“Intervista” Pezzotta: «Chiarezza sui conti prima delle sanatorie»

16/12/2002




16 dicembre 2002

«Chiarezza sui conti prima delle sanatorie»

Pezzotta: «Una spia del peggioramento delle finanze pubbliche. Temo una manovra a primavera»

      ROMA – «Pure il condono edilizio? Il punto non è una sanatoria in più o in meno. Il punto è che questo maxicondono non va bene. Le leggi vanno fatte rispettare e chi sbaglia deve pagare. Questo vale sia per il fisco sia per gli abusi edilizi». Il leader della Cisl, Savino Pezzotta, risponde al telefono dalla sua Bergamo e si prepara a tornare a Roma pronto a dar battaglia su più fronti: i condoni, la Finanziaria, la Fiat, i contratti pubblici. Le sanatorie proposte dalla maggioranza in accordo col governo non gli piacciono «sotto il profilo etico» e lo preoccupano molto «sotto il profilo politico» perché «sono la spia che la situazione della finanza pubblica sta peggiorando». Il governo «raschia il fondo del barile», ma basterà? Per questo la cosa più urgente, secondo Pezzotta, è «un’operazione trasparenza sui conti». Perché il segretario della Cisl non lo vuol dire, ma teme che a marzo, se continua così, l’esecutivo sarà costretto a varare una manovra bis con sacrifici per lavoratori e pensionati.
      Il governo dice che il maxicondono è necessario per chiudere col passato prima della riforma fiscale.
      «Il governo può anche trovare qualche giustificazione come questa, ma al comune cittadino o a chi come me rappresenta fasce di popolazione che le tasse le pagano alla fonte è difficile non dare un giudizio negativo. Sono provvedimenti che minano lo spirito civico perché premiano i furbi e penalizzano i cittadini che hanno fatto il loro dovere».

      Perché si è arrivati a questa raffica di condoni?

      «Perché i conti stanno soffrendo più di quanto non si voglia far apparire. Gli obiettivi del governo sulla crescita economica e sul contenimento dell’inflazione appaiono lontani dall’essere centrati. E questo richiede un urgente bisogno di risorse. Ma prima di raschiare il fondo del barile il governo dovrebbe avere il coraggio di dire tutta la verità sui conti e sulla reale situazione economica del Paese, abbandonando questa logica del dire e non dire. Faccia chiarezza anche su queste voci di manovra correttiva in primavera».

      Lei si aspetta la manovra bis?

      «Io non mi aspetto niente. Il governo la smentisce, ma non serve. Se non vedo ora una politica di sviluppo, ma solo misure tampone per far cassa, i miei dubbi e le mie preoccupazioni aumentano. Perché il governo, invece di ricorrere ai condoni, non ha messo in campo prima un’azione decisa contro l’evasione fiscale? Sono costernato quando leggo che il 93% dei contribuenti dichiara meno di 60 milioni delle vecchie lire e solo l’1% redditi superiori a 135 milioni di lire».

      Visto che la maxisanatoria è probabile, lei ha qualcosa da farsi condonare: un canone Rai, un piccolo abuso…

      «Oggettivamente non lo so, ma non credo proprio perché il mio reddito viene tutto tassato alla fonte e perché mi muovo nella logica che quando c’è una tassa da pagare la pago».

      La Cisl si è battuta per avere, attraverso il Patto per l’Italia, meno tasse per i più deboli. Ma ora ecco i condoni che certo non premiano chi vive di sola busta paga o pensione.

      «Lo vedo che c’è una contraddizione, ma è causata dal governo. Per quanto ci riguarda, meno male che abbiamo raggiunto il Patto, altrimenti avremmo avuto i condoni senza neppure l’abbattimento delle tasse sui redditi più bassi».

      La richiesta di «un’operazione trasparenza» sui conti pubblici equivale a una richiesta di incontro con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti?

      «Vedremo che cosa ne pensano le altre organizzazioni sindacali, ma penso che sia arrivato il momento di ragionare sul peggioramento della situazione. Anche il governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, parla di declino».

      A proposito di operazione trasparenza. Pare che circa 300 milioni di euro dei 700 stanziati dalla Finanziaria per l’aumento dell’indennità di disoccupazione finiranno invece ai lavoratori socialmente utili (Lsu).

      «Se il governo distoglie queste risorse crea un vulnus rispetto al Patto per l’Italia. L’aumento dell’indennità di disoccupazione è urgente. Basta pensare ai lavoratori dell’indotto Fiat. Anche i soldi per gli Lsu sono necessari, ma li prendano da un’altra parte. Non si può fare la guerra tra poveri».

      Visto il peggioramento dei conti pubblici, una nuova riforma delle pensioni appare inevitabile.

      «Non c’è spazio per riforme strutturali. Le riforme le abbiamo già fatte e hanno prodotto importanti risultati».

      Ma se la spesa sociale non si può toccare e le tasse devono scendere, dove si prendono i soldi per aggiustare i conti?

      «Si prendono con politiche di sviluppo e di tipo keynesiano, a partire dalla realizzazione delle grandi opere infrastrutturali di cui abbiamo tanto bisogno».

      Un altro fronte aperto col governo è quello dei contratti pubblici. Si va verso nuovi scioperi?

      «Se il governo non rispetta l’accordo dello scorso febbraio, è inevitabile. Non si tratta di scioperi politici, qui è in ballo il rinnovo del contratto di lavoro scaduto da un anno».

      La Cgil, a partire dalla crisi Fiat, propone uno sciopero generale dell’industria?

      «Un momento. Non credo che noi possiamo risolvere tutto con gli scioperi. Sulla Fiat abbiamo bisogno di riaprire subito il tavolo di trattativa con l’azienda e il governo. Noi continuiamo a chiedere di cambiare il piano industriale per avere la certezza che i lavoratori tornino in fabbrica».
Enrico Marro