“Intervista” Pezzotta: «Basta rinvii, l’Esecutivo apra il tavolo»

06/05/2002





Pressing di Pezzotta: «Se continuano a perdere tempo, valuteremo nuove iniziative di protesta»«Basta rinvii, l’Esecutivo apra il tavolo»
ROMA – Savino Pezzotta è stanco. Il segretario generale della Cisl continua a chiedere al Governo l’avvio di un dialogo vero sui temi del lavoro, ma la convocazione per questo dialogo non arriva. Adesso è alle porte un altro viaggio americano del ministro del Lavoro e i tempi rischiano di allungarsi al di là del lecito, almeno nell’ottica del sindacato. «Prima o poi – dice – la pazienza scappa». Che cosa significa? C’è un limite temporale oltre al quale si perde la speranza di dialogare con questo Governo? Ogni giorno che passa è un giorno perso. Ma sia chiaro, se i tempi si allungano il sindacato dovrà riflettere su quali iniziative mettere in campo per convincere il Governo ad aprire finalmente questo benedetto tavolo. Tavolo che in realtà era stato aperto. Sì, ma poi, dopo che al congresso della Cgil erano state dette certe cose, quello stesso tavolo fu chiuso. Io mi ero detto disponibile a percorrere la strada del confronto. Evidentemente ero il solo a volerlo davvero. Il presidente della Repubblica continua a parlare dell’importanza del dialogo. Ciampi dice cose che pensano in milioni. Il conflitto non aiuta nessuno. Ma insomma, che cosa deve fare il Governo? Deve tener conto che c’è stato uno sciopero generale, che ha avuto un grande successo, che ha catalizzato il malessere che percorre il Paese. Deve tener conto che c’è stato un primo maggio con manifestazioni piene, come non se ne vedevano da anni. Anche questo è un segnale chiaro delle attese che si sono appuntate sul sindacato. In pratica, il Governo deve decidere che tipo di rapporto vuole con il sindacato. Roberto Maroni è stato esplicito quando si è augurato che il Parlamento approvi in fretta la legge delega sul mercato del lavoro. In quella delega c’è tutto. Sì, è un altro segnale di non voler dialogare. Io però continuo a credere che per il bene del Paese il Governo dovrebbe fare proprio il contrario, dovrebbe cercare il dialogo con le parti sociali. Oggi non c’è necessità di mostrare i muscoli, ma al contrario di sfoggiare ragionevolezza e capacità di analisi politica. Il sindacato non può fare altro? Noi abbiamo il vincolo del mandato che i lavoratori ci hanno dato con lo sciopero generale. Dobbiamo capitalizzare quella prova di forza aprendo il dibattito su tanti temi. A partire dagli ammortizzatori sociali. Se ne sta parlando molto. Sì, ma si parla sempre di soldi, delle risorse da impiegare, mai dei criteri sui quali muoversi, delle esigenze che devono essere soddisfatte. Perché è sulla base di questi criteri e di queste esigenze che si può poi stabilire quante risorse servono. Lei parla del mandato che ha il sindacato. Ma anche il Governo parla del mandato che ha ricevuto dagli elettori. Non è che così si arriva al muro contro muro? Ma questo non serve a nessuno. Per questo dico che occorre tener conto di quanto hanno chiesto milioni di lavoratori in sciopero. I cattolici della maggioranza chiedono come voi il dialogo. Può servire? Nella maggioranza emerge una serie di proposte, differenziate tra loro. È il segnale che c’è chi comincia a pensare che il conflitto con le forze sociali non paga. È un risultato dello sciopero. Ma il Governo ha le risorse necessarie per aprire un dialogo? Se non si hanno soldi, è inutile pensare alle riforme. Si può fare altro, si possono tagliare diritti, ma le riforme costano, non sono mai a costo zero. E poi il Governo sta per varare cose importanti, come la delega per il fisco, per cui non ha mai sentito il sindacato. Questo non è accettabile, un fisco diverso può colpire i redditi dei nostri rappresentati. È la base della politica dei redditi, non può venire meno. Non sarebbe il caso che riprendesse anche un confronto bilaterale, senza il Governo? È tempo di recuperare questo rapporto. Ci sono tanti temi da affrontare a due. Gli stessi ammortizzatori sociali, non per quanto si riferisce alle risorse da impiegare, ma ai criteri da usare per riformarli. E, ancora, la contrattazione e i nuovi diritti di chi non ne ha. Avete segnali da Confindustria? No. C’è rischio che il conflitto sociale si estenda in fabbrica? Se non si dialoga, se non si ragiona, il rischio che la conflittualità si sposti è reale. Per questo dico che si stanno commettendo tanti errori. Non si vuole capire che nella società esiste un malessere di fondo che il sindacato riesce a catalizzare, a rappresentare. Dovere di un Governo dovrebbe essere quello di dialogare con chi parla a nome di questo malessere o con chi sa come tamponarlo, combatterlo. E invece si lascia cadere il dialogo come se fosse una cosa negativa. Ma è un errore.

Massimo Mascini
Sabato 04 Maggio 2002