sono posizioni strumentali?
«Se chiedono la fiducia voglio vedere come si comportano i cosiddetti “dialoganti”. Mi sembra che la sfida non sia solo ai sindacati ma che attraversi la maggioranza. Vedano loro».
Nell’attesa di verificare, sabato sarete a Reggio Calabria a manifestare per il Sud. Che significato ha questo appuntamento?
«Ha un grande significato perché il sindacato è l’unica forza sociale che solleva una questione cruciale per il paese. Noi abbiamo firmato con Confindustria il patto per la competitività, tra i fattori di sviluppo avevamo messo il Mezzogiorno. Ora la Finanziaria per il Sud stanzia
800 milioni di euro in più che forse saranno disponibili per il 2005 quando invece noi abbiamo urgenza di avere oggi degli investimenti per afferrare la crescita se ci sarà. Per le infrastrutture, i patti territoriali, la delocalizzazione delle imprese servono risorse che in Finanziaria non ci sono. E anche sulla scuola abbiamo sollevato una serie di criticità rispetto alla riforma che ci hanno portato ad una giornata di mobilitazione il 29 novembre. E poi faremo questa grande manifestazione il 6 dicembre sull’insieme delle nostre richieste. Ma se il governo dovesse accelerare i tempi attraverso il voto di fiducia le
risposte saranno ulteriori e determinate. Questo è chiaro».
Se ne discuterà all’assemblea organizzativa della Cisl che si apre la prossima settimana? Quali sono i temi sul tappeto?
«Gli anni che abbiamo trascorso dal congresso ad oggi sono stati due anni pieni, che hanno visto processi nuovi. La globalizzazione ad esempio deve diventare l’ambiente in cui il sindacato colloca la
sua prospettiva. Parleremo di questo, ma il tema di fondo è quello della sindacalizzazione, intesa come processo. In una società che tende ad individualizzare noi diciamo che c’è bisogno di forme collettive, di unità dei soggetti sociali. Proponiamo il tema di una nuova confederalità che salvaguardando la dimensione di una confederazione di sindacati quale è la Cisl sperimenti sinergie tra la dimensione categoriale e quella orizzontale dei territori. Discuteremo dei problemi che il federalismo pone alle politiche sindacali, di attenzione a nuovi soggetti come gli immigrati, e della valorizzazione della presenza femminile nel sindacato, nei suoi gruppi dirigenti».
E per quanto riguarda le questioni più strettamente legate alla politica economica?
«Affronteremo certo la questione del modello contrattuale e considerato che dopo dieci anni viene a mancare la concertazione occorre attrezzarci perché non abbia effetti negativi sulla nostra rappresentanza. La prima battaglia è per ripristinarla; la seconda è per una politica dei redditi efficiente. Quello che il governo sta facendo su questo terreno è di una pericolosità grandissima, un danno per tutto il paese. È un grosso errore: il sindacato italiano è una grande realtà, non è che scompariremo. Le tensione, la negatività rischiano di crescere».
La dialettica interna alla Cisl: l’assemblea sarà l’occasione per un confronto?
«Non so se c’è una dialettica nella Cisl visto che tutti i documenti ufficiali dell’organizzazione sono stati assunti all’unanimità. Dal Patto per l’Italia al giudizio sulla legge 30. Comunque l’assemblea è un luogo aperto di dibattito, spero che lo sia, ma sulle tracce che indicavo prima».
A che punto è il rapporto con le altre confederazioni? Ora siete uniti…
«Io credo che ci sia un problema sindacale nel nostro paese, sono le divisioni prodotte e non superate perché oggi abbiamo delle convergenze che io definisco “tattiche”. Il problema vero è se il sindacalismo italiano sia in grado di recuperare un dibattito chiaro, non dico l’unità che mi sembra molto spostata in avanti. Le esperienze di unità fatte negli anni scorsi sono state positive ma sono finite e non più riproducibili. Ora a mio avviso per riprendere un percorso unitario sono essenziali due condizioni: la prima che il
pluralismo sindacale non può più essere pensato come un limite ma come risorsa. La seconda, per me dirimente è l’autonomia, che non è neutralità ma parte dalla mia soggettività che è quella di rappresentare lavoratori».