“Intervista” Pezzotta: «Da Ciampi per evitare lo scontro sociale»

07/01/2002

«Da Ciampi per evitare lo scontro sociale»

Pezzotta: moderazione salariale in pericolo se il governo rompe i patti. Il nodo dei contratti pubblici
Marro Enrico

ROMA – Cgil, Cisl e Uil vogliono incontrare il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, perché «c’ è il rischio concreto che si vada verso una fase di forte conflittualità», dice il segretario della Cisl, Savino Pezzotta. Se non si ripristi nano le regole del gioco, aggiunge, se ai tre milioni di dipendenti pubblici che devono rinnovare i contratti non viene riconosciuto il recupero della differenza tra inflazione reale e programmata, allora «significa che il governo, di fatto, sta disd icendo l’ accordo del luglio ‘ 93», quello firmato proprio da Ciampi, allora presidente del Consiglio. E allora addio alla politica di moderazione salariale seguita negli ultimi dieci anni. «Io spero non si arrivi a questa conclusione», dice Pezzotta . Ma avverte: «Se salta la politica dei redditi, salta per i contratti pubblici e per i contratti privati e si apre un problema per il governo e per la Confindustria».

Nel senso che il sindacato potrebbe chiedere aumenti di retribuzione più alti di q uelli calcolati sull’ inflazione programmata come dice l’ accordo del ‘ 93?

«Non vorrei che ci portassero a una conclusione del genere. La Cisl, che più di altri si è battuta per quell’ intesa, vuole continuare a rispettarla e lo farà fino alla fine. Ma se il governo, come sta facendo sul pubblico impiego, non dovesse più ritenersi legato alle regole sui contratti, il sindacato sarebbe costretto a prenderne atto».

Il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, dice che andate da Ciampi solo per avere u n po’ di visibilità. E che non è vero che il governo non dialoga con voi perché le riforme delle pensioni e del mercato del lavoro sono state presentate dopo tre mesi di trattativa col sindacato.

«Non abbiamo bisogno di visibilità. Maroni ci dovrebbe invece spiegare perché delle modifiche all’ articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (licenziamenti, ndr.) sono state introdotte all’ ultimo momento mentre non se ne era mai parlato prima nei numerosi incontri tra governo e sindacati e perché la ste ssa cosa è avvenuta sul taglio dei contributi sui neoassunti».

Ma il governo vi aveva preannunciato che non avrebbe più seguito i vecchi riti della concertazione.

«Questo metodo non solo non è quello della concertazione, ma neppure quello che Maroni chiama del dialogo sociale. Semplicemente, si assiste al fatto che il governo decide e, guarda caso, sempre dando ragione a una parte sola, alla Confindustria. Tra l’ altro non c’ è mai stato un incontro triangolare tra governo, sindacati e imprese. Bisogna passare dalla consultazione alla mediazione».

Il metodo non va. E i contenuti?

«Pure. Sulla previdenza non accettiamo lo spostamento, che lo stesso Maroni in più di una dichiarazione ha ammesso, dal pubblico al privato. Che, oltretutto, avver rebbe col rischio di aprire un buco nei conti, come ha detto anche il Ragioniere generale dello Stato, Andrea Monorchio. Quanto all’ articolo 18 dello Statuto, crediamo che sia un atto di civiltà mantenerlo e respingiamo il tentativo del governo di a prire nuove fratture nel mondo del lavoro. E sui contratti pubblici chiediamo il rispetto dei patti».

Ma se la situazione è così grave perché non fate lo sciopero generale? Non è che le state provando tutte, compreso l’ appello a Ciampi, pur di evita re una prova di forza che non sareste in grado di vincere?

«Ma no. Noi faremo tutte le azioni che saranno necessarie. Non siamo mica all’ ultima spiaggia. Abbiamo ancora tante e tante risorse da spendere. L’ evolversi della situazione dipende dal gov erno e dalle sue scelte: vuole privilegiare la coesione sociale o il conflitto? Finora il sindacato non è stato fermo e abbiamo numerose altre iniziative in programma. Io, poi, non credo al mito dello sciopero risolutivo».

Nel pubblico impiego avete già fatto due scioperi e un altro è in programma per il 15 febbraio con tanto di manifestazione a Roma. Ma non avete ottenuto dal governo neppure un euro. Gli scioperi sono inefficaci con un esecutivo a maggioranza forte?

«Noi non ci fermeremo. Certo , nel sindacato stiamo facendo una riflessione sulle migliori strategie di lotta contro un governo forte. Tanto è vero che le iniziative in campo si muovono su più fronti, non solo su quello tradizionale del conflitto».

Quali sarebbero queste iniziat ive?

«Puntiamo molto sul coinvolgimento dei lavoratori. Stiamo facendo tantissime assemblee e presto partirà una campagna d’ informazione per spiegare a tutti le ragioni del sindacato sulle pensioni e sul mercato del lavoro. Sappiamo che questa maggi oranza è forte, ma la Cisl non si pone il problema di una sfida politica a questo governo. Noi facciamo sindacato, cioè difendiamo gli interessi dei lavoratori e interveniamo su problemi che l’ esecutivo non può pensare di evitare. I dipendenti pubbl ici sono i suoi dipendenti. Può forse andare avanti ignorandoli e tenendoli in una condizione di perenne malcontento? I contratti si devono rinnovare, c’ è poco da fare».

Dica la verità, nella sua lunga carriera di sindacalista, si è mai trovato dava nti un avversario così tosto? Voi scioperate e loro non si spostano di un millimetro. Pezzotta si lascia andare a una lunga risata.

«Vedremo, vedremo come va a finire…».

Enrico Marro