“Intervista” Pezzotta: «Dopo lo sciopero generale il conflitto sociale rischia di ampliarsi»

10/04/2002






IL LEADER CISL

Pezzotta: «Dopo lo sciopero generale
il conflitto sociale rischia di ampliarsi»


«Guidare un Paese non è come gestire una società, dove chi ha la maggioranza decide per tutti»

      ROMA – «Dopo lo sciopero generale avanzeremo una nuova proposta per il negoziato sul lavoro. Ci saranno ammortizzatori sociali, mercato del lavoro, modello contrattuale, partecipazione». Savino Pezzotta anticipa così la prossima mossa della Cisl. Ma al tempo stesso avverte: «Il governo non si illuda. Lo sciopero generale del 16 aprile non passerà come l’acqua fresca».
      L’esecutivo dice che non farà marcia indietro.
      «Milioni di lavoratori si fermeranno, pagando di tasca loro, non per cambiare il governo, ma per dire no alle modifiche dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, no alla decontribuzione previdenziale e per chiedere un tavolo sul fisco. La costituzione garantisce il diritto allo sciopero…»

      Credo che questo non sia in discussione.
      «Nemmeno noi mettiamo in discussione che chi vince le elezioni debba governare. Ma questo senza dimenticare che esistono anche altre rappresentanze sociali. E chi fa politica ha il dovere di cogliere ciò che queste esprimono. Non si può pensare che governare un Paese sia come gestire un consiglio di amministrazione, dove chi ha il pacchetto di maggioranza decide per tutti. Governare significa attenuare i conflitti, non accentuarli».
      Il leader di An Gianfranco Fini vuole rilanciare il dialogo sociale. Che ne pensa?

      «Che in questi mesi ne abbiamo sentite fin troppe di dichiarazioni di esponenti della maggioranza. Il problema è la proposta collegiale del governo. Ma il punto è che non c’è chiarezza su che tipo di rapporto il governo vuole avere con il sindacato. Si dice che la concertazione è morta, ma con che cosa la si sostituisce?».

      Roberto Maroni dice con il dialogo sociale.

      «Già, ma il dialogo sociale cos’è stato? Certo non un negoziato. Piuttosto, porre problemi in modo unilaterale com’è avvenuto per l’articolo 18. Se questo è il rapporto, credo che il peso del conflitto sociale sia destinato ad aumentare».

      Grazie anche allo sciopero generale.

      «È il governo che si è assunto la responsabilità di una reazione anche da parte di chi, come noi, voleva discutere. Ripeto, il vero problema è che il governo non ha chiarito a se stesso quale rapporto vuole avere con il sindacato. Parla tanto del modello spagnolo, ma Josè Maria Aznar non ha mai detto alle parti sociali "se non siete d’accordo, decido comunque io". Noi crediamo che in Italia un modello negoziale di concertazione continui a essere essenziale. Non possiamo pensare che tutto ciò che in questi anni ha garantito la coesione sociale possa essere di colpo cancellato. A meno che il governo non sia disposto a fare i conti con le conseguenze che ciò avrà sul piano sociale ed economico. Pensi soltanto che cosa potrebbe accadere se saltasse la politica dei redditi».

      Vuol dire che lo sciopero è soltanto un assaggio?

      «Lo sciopero serve anche per riaprire il dialogo con il governo su tutta una serie di temi. E siccome sarà una cosa di un certo peso credo che il governo non potrà non tenerne conto».

      Fini vuole una cabina di regia a palazzo Chigi.

      «Non so che cosa intenda. Ma che vi sia la necessità di avere modalità di interlocuzione più forte, con un grosso peso politico, è oggettivo. D’altra parte, siccome i temi sul tappeto riguardano più ministeri, è necessario un punto di raccordo, senza sminuire il ruolo dei singoli ministri».
Sergio Rizzo


Economia