“Intervista” Pezzotta: Cofferati ha rotto l’unità sindacale»

13/06/2002





«Cofferati ha rotto l’unità sindacale»
ROMA – Il negoziato tra Governo e parti sociali scivola verso un accordo, la Cgil con tutta probabilità resterà fuori. Un cambiamento epocale, la rottura di un asse storico. Ma Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl, non accetta responsabilità. Vuole gli accordi separati chi non si siede ai tavoli di trattativa, dice rovesciando la responsabilità sulla Cgil. E incolpa Cofferati per non aver avuto il coraggio, a metà degli anni ’90, di accettare la proposta della Cisl per un sindacato unitario. Non ci troveremmo a questo punto, afferma. Almeno, aggiunge, trattiamo un nuovo meccanismo contrattuale che ci consenta di distribuire più soldi. Altrimenti – non lo dice, ma lo fa capire – resteremo davvero fuori dalle fabbriche.
Pezzotta, andate verso l’accordo?
Parlare di accordo è prematuro, ma certo ci stiamo provando. Vogliamo modificare le posizioni iniziali del Governo, forti del risultato dello sciopero generale.
Un accordo per accrescere il livello di competitività del Paese?
Possiamo avere questo risultato al tavolo dove discutiamo di Mezzogiorno, e a quello dove si tratta del sommerso. Ma il confronto su lavoro serve a mettere a fuoco nuove tutele per chi non ne ha. A capire come sia possibile intrecciare nuovi ammortizzatori sociali con quelli di una volta, che ancora ci servono.
Tremonti ha parlato di costo zero. Voi gli avete detto che non è possibile. Ma ci sono le risorse per aumentare le tutele?
Per questo parliamo di gradualità. Vogliamo tener conto delle difficoltà delle finanze pubbliche, mettendo a punto un progetto credibile.
Arrivando a regime quando?
Entro questa legislatura, dato che questo Governo si prende l’impegno della sua realizzazione. Sarà un accordo separato?
Noi non abbiamo alcuna voglia di arrivare a un accordo separato. Ma ci sono tutte le premesse perché sia così. Del resto, se una parte non si siede al tavolo di trattativa è chiaro che poi resta fuori anche al momento dell’eventuale accordo. Se la Cgil viene a negoziare accanto a noi, ne siamo felici, ma qui mi sembra che viga sempre la stessa logica: c’è chi non vuole negoziare, si sottrae al confronto, poi accusa gli altri di aver voluto un accordo separato. Io dico che è vero il contrario.
Che non siete voi a cercare gli accordi separati?
Io credo che voglia accordi separati chi non si siede al tavolo del confronto. È successo per i metalmeccanici, per i contratti a termine, adesso succede la stessa cosa. A meno che qualcuno non abbia la presunzione di credere che senza di lui non si fa niente. Ma questo non è accettabile in una situazione di pluralismo.
Lei concorda nel giudizio che tutto il sindacato è adesso più debole?
Sì, ma credo che questa debolezza derivi dal fatto che qualcuno non voglia trattare. Un sindacato è forte se negozia. Cosa fa altrimenti, uno sciopero generale dopo l’altro? Così la sua diventa un’azione politica, ma noi vogliamo restare sindacato. Né è possibile trattare solo con alcuni Governi. Non siamo una loggia massonica che con certi Governi si mette in sonno. Cofferati non ha fatto accordi nemmeno con i Governi di Centro-sinistra. O non determinanti.
Vuol dire che ha la sindrome del non accordo, ma è un problema suo.
La Cisl sentirà la mancanza della Cgil al suo fianco?
Certamente, ma non siamo stati noi a fare questa scelta. L’unità sindacale è un affare della prossima generazione? Noi a metà degli anni 90 lanciammo una proposta unitaria, Cofferati ci disse di no. Porta la responsabilità di non aver voluto rischiare. Fossimo andati avanti adesso non ci troveremmo in questa situazione.
Pezzotta, con la bilateralità il sindacato cambia pelle?
Non capisco perché la dovrebbe cambiare, perché dovrebbe essere meno contrattualista. Gli enti bilaterali nascono da un fatto contrattuale. E poi sono costituiti, lo dice lo stesso nome, da due parti, che contrattano continuamente la gestione degli enti. Altro che sindacati parastatali.
Se non si arriva all’accordo tornerete a scioperare accanto alla Cgil?
Non lo so, visto che la Cgil ha già proclamato uno sciopero. Se romperemo decideremo noi quali lotte fare. La Cisl non ha rinunciato alla mobilitazione, non ha cancellato la parola sciopero dal suo lessico. Ma a quel momento i nostri obiettivi sarebbero diversi da quelli di chi ha già deciso adesso un nuovo sciopero generale in autunno. E qui noto l’innovazione di proclamare uno sciopero per un tempo così lontano.
Si sta spostando l’asse della pressione verso i prossimi contratti? Ed è possibile che ci siano richieste salariali che non tengano conto dei tassi di inflazione programmata? Noi abbiamo tutto l’interesse a mantenere ferma la politica dei redditi. E che il Dpef indichi tassi realistici. Ma il problema vero è l’attuale modello contrattuale, a nostro avviso da tempo non più valido. Dobbiamo incidere di più sulle aziende che hanno redditività, così possiamo dare più soldi alla gente.
È possibile innovare i modelli contrattuali senza la Cgil?
Credo sia difficile. Ma anche la Cgil deve rendersi conto che questo modello in azienda dà più ai profitti di quanto non dia ai salari. Ci serve un modello più efficace, più efficiente, che riesca davvero a remunerare le nuove professionalità. La Cgil deve avere il coraggio di affrontare questo tema.

Massimo Mascini

Giovedí 13 Giugno 2002