“Intervista” Pezzotta: «Avanti così e il conflitto sarà permanente»

13/03/2002
La Stampa web





intervista
Roberto Giovannini
(Del 13/3/2002 Sezione: Economia Pag. 7)
IL SEGRETARIO GENERALE DELLA CISL MOLTO CRITICO NEI CONFRONTI DEL GOVERNO
«Avanti così e il conflitto sarà permanente»
Pezzotta: vogliono colpirci? Benissimo, il sindacato è pronto a difendersi

SAVINO Pezzotta ha il tono di chi si sente la coscienza a posto. «Ho fatto tutto quello che ho potuto», spiega, per cercare un dialogo col governo e la maggioranza. Ma ha anche il tono – tranquillo, ma freddamente furioso – del sindacalista che ormai è più che pronto a indossare l´elmetto. Per combattere quella che giudica «una guerra di lungo periodo». «Non daremo tregua – scandisce il leader della Cisl – se la sfida è questa, nascerà un problema su tutto, e l´avranno voluta loro. Nulla potrà tornare come prima, né per il governo né per le imprese». Dunque, se il governo insiste nel voler modificare l´articolo 18 sarà sciopero generale. Ma la Cisl mette nel conto la sconfitta contro un governo apparentemente fortissimo? Non teme Pezzotta una disfatta storica per il sindacato italiano? «Voglio che sia chiara una cosa – risponde durissimo – l´Italia non è la Gran Bretagna. Il sindacato italiano non è le Trade Unions inglesi. Siamo un´altra cosa. Il nostro radicamento è ampio, molto ampio, non "finto". Non si illudano. Non pensino di metterci in ginocchio con un colpo».

Il governo ha deciso di andare avanti sull´articolo 18.

«Se il governo sceglie lo scontro sociale, liberissimo di farlo. Noi risponderemo. Questo non è un bene né per il paese, e nemmeno per le imprese. Qualcuno dice che Pezzotta ha subìto il pressing di Cofferati: io dico che il governo subisce il pressing di Confindustria. Se viene confermato quanto abbiamo letto sui giornali, io credo che il governo stia facendo un grandissimo errore. E noi risponderemo con la mobilitazione. E dopo nulla sarà come prima, chiaro? Nei rapporti col governo e in quelli con le imprese. Se ci costringeranno alla mobilitazione, il governo sappia che non ci potrà accusare di intenti politici. È chiaro a tutti, a questo punto, che la questione è puramente sindacale. È evidente che c´è qualcuno che vuole segnare un punto contro il sindacato: benissimo, il sindacato si difende».

Voi vi siete spesi a lungo per tentare soluzioni negoziate. Non vi sentite sconfitti?

«Noi abbiamo la coscienza tranquilla di aver fatto il nostro mestiere: cercare fino alla fine di trovare una possibilità di accordo. Certo, avevamo detto fin dall´inizio che sull´articolo 18 non eravamo disponibili. Si poteva avviare un processo di modernizzazione del mercato del lavoro, degli ammortizzatori sociali, del collocamento, e si è voluto invece fare una battaglia di bandiera. Vorrà dire che anch´io apro il mio armadio, e tiro fuori le mie, di bandiere».

In casa Cgil dicono che le intenzioni del governo erano chiare sin dall´inizio, che tanto valeva muoversi prima.

«Non so se erano tanto chiare, o se magari l´azione della Cgil non abbia piuttosto incitato il governo a chiudere. Ora questa è diventata una battaglia su chi deve vincere e su chi si deve arrendere, ma è una logica che noi non abbiamo mai seguito: secondo noi deve vincere il paese, gli interessi dei lavoratori, delle lavoratrici e dei pensionati. Se si va avanti così, avremo un periodo di conflittualità permanente. È chiaro: il giorno dopo lo sciopero generale, nulla sarà più come prima. Anche per le imprese. Utilizzeremo ogni possibilità, ogni spazio per affermare il nostro ruolo. Punto».

E il negoziato sulla delega?

«Non è mai cominciato. Tanto per essere chiari, non l´abbiamo interrotto noi. Noi abbiamo sempre detto che ci saremmo seduti al tavolo comunque. E in quella sede avremmo detto la nostra contrarietà alla modifica dell´articolo 18. Chi ha tolto dal tavolo l´articolo 18 e ha interrotto la trattativa è stato il governo, non la Cisl».

Il governo sembra intenzionato a consentire i licenziamenti senza reintegro per le imprese con meno di 19 dipendenti, ma anche per quelle che emergono dal "nero".

«Sulla soglia dei dipendenti, siamo sempre stati contrari. Per il sommerso, è una misura che non serve a niente. Le imprese sommerse non emergeranno di certo perché possono licenziare. Non vogliono pagare: né le tasse, né i contributi, ne i giusti stipendi, né il reintegro, né niente. Se lo mettano in testa: per sconfiggere il "nero" occorre che le imprese regolari non utilizzino più le imprese in nero. E servirebbe che lo Stato mandasse la Guardia di Finanza e i Carabinieri. Finora, non è mai successo. La strada per fare le riforme era quella che aveva suggerito la Cisl: discutere dello Statuto dei Lavori, vedere come modulare le tutele per chi non ne ha. Si sceglie invece di togliere le tutele a chi le ha. Non è una gran riforma».

Lei nei giorni scorsi era molto, molto arrabbiato con Sergio Cofferati.

Io confermo tutte le mie critiche nei confronti della Cgil. Vorrei sapere come sarebbe andata a finire se avessimo agito tutti insieme. Tra noi e la Cgil ci sono differenze strategiche. Abbiamo idee diverse sulla concertazione, sulla contrattazione, sullo Statuto dei Lavori. Dopo di che, si possono determinare delle convergenze, e del resto le nostre categorie fanno i contratti insieme».

Se il governo va avanti, proclamerete lo sciopero generale. Sarà unitario?

«Noi non aderiamo a scioperi proclamati da altri. Detto questo, la Cisl riunirà i suoi organismi dirigenti, perché la situazione è nuova, e poi decideremo. Ragioneremo, sentirò i miei, e valuteremo. È cambiata una fase. Potrebbe anche darsi che da qui a giovedì il governo cambi idea».

Un´altra volta?

«Perché no? Non sarebbe la prima. Speriamo la cambi in meglio».

Ma sembrano decisissimi…

«Vogliono avere una conflittualità duratura, o dialogare col sindacato? Per adesso, hanno dimostrato di preferire lo scontro. Mi dispiace, ci ho provato, e adesso se ne assumano le responsabilità».


 

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